
A piedi nudi, a contatto con la nuda terra, verdi radure e dolci pendii, animavano l’orizzonte aperto davanti agli stanchi occhi dei nostri padri; avi gloriosi provenienti da un mondo lontano, fatto di cultura immensa eppure in quel momento vessato da mutamenti epocali, popoli nuovi, indo-iranici o indoeuropei, si affacciavano alla storia con veemente determinazione, un tempo nomadi allora sguainarono lame di appuntite spade e cacciarono o sottomisero i vecchi cittadini dell’ oriente arcaico. Infimo e punitivo appariva il destino, eppure la terra sembrava troppo grande per non fuggire e ricominciare ancora altrove; oltre un mare che appariva mostruoso, abitato da mostri e divinità ostili, i nostri padri videro l’occasione di dare una nuova patria ai loro imberbi giovani; allora intrapresero il viaggio verso l’ignoto , loro lavoratori, guerrieri, padri , sacerdoti o vecchi governanti.
Approdarono sulle coste del Lazio e si inoltrarono nell’entroterra, giunti su belle colline che dominavano l’area circostante , gettarono le loro membra stanche su solide rocce agglomerate, il sacerdote invocava il Dio supremo della sua vecchia terra, attendevano un segno dall’immenso cielo e quelle sue luminose stelle. Il Dio rispose …un fulmine lucente divise la massiccia roccia e grida di gioia presero il campo dei nostri padri. Nacque un nuovo centro urbano, nacque Alatri e quella roccia scelta dal Dio come suo nuovo ricovero divenne il centro e ragion d’essere, del nuovo insediamento: gli uomini con solenne cerimonia giurarono al Dio, inni in suo onore cantavano le donne e i vittimarii allestivano un altare di legno per immolare la vergine consacrata al Dio stesso.
Ora le ossa dei nostri padri, saranno nascoste in qualche area circostante della nostra cittadina, sommerse dalla terra accumulata da millenni di storia, loro che profughi avranno sicuramente combattuto fino allo stremo delle forze per contrapporsi agli autoctoni sempre avversi, in ogni dove, a stranieri venuti da lontano e per di più debilitati. Molti nostri padri avrebbero anteposto la loro vita, piuttosto che vedere i loro nemici banchettare sui loro sacelli sacri, eppure la vita , lo scambio, l’iterazione culturale con i tanto odiati autoctoni, li portarono a fondersi con essi e da questo nacque una cultura nuova, diversa, forte di elementi congiunti di culture preesistenti. Loro avevano fatto storia e da buoni padri lasciarono ai loro figli il dovere della prosperità per la loro terra , la pietà verso gli dei, e così i figli con i loro figli.
Chi erano? Erano Hittiti? Erano mesopotamici? Oppure quei Pelasgi che Omero racconta alleati dei Troiani?
La nostra terra, la nostra storia arcaica, non ci ha lasciato in eredità, un Erodoto oppure un Omero, nessuna scrittura o tavoletta arcaica ma solo monumentali mura e strutture sovraumane opera di ciclopi come recita la tradizione. Mura ancora solide di circa tre millenni o magari più antiche, oggi base di crespi cespugli, che dovrebbero invece apparire come un vero libro sacro da decriptare e analizzare per capire chi siamo e far notare al mondo un nostro vanto: ad Alatri vantiamo l’unica acropoli al mondo seconda per notorietà a quella di Atene, sebbene quella conobbe distruzioni e rimodernamenti, la nostra è rimasta così come era perché quando secoli dopo la sua fondazione si emancipò la potenza di Roma, noi le fummo sempre accanto e ne beneficiammo in mille modi. Gli studi fatti dall’esimio Don Capone sono di importanza capitale, eppure poco noti, poco pubblicizzati, poco appoggiati dalla più ampia ricerca accademica, appaiono come un sassolino nell’oceano…… ma almeno per ora meglio di niente che Dio abbia sempre in grazia Don Capone e i suoi studi. Per i nostri concittadini, la ricezione di un così importante monumento, é nulla e passiva ormai si ci è abituati a quelle mura e con scherno o malizia si indicano quei tre falli sulla porticina minore, per ridere un po’. I cittadini di Alatri, s’è detto è più volte, sono solo una massa di ignoranti e ciechi, eppure noi riteniamo che gli alatresi in tale contesto non abbiano colpa o solo quella minore (tranne i vandali), ma i nostri governanti sono i veri responsabili e incapaci di gestire un progetto atto a far crescere la nostra città e magari la consapevolezza dei concittadini. L’amministrazione comunale vigente, e del resto anche quelle precedenti, di un progetto politico e culturale vero ,che faccia del bene alla nostra comunità, ne hanno sempre fatto volentieri a meno, anzi il più delle volte hanno strumentalizzato i nostri patrimoni archeologici, per bassi fini politici e di utilità personale come quella fatidica frase che fece storia in campagna elettorale “ FAREMO DI ALATRI LA NUOVA SIENA”, pronunciata da imbelli cervelli, oppure a fronte degli atti vandalici alle mura, dimostrazioni di sdegno sui quotidiani locali e poi più nulla.
L’area più sacra, per i nostri aviti progenitori, è stata oggetto di atti vandalici da parte di imbecilli veri che di fronte alla pressione di ormoni adolescenziali e giochi di sovradosaggio di testosterone, hanno imbrattato l’ ierone ciclopico con scritte infamanti millantando i benefici dell’organo femminile, manco servissero loro al mondo perché ce ne rendessimo tutti conto. Il giorno dopo tutti i quotidiani riportavano lo sdegno della attuale amministrazione ma la stessa amministrazione lascia tuttora quelle scritte lì e nulla fa.
Noi crediamo al nostro paese invochiamo l’UNESCO per tutti i beni archeologici e artistici della amata ciociaria, perché come nel caso della nostra acropoli, si incrementi il turismo, pubblicità magari studi sui siti direttamente, e magari strutture esterne di università con studenti che ripopolino un centro in declino e favoriscano una rinascita culturale e economica. Questo è un vero progetto politico, certo a lungo raggio, ci vorranno decenni perché si realizzi ma che pensa al bene per la propria gente e la propria terra. Voi cari amministratori, ciechi e meschini, il vostro tempo lo avete fatto, con una maschera dovrete scendere i gradini del palazzo comunale e fare ammenda dinanzi alla intera cittadinanza. Noi, in una fase politica di trasformazione non abbonderemo mai la cittadinanza, ben consci che non bisogna mantenere per noi l’ eredità dei nostri padri, ma soprattutto preservarla per i nostri figli … e così sia.
Giovanni De Santis.

Il centro dell'acropoli di Alatri, è oggi occupato dall'eminete cattedrale dedicata a S.Paolo, dove risiede il mitico San Sisto, ma un tempo in quel sito, sorgeva imponente, una rocca interna con l'arcaico edificio templare dedicato al nume tutelare della città : il dio Saturno. La presenza della cattedrale, successiva alla chiesa medioevale, presumibilmente consacrata con la non rapida cristianizzazione della città, assieme all' Episcopio, nascondono antiche fondazioni. Da materiale reperito con immensa difficoltà da internet o da qualche rarissimo testo ( Don Giuseppe Capone in questo caso è il massimo studioso), sembrerebbe che la Cattedrale e parte dell'Episcopio, poggiano su due assi che, come si dice in gergo archeologico , sono in opera poligonale, e che sarebbero dovute essere il podio di una arcaica ara ernica, forse antecedente, e la base del tempio di Saturno. Si tratta di dati non certi, essendo non analizzabili fino in fondo, di certo non possiamo mica abbattere la casa di S.Sisto, e sebbene io in questa sede stia semplicemente riportando dei dati, risultati di altri studi, sono convinto che gli specialisti già ad un primo sopralluogo saprebbero dirne di più. Di certo si può presumere che fosse stato un edificio templare arcaico ovvero di matrice italica, il cosidetto edifico tuscanico su alto podio, tenendo conto che nell'area di Alatri venne rinvenuto un tempietto etrusco, e che in antico il tempio per prassi religiose non poteva essere spostato o orientato diversamente.
Proprio parte di quella rocca interna, era costituita da quella roccia naturale che la legenda vorrebbe spaccata da un fulminine, segno di benedizione divina per la fondazione della città di Alatri. Stupisce effettivamente che un insediamento sorga lontano da sorgenti o fiumi, fonti di approvvigionamento idrico o di scambio , magari il fiume Cosa ,oggi niente più che un filo d'acqua, era veramente un fiume o magari rudimenti di canalizzazioni, avevano permesso agli antichi alatresi, di rifornirsi da sorgenti dei monti vicini tenendo conto che le loro conoscenze ci stupiscono ancora oggi. Non dobbiamo infatti, considerare gli antichi come dei rozzi incolti facendo propri criteri di evoluzionismo, ma avevano un bagaglio di conoscenza globale abnorme e questo potrebbe avvalorare la tesi che vorrebbe i nostri fondatori venuti da oriente. Tutta la costruzione ciclopica dell'acopoli e della cinta esterna, ha un orientamento archeoastronomico impressionante e del quale Don Giuseppe Capone ne ha dimostrato il carattere ottenedo conferme dal Prof. Aveni docente di astronomia e Settle di storia della scienza di New York. Il centro della pianta cittadina rimanda alla fassura della roccia dell'acropoli e al solstizio di estate il sorgere del sole traccia una perpendicolare che venne adottata come asse NORD-SUD e come modulo ( unità di misura) , nella realtà un suo segmento, per l'urbanistica cittadina. Le cinque porte cittadine distano tre volte la lunghezza di tale modulo. Se unissimo in una linea ideale lo ierone, il centro cittadino, a tutte le porte, portelle o le altre linee ideali di equinozio e solstizio e dei punti cardinali si otterrebbero sedici aree distinte della città. Dalla roccia dell'acropoli (lo ierone) passano i raggi del sole in momenti capitali dell'anno: al solstizio d'estate il sole sorge dirimpetto al leone per poi tramontare a porta S Benedetto; porta S. Francesco farebbe riferimento al sorgere e al tramontare del sole agli equinozi di primavera e autunno mentre Portadinii e Porta S. Nicola sono legate al sorgere e tramontare del sole al 21 dicembre, cosi propone DonGiusepe Capone, che poi evidenziava quanto la pianta dell'acropoli riproduca quasi fedelmente la costellazione dei gemelli.
Potremmo tutti fare gruppo ed unirci nel promuovere la nostra città ed i suoi misteri. Personalmente mi sono avvicinato allo studio di Don Giuseppe Capone non solo per mio interesse personale, ma anche per fare qualcosa di buono per il mo paese. Come rifondazione di Alatri stiamo raccogliendo del materiale per promuovere mostre convegni, e tutto il possibile, perchè i nostri concittadini abbiamo una perlomeno vaga idea di dove vivono e quali siano in prospettiva,le risorse di Alatri.
Qualcuno aveva promesso di fare di Alatri una nuova Siena, e poi dicono a noi demagoghi! Occorre muoversi, impegnarsi, certo chi se ne senta in dovere ci contatti, promuovere il sito come meta turistica, inserire l'acropoli nel novero dell'UNESCO, magari una sezione di studi sull'antichità italiche dell'università......ecc.... è questo quello che porterebbe crescita alla cittadina e la trasformerebbe in un centro di ritrovo, scambio e conoscenza. Personalmente quando con la mia macchinina torno ad Alatri e dalla statale vedo all'orizzonte lo stato della cinta muraria esterna della città, sommersa dalla vegetazione, segno tangibile del menefreghismo di chi ci governa, mi piange il cuore nel constatare che cinta una fascia tricolore trasversale, il sindaco di turno diventi così cieco da non vedere le risorse che Alatri offre. Mi si potrà obiettare che urge la risoluzione di altri ed urgenti problemi, ma rammento che il vero politico è quello che guarda oltre, quello che si dedica anima e corpo alla sua gente ,alla sua terra e noi nel nostro piccolo ce la metteremo tutta.
Giovanni De Santis.
Torniamo ad interessarci al nostro "progetto archeologia" sulla nostra beneamata Alatri. Cercheremo in questo piccolo spazio di questo blog, di dimostrare l'importanza dei nostri momumenti e di infondere in qualche lettore, l' interesse a dibattere su un antico ma spinoso tema : CHI ERANO I NOSTRI PADRI FONDATORI.
E' interessante la pagina del Gregorovius che descrive la civita: “un meraviglioso monumento ...di cui non trovasi l’eguale in tutto il Lazio ... Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica, conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli, ma soltanto anni, provai un’ammirazione per la forza umana... . Qui vediamo dinanzi a noi mura colossali di cui ogni pietra non è un grosso pezzo quadrato, ma un vero macigno di forma irregolare, e se ci domandiamo meravigliati con quali mezzi si siano potuti collocare tali massi gli uni sugli altri, si arriva ancor meno a comprendere come sia stato possibile incastrarli gli uni negli altri, in modo da non lasciare il minimo interstizio, producendo l’effetto di un gigantesco mosaico lavorato con la massiccia precisione. La tradizione attribuisce questo genere di costruzione degli antichissimi templi latini, ai templi di Saturno, e li sbalza addirittura fuori dal periodo della civiltà storica. . . .La loro vista sola basta a convincerci che una razza che poté costruire tali mura, doveva già possedere un’importante cultura"
In questo testo vi è un diretto rimando a Saturno. Una suggestiva ipotesi vorrebbe Alatri, con Atina, Arpino, Anagni e Ferentino essere fondata dal Dio Saturno, ma nuove indagini archeologiche dimostrano che le cosidette mura ciclopiche sono una costante dell'entroterra ciociaro e forse non a caso dette "Pelasgiche". I Pelasgi sembrano essere stati un arcaico popolo stanziato nell'Asia minore, Omero nell'Iliade li nomina alleati dei troiani nella loro decennale guerra con i Greci. Purtroppo, l'assoluta assenza di documentazione scritta, il carattere spinoso di tale tema ed i millenni intercorsi fino ad ora, hanno spinto molti studiosi a definire i poveri pelasgi un popolo solo mitico, forse non reale. La guerra di Troia datata orientativamente 1100 a.c. ,comportò dall'asia minore, una grande emigrazione di popoli, antecedente e contemporanea a quella delle popolazioni indoeuropee, ed è allora possibile che qualche nostro antenato venisse dalla attuale Turchia o comunque da oriente. Gli Ernici, definiti da alcuni, popolazione italica che scese dalle sedi montane, potrebbero essere il frutto di una sintesi tra un elemento etnico locale con un elemento etnico venuto da lontano. Questa è ad oggi la tesi più accreditata per spiegare le discusse origini degli etruschi, che per il Pallottino sarebbero un risultato di sintesi culturale con i Villanoviani.
Torneremo presto a dibattere sul nome di Alatri e delle stupefacenti tavolette rinvenute sull'eufrate che menzionano fortificazioni possenti di un Alatri ,una vecchia Alatri nella Siria più interna , e della origine e significato della parola Alatri.
Pochi giorni fà si è celebrato il natale di Alatri ed al solstizio d'estate il primo raggio di sole traccia sull'acropoli una linea nord-sud su cui è orietata l'intera rocca,ma ad oggi, questo fascio di luce, lambisce il vecchio leone.
A noi provetti archeologi, pare una copia del colossale leone di Cnido, nella attuale Turchia,di cui la foto nel post, che coronava una tomba collettiva visibile dai naviganti, dedicata forse agli ateniesi morti nel 394 a.C. quando Conone al comando della flotta persiana aveva sconfitto gli spartani, ma non mancherebbero altre interessanti somiglianze tra il Leone di Alatri, ed altre sue rappresentazioni nell’arte ellenistica, tanto da scomodare anche lo scultore di Alessandro Magno , Lisippo. Il nostro leone potrebbe essere una copia romana a cavallo dell'era cristiana, visto che era invalso l'uso ,presso i romani, di ovviare a copie di originali greci per abbellire le loro ville o i loro complessi, ed avvolte con piccole modificazioni dall'originale, come nel nostro caso fauci aperte dell'animale o crine più o meno folte.
Come si nota, nonostante l'avanzato stato di erosione del nostro leone, le similitudini del leone di Cnido con il leone di civita sono molteplici. Presto cominceremo una garnde campagna atta e rivolta alla difesa del nostro piccolo paradiso archeologico. PER IL POPOLO E PER IL SUO PASSATO.
Giovanni De Santis.
La sezione di rifondazione di Alatri, ha in animo molte iniziative dal sociale al culturale; se mi è permesso la definirei POP ovvero popolare e per il popolo. Abbiamo in animo un progetto volto a riscoprire il nostro passato attenti a valorizzare l'immenso patrimonio archeologico che la nostra piccola cittadina ci mette quotidianamente sotto gli occhi ma che tutte le amministrazioni comunali non vedono; la loro è una cecità che disarma e che lascia le mura della nostra acropoli sguarnite, permettendo a chiunque di concquistarle. Noi non vogliamo accusare nessuno: è pur vero che chi vive quotidianamente l'impatto visivo con lo stesso monumento quasi se ne dimentica, ma per noi le mura ciclopiche sono un orgoglio. L'acropoli di Alatri è la seconda al mondo dopo quella di Atene ma a differenza di quella ha qualcosa di unico. Fondazione preromana, visse sempre federate con Roma tanto da non seguire le rivolte erniche di Ferentino ed Anagni; visse una lungissima pace non venendo mai espugnata per forse più di dieci o dodici secoli ma cadde sotto gli ostrogoti di Totila intorno agli anni '50 del VI sec d.c. L' acropoli è ,con molta probabilità, un'attrattiva troppo forte per milioni di turisti che, se ne avessero conoscenza ,inonderebbero Alatri come un fiume in piena e porterebbero lustro alla cittadina. Occorre pubblicizzare il sito, promuoverne convegni che almeno diano modo di ammetterla come patrimonio dell'UNESCO , favorire una campagna di sensibilizzazione dell'acropoli nelle scuole fin dalle elementari, favorire nel sito lo studio degli studenti universitari magari aprendo una sede staccata ad Alatri di archeologia e antichità italiche e molto altro ancora. Queso post vuole essere solo un assaggio della nostra iniziativa, una di tante, ma a cui andremo a fondo come a tutte le altre. La foto è quella del Leone dell'acropoli eroso dal tempo stanco e vecchio ma nella realtà una copia romana di un originale greco dalla microasia dell'epoca di Alessandro Magno..... Civita non è solo patrimonio di Alatri ma del mondo. A presto.
Giovanni De Santis
