Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

Ex sezione "Peppino Impastato" di Alatri

E-Mail

Rassegna Stampa

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from impastatoalatri. Make your own badge here.

Sezioni

Premessa

Pensieri

AttivitĂ 

Campagne

Comunicati stampa

Progetto archeologia

In ricordo

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Add to Technorati Favorites
martedì, 03 febbraio 2009

ASSEMBLEA POPOLARE DELL'ANPI

ANPI

Comitato provinciale

di Roma e Lazio

 

Contro l’equiparazione dei repubblichini ai combattenti per la Libertà. La presentazione di una legge in Parlamento che parifica mediante la decorazione del Tricolore i combattenti per la Libertà e i fascisti repubblichini asserviti ai nazisti; la improprietà del linguaggio della politica del centro destra e la sua confusione strumentale e falsificante della storia del ‘900 e della Guerra di Liberazione inducono le associazioni della Resistenza, i partiti antifascisti, sindacati dei lavoratori, l’ARCI, associazioni e movimenti della società civile a denunciare con sdegno la provocazione antistorica e offensiva nei confronti del popolo italiano.

Un’assemblea popolare promossa dall’ANPI di Roma e Lazio per il giorno Sabato 7 febbraio 2009 alle ore 10:00 nel Teatro Italia, via Bari 18 Roma riaffermerà i valori della Costituzione nata dalla Resistenza e rinnoverà il ricordo delle vittime del nazifascismo.

 

Introdurrà   :  Massimo Rendina                                               

Concluderà :  Armando Cossutta

 

postato da: impastatoalatri alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: pensieri, campagne, comunicati stampa, attivitĂ 
venerdì, 09 gennaio 2009

vignetta_20081228

PUBBLICHIAMO LA LETTERA-APPELLO DI INGRAO

COME POTETE TACERE? CHE ASPETTATE?

 

 

Sento il bisogno di unire la mia debole voce a quella di coloro che in Italia e altrove hanno espresso in queste ore la loro condanna della guerra d'aggressione condotta da Israele nella tormentata striscia di Gaza.Sono convinto che non è con quella violenza iniqua che Israele può tutelare il suo domani. Anzi credo, temo che con questa aggressione infausta essa seminerà nuovo alimento per gli estremisti disperati di Hamas.E infine io sono allarmato per questo ritorno dell'urto armato di massa nei rapporti tra popoli e nazioni. E ritengo improvvida e cieca l'inerzia con cui tanti, troppi, oggi assistono a questo ritorno delle fiamme crudeli della guerra che già hanno marcato il mio tempo.Se vado a rileggere le pagine di un testo essenziale nella nostra vita democratica - alludo alla Costituzione - ricordo che quel testo ha parole che condannano la guerra d'aggressione. Perché oggi quel ripudio è dimenticato? E tremo dinanzi al riemergere delle morti infinite, delle città arse, dei massacri di massa.E tutto ciò lo vedo come un domani terribile anche per Israele, per la sua storia di esilii di lacrime, di esclusioni.Per tutto questo non capisco l'inerzia di chi oggi ci comanda anche in questa Europa, e in questa mia terra già così amaramente segnata da stragi; e illusa tragicamente - tante, troppe volte - dalla potenza delle armi. E amaramente anelo a un'altra strada. E chiedo ansiosamente a chi governa la mia terra, la mia patria: come potete tacere? che aspettate?

 

                                                                                                         

                                                                                      PIETRO INGRAO

La vignetta del post è di Vauro ed è tratta dal sito del manifesto ( www.ilmanifesto.it)

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 10:37 | link | commenti (3)
categorie: campagne, comunicati stampa, attivitĂ 
giovedì, 08 gennaio 2009

ATTACCO ALLA COSTITUZIONE

Pubblichiamo un  comunicato stampa dell’Anpi.

 

 

 

A.N.P.I.

A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A

COMITATO NAZIONALE

____

Un “Ordine del Tricolore” che disordina la storia e le

radici della Repubblica.

 

Col disegno di legge n. 1360 la maggioranza parlamentare pretende di equiparare partigiani, militari e deportati ai repubblichini di Salò con un istituendo Ordine del Tricolore. La relazione che accompagna il disegno di legge sostiene infatti “la pari dignità di una partecipazione al conflitto di molti combattenti, giovani e meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente”. Analoga operazione fu già tentata dalla destra nelle precedenti legislature, ma venne respinta: ora tenta un gravissimo colpo di forza.

L’ANPI e tutte le forze politiche, sociali, culturali che si richiamano all’antifascismo e ai valori della Resistenza sanciti nella Costituzione della Repubblica non possono che opporsi al disegno di legge attualmente in discussione nella Commissione Difesa della Camera.

Intendiamo denunciare questo ennesimo tentativo di sovvertire la nostra storia e le radici stesse della nostra Repubblica in una conferenza pubblica che si terrà a Roma martedì 13 gennaio, alle ore 16, alla Camera dei Deputati - Sala del Cenacolo (Vicolo Valdina, 3/a).

 

Interverranno: Giuliano Vassalli, Claudio Pavone,

Marina Sereni, Raimondo Ricci e Armando Cossutta.

 

Per regolamento e per le vigenti norme di sicurezza è necessario indicare alla Camera

preventivamente nome e cognome dei partecipanti alla iniziativa che si terrà nella Sala

del Cenacolo. Vi preghiamo pertanto di fare pervenire all’ANPI nazionale tali nominativi

entro e non oltre il prossimo 9 gennaio 2009 al n. 063211309.

 

 

 

 

Invitiamo tutti i lettori del blog a partecipare attivamente a questo importante appuntamento, ad ogni modo vi terremo informati sui futuri sviluppi di questa “lotta democratica a difesa della Costituzione e delle radici antifasciste della Repubblica”.

Di seguito pubblichiamo un estratto della vergognosa proposta di legge con i nomi dei deputati che purtroppo l’hanno presentata.

 

Il Circolo “Peppino Impastato”

 

 

 

XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 1360 

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa dei deputati:

 

BARANI, ANGELI, BARBA, BARBIERI, BOCCIARDO, CALDORO, CASTELLANI, CASTIELLO, CATONE, CESARO, CICCIOLI, CORSINI, CRISTALDI, DE ANGELIS, DE CORATO, DE LUCA, DE NICHILO RIZZOLI, DI BIAGIO, DI VIRGILIO, DIMA, DIVELLA, FOGLIARDI, GREGORIO FONTANA, FUCCI, GAROFALO, GIRLANDA, HOLZMANN, LABOCCETTA, LO MONTE, GIULIO MARINI, MAZZONI, RICARDO ANTONIO MERLO, MIGLIORI, NARDUCCI, PETRENGA, ROSSO, SARDELLI, SBAI, VALENTINI, VENTUCCI, VESSA, ZACCHERA

 

Istituzione dell'Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra

 

Presentata il 23 giugno 2008

 

Art. 1.

(Istituzione dell'Ordine del Tricolore).

      1. È istituito l'Ordine del Tricolore, di seguito denominato «Ordine», comprendente l'unica classe di cavaliere.
      2. L'onorificenza che attesta l'appartenenza all'Ordine ha le caratteristiche di cui all'articolo 3.

 

Art. 2.

(Soggetti destinatari).

      1. L'onorificenza è conferita a coloro che hanno prestato servizio militare, per almeno sei mesi, in zona di operazioni, anche a più riprese, nelle Forze armate italiane durante la guerra 1940-1945 e invalidi, o nelle formazioni armate partigiane o gappiste, regolarmente inquadrate nelle formazioni dipendenti dal Corpo volontari della libertà, ai combattenti della guerra 1940-1945, ai mutilati e invalidi della guerra 1940-1945 titolari di pensione di guerra e agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramento o di prigionia, nonché ai combattenti nelle formazioni dell'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945.

 

postato da: impastatoalatri alle ore 12:48 | link | commenti
categorie: campagne, comunicati stampa, attivitĂ 
martedì, 09 dicembre 2008

15 TESI PER LA SINISTRA (III^ PARTE)

Con le ultime cinque tesi per la rinascita della Sinistra in Italia ed in Europa che pubblichiamo qui di seguito, si conclude il contributo di Fausto Bertinotti al tentativo di far ripartire con progettualità e senso una Sinistra capace di tornare protagonista nella politica nazionale ed europea. Fausto nelle ultime cinque tesi del suo saggio, senza molti giri di parole và dritto al cuore dei problemi che affliggono i partiti di Sinistra, dicendo a tutti i militanti che oggi non ci sono scorciatoie di nessun tipo, né identitarie, né troppo indefinite  per generare una rinascita della Sinistra, afferma che bisogna ricominciare da capo, “…tutti coloro che vogliono costituire una forza politica capace di tornare a declinare, in Europa, nel secolo XXI, di fronte al capitalismo totalizzante del nostro tempo, i temi di libertà e eguaglianza e che sanno che, dopo la sconfitta, si tratta di cominciare da capo…”. Quindi affronta il come farlo, considerato che per Bertinotti oggi non esiste un solo partito capace da solo di ricostruire un’opposizione credibile e forte, ed invita “..nel nuovo ciclo politico e che prende forza dall’esigenza di uscire da questo quadro impotente, è quello della ristrutturazione delle forze oggi di opposizione per dar vita ad una nuova grande sinistra di alternativa, unitaria, plurale, fondata imprescindibilmente sulla democrazia della partecipazione..”.

Affronta il fallimento della stagione dei governi di centro-sinistra della quale si assume come dirigente la propria parte di responsabilità, dichiarando chiusa quella stagione, e dice che una nuova Sinistra non può rinascere senza un progetto autonomo e che guardi al futuro e non al passato “..questa nuova forza di sinistra per esistere deve disporre di un progetto autonomo, capace di delineare, per un intero ciclo, il suo compito nella società italiana ed europea. L’ispirazione della sua azione deve essere proiettata nel futuro (la rinascita della grande sinistra di cui costituisce la prima tappa)..”e ancora che “…il tema del governo va ripensato invece che abbandonato, ma per farlo bisogna ripartire dalla sinistra, dalla sua forza nella società, dalla sua capacità di produrre egemonia, senso comune, da un progetto riformatore della società, dell’economia e della democrazia capace di essere condiviso da grandi masse…”.

La conclusione del saggio attraverso le tesi 14 e 15 vi invitiamo a leggerle con molta attenzione, e per questo non anticipiamo nulla, esse però sono secondo noi le linee guida, l’embrione di una speranza vera, cioè che la Sinistra su basi nuove e su progetti ambiziosi ma calati dentro l’oggi può davvero rinascere e tornare protagonista. Questo almeno è il nostro augurio e questo ci impegneremo a fare. L’invito in chiusura a tutti  è quello  di partecipare a questa sfida con il proprio contributo di idee e storie, si riparte qui ed ora.

 

15 TESI PER LA SINISTRA

di  Fausto Bertinotti

 

 11. In politica è certo importante come chiamarsi. I simboli, i segni di una comunità scelta parlano di un’identità, di un’appartenenza. In questo nostro tempo l’identità, se vuole contrastare, anche in sé, il codice dell’esclusione che è quello oggi prevalente nella società (basti pensare, per la sua presenza nefasta e corruttiva, al riemergere del razzismo), deve essere aperta e formarsi in progresso, fermo solo il punto di avvio. I grandi nomi definitori dei partiti sono indistinguibili dalla loro storia. Parlano il linguaggio della politica solo quando sono riconoscibili ai grandi numeri, alle persone comuni e sanno trasmettere il senso dell’appartenenza ad un’impresa comune, ad un campo significativo di forze. Non è la stessa cosa dichiarare di militare personalmente per una causa o fare di essa il programma di un partito. Comunista è una parola molto impegnativa, da maneggiare con cura e misura. Essa è insieme troppo e troppo poco per definire, oggi e qui, un nuovo soggetto politico. Troppo, perché se il programma del comunismo è, come è, la liberazione del e dal lavoro salariato esso non può trovare posto (seppure possa illuminarne la ricerca) nella dimensione storica concreta a cui deve rispondere il programma fondamentale della sinistra, che non può che essere, realisticamente, ma anche ambiziosamente, quella della ricerca sul socialismo del XXI secolo. Troppo poco, perché quand’anche dichiarata l’ipotesi finalistica comunista, non potrebbe dirci granché delle ragioni, concrete, sempre quelle del qui e ora, per cui deve costituirsi la sinistra oggi, dopo la distruzione. Altro è stato, e sarebbe, il caso dell’intervento sul nome di formazioni già esistenti dove il rispetto della storia, delle storie che l’hanno animato e la loro costituzione materiale, danno conto direttamente e storicamente di un percorso e delle sue aperture, basti pensare a quello del Pci. Altro è dar vita ad un nuovo progetto politico. La sinistra è stata l’origine della politica di libertà e di giustizia nella storia moderna, cosa che consente la rammemorazione sempre necessaria per prendere il nuovo slancio. Ma è contemporaneamente anche la riaffermazione, nel presente, di un clivage, senza il quale non c’è più la politica, non c’è più scelta, il clivage tra destra e sinistra. La sinistra parla di una famiglia politica potenzialmente così ampia da poter comprendere tutti coloro che vogliono costituire una forza politica capace di tornare a declinare, in Europa, nel secolo XXI, di fronte al capitalismo totalizzante del nostro tempo, i temi di libertà e eguaglianza e che sanno che, dopo la sconfitta, si tratta di cominciare da capo. Non sarà casuale che dopo la caduta delle dittature militari in America Latina, nel rinascimento della sinistra latinoamericana, nessuna grande formazione politica che lì ha condotto alla vittoria, nei diversi paesi, la sinistra e i popoli del continente si chiami comunista, nessuna dal Ptt di Lula al Mas di Evo Morales, pur avendo tutte al loro interno socialisti e comunisti.

12. Nessuna forza politica in Italia ha in sé oggi la forza e la cultura politiche sufficienti per questo necessario big - bang da cui possa rinascere la sinistra. Il Pd non è sinistra, e non per la composizione della sua base sociale, ma per la natura intrinseca del partito e del suo progetto politico. I partiti che hanno dato vita all’arcobaleno di sinistra lo sono, ma, separati, non hanno la massa critica necessaria per l’impresa, e, dopo la sconfitta, sono imprigionati anche rispetto alla capacità di innovazione da pesanti derive neo-identitarie. Il tema del tutto inedito, nel nuovo ciclo politico e che prende forza dall’esigenza di uscire da questo quadro impotente, è quello della ristrutturazione delle forze oggi di opposizione per dar vita ad una nuova grande sinistra di alternativa, unitaria, plurale, fondata imprescindibilmente sulla democrazia della partecipazione. La situazione, prima caratterizzata dall’esistenza di due sinistre in competizione, conflitto e possibile alleanza tra loro, è stata sostituita da una nuova situazione senza più sinistra. Sulla base dell’analisi di fatto la priorità delle priorità diventa perciò la rinascita della sinistra. Ma bisogna riconoscere che, ancora sulla base dell’analisi delle soggettività politiche in campo, quest’ipotesi, matura come grande esigenza per le forze di cambiamento e per la democrazia, è immatura soggettivamente. Ciò non toglie che debba essere indicata come meta da perseguire, non già con qualche scorciatoia politicista, per altro impossibile, ma attraverso la messa in campo di una ambiziosa e complessa operazione sociale, culturale e politica, di cui il primo passo possa essere la rottura degli steccati per cimentarsi con realtà dure e difficili come le questioni del lavoro, della scuola e della risposta da dare alla crisi, alla recessione e all’attacco all’occupazione.

13. Per affrontare questa sfida non solo vanno evitate le scorciatoie politiciste, ma ci si deve altresì precludere la via alla ricerca di un assetto delle forze di opposizione che non solo non costituirebbe uno stadio intermedio rispetto alla ristrutturazione e alla rinascita della sinistra, ma ne contraddirebbe l’ispirazione di fondo. E’ l’ipotesi secondo la quale, alla crisi del centro-sinistra degli ultimi 10 anni, si dovrebbe sostituire il rapporto tra l’attuale Pd e una forza alla sua sinistra che assuma il compito di condizionarne le politiche e per riaprire, su questa base, la prospettiva di governo. Questo esito, che rappresenterebbe nient’altro che uno sviluppo moderato dell’attuale situazione di vuoto, è da contrastare nettamente. Esso ha una sola verità interna ed è che, nella attuale immaturità della ristrutturazione, deve essere perseguito l’obiettivo della costruzione da subito, si potrebbe dire da ieri, di una forza di sinistra. Ma questa nuova forza di sinistra per esistere deve disporre di un progetto autonomo, capace di delineare, per un intero ciclo, il suo compito nella società italiana ed europea. L’ispirazione della sua azione deve essere proiettata nel futuro (la rinascita della grande sinistra di cui costituisce la prima tappa) e non risucchiata nel passato del centro-sinistra. Il centro-sinistra è finito, ed è finito insieme alla sua tormentata, speranzosa ma, al fondo, fallimentare stagione. La cultura prevalente che l’ha promossa - governare la globalizzazione attraverso un corpo di regole e una classe dirigente moderna - non solo è all’origine del fallimento dei due governi Prodi, ma è stata sepolta dall’esplodere della crisi del capitalismo finanziario globalizzato. Certo il tema del governo va ripensato invece che abbandonato, ma per farlo bisogna ripartire dalla sinistra, dalla sua forza nella società, dalla sua capacità di produrre egemonia, senso comune, da un progetto riformatore della società, dell’economia e della democrazia capace di essere condiviso da grandi masse.

14. La costruzione di una forza politica unitaria e plurale della sinistra, così com’è oggi possibile, mettendo insieme e portando a unità, in un’impresa da costruire insieme, le forze e le persone che sentono fortemente questa esigenza, è un passaggio difficile quanto necessario. Necessario, prima che il quadro politico del paese si chiuda nel soffocante bipartitismo che avanza. Questo processo costituente di una forza di sinistra sarebbe la prima tappa di un cammino ancor più ambizioso, ma intanto indispensabile per non morire tra moderatismo, da un lato, chiusura identitaria, da un altro, ed esodo dalla politica, da un altro ancora. La realtà sociale del paese è ancora viva, anche se, in parte assai considerevole, drammaticamente depoliticizzata. Nei corpi intermedi della società italiana, sindacati, associazioni, centri sociali, volontariato, vive un patrimonio di esperienze e saperi che parla le lingue della sinistra, quand’anche questa sia, come oggi, muta. Nei movimenti puoi assistere a fenomeni imprevisti, del tutto imprevisti, anche fino a pochissimo tempo dal loro manifestarsi, come quello della scuola. Nell’intellettualità del paese, negli operatori di cultura, arte e spettacolo, in alcuni giornali di sinistra c’è il deposito di resistenze, spesso condannate alla solitudine, eppure non trascurabile. Se si riuscisse a profonderle tutte e ognuna in un’impresa comune, da questa nascerebbe la sinistra di oggi e di domani. Allora questo va fatto, rompendo gli indugi. C’è una sola condizione che tutte e tutti coloro che sentono il bisogno di sinistra hanno il diritto di porre per poter prendere parte paritariamente al processo costituente ed è la certezza della democrazia. La sinistra, per esistere, deve ora essere irriducibilmente democratica. Occorre qui una discontinuità secca col suo passato lontano e anche recente. Non c’è più la legittimazione che nei precedenti gruppi dirigenti, quelli usciti dalla Resistenza, consisteva nella loro storia; ogni cooptazione diventa arbitraria e divide; ogni intesa oligarchica diventa un ulteriore fattore di ulteriore distacco della politica dalla società e dai soggetti in essa attivi. L’impegno deve quindi, su questo terreno, essere irrevocabile: ogni funzione dirigente, ogni funzione di rappresentanza, fin dall’inizio del processo, deve essere attribuita con la partecipazione di tutti i rappresentati con voto segreto, su scheda bianca, tutte e tutti elettori ed eleggibili e tutti revocabili: inesorabilmente e rigorosamente una testa un voto.

15. La sinistra deve avere l’ambizione di essere anche una comunità scelta, un insieme di luoghi e di relazioni che fanno accoglienza e cura della persona. In essa devi poterci stare bene. Devi poter avere voglia di partecipare. La pratica della nonviolenza deve improntare le sue relazioni sia esterne che interne. La creazione di forme di autogoverno e di partecipazione deve costituire, in essa, il suo modo di essere e deve investire i vari aspetti del vivere, del produrre, del consumare, del convivere e del fare politica. C’è, a questo fine, da conquistare una sorta di precondizione, la rottura dell’individualismo competitivo che ha investito tutte le nostre relazioni individuali e collettive per sostituirlo, se non con un comportamento altruistico, almeno con uno improntato all’”egoismo maturo”, cioè alla consapevolezza che o ce la si fa insieme o non ce la si fa. Si potrebbe cominciare, nei rapporti interpersonali, nei luoghi di confronto politico e di formazione delle decisioni, col sostituire il troppo abusato “non sono d’accordo” con il “sono d’accordo, ma…”. Alla riforma della soggettività da investire nell’impresa bisogna, affinché si possa produrre e sia efficace, una altrettanto riforma strutturale del modo di essere della sinistra. Il centralismo romanocentrico, figlio non più dell’esigenza nazionale di una formazione compatta di combattimento, bensì della “governamentalità” e della centralità delle istituzioni nella politica, va spezzato in radice, dalle fondamenta. La sinistra deve saper avvolgere la dimensione nazionale in due altre dimensioni strategiche, in alto, quella europea (dove continua ad essere preziosa l’esperienza del partito della sinistra europea) e in basso, ma fondativo, il territorio. Il territorio, non già nella sua cattiva lettura basista o peggio nella sua pessima lettura populista, ma la contrario come terreno culturale, civile, di storia e di esperienza (l’Italia delle cento città) che può indurre la politica a ricominciare dalla messa in discussione dei concreti e differenziati manifestarsi di un modello di sviluppo la cui contestazione è la ragione prima della rinascita della sinistra. Perciò va fatta, nell’organizzazione della politica della sinistra, la scelta di un modello federativo partecipato, fondato sulla parificazione dei ruoli dirigenti tra autonome strutture regionali (la sinistra sarda, campana, lombarda, toscana, pugliese, etc.) e la direzione nazionale che deve essere da esse compartecipata. La rinascita della sinistra dai territori, in un disegno nazionalmente condiviso, è la via maestra per dare vita al suo primo compito ai fini di sconfiggere l’egemonia nella società conquistata dalla nuova destra. La realizzazione della riforma della società civile mediante la produzione di culture, di pratiche sociali, di luoghi e forme di convivenza, di organizzazioni civili, sociali ed economiche che contengono una critica vissuta al primato dell’impresa e del mercato, è parte decisiva di questo compito storico. E’ anche da qui, dalla rottura culturale e fattuale con ogni centralismo, che rinasce la sinistra.

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 16:32 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, campagne, attivitĂ 
mercoledì, 26 novembre 2008

ANCORA SULLA SARDEGNA

SORU SI ARRENDE

 

Il governatore della Sardegna Renato Soru ha presentato ieri le sue dimissioni a seguito della bocciatura a votazione palese di una norma transitoria del Piano paesaggistico regionale per le zone interne dell’Isola. Ancora una volta gli interessi dei poteri forti hanno la meglio su un’idea sostenibile di governo del territorio, e la cosa più grave e che è ancora una giunta di centro-sinistra, ed in particolar modo il PD a garantire ai poteri economici di fare il bello ed il cattivo tempo dettando l’agenda al governo di turno, infatti il provvedimento avrebbe dovuto sostituire la vecchia normativa del 1989 per completare il programma di governo del territorio voluto da Soru, cominciato con la legge «salvacoste» del 2004 e proseguito con il Piano paesaggistico. Per il governatore era una «parte fondamentale della legislatura», quella che avrebbe consentito di puntare ad una pianificazione strettamente legata ad uno sviluppo ambientalmente sostenibile per l'Isola. Tra gli aspetti caratterizzanti della legge urbanistica, ora di fatto congelata, ci sono: la conferma del divieto di inedificabilità assoluta nella fascia dei 300 metri dal mare; il principio della compensazione con aree o crediti volumetrici per i proprietari di beni immobili da vincolare per rilevante interesse pubblico; gli incentivi per l'utilizzo di materiali non inquinanti e che favoriscano il risparmio energetico; il sistema del silenzio-assenso nelle concessioni edilizie. Dopo la riduzione a servitù militare di gran parte del proprio territorio, la Sardegna deve subire un altro duro colpo, noi per parte nostra continueremo a sostenere la maggioranza della popolazione sarda che siamo sicuri saprà reagire a questo ennesimo attacco alla propria terra. Intanto invitiamo Soru a continuare perché i passi indietro li devono fare altri e non certamente chi come lui ha cercato sia pure timidamente di rimettere al centro del governo un’idea ed una pratica nuova di amministrare che evidentemente è bastata a disturbare i “devastatori civili e militari” della Sardegna.

postato da: impastatoalatri alle ore 08:37 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, campagne
martedì, 25 novembre 2008

IL POLIGONO INTERFORZE DEL SALTO DI QUIRRA

imagesI misteri del Salto di Quirra - Da oltre vent'anni gli abitanti di Escalaplano vivono nel terrore di bimbi che nascono con gravi malformazioni e di adulti decimati da tumori del sistema emolinfatico. Un recente articolo di Piero Mannironi sul quotidiano La Nuova Sardegna getta nuove ombre e sospetti sul poligono interforze del Salto di Quirra.

 

Riaffiora la tragedia di Quirra. E dopo cinque anni ritorna in superficie anche il dramma di Escalaplano e dei suoi bambini deformi, che sembrava annegato silenziosamente nel tempo e nell’indifferenza. Li ha riportati alla superficie la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, che ha spedito in Sardegna i suoi consulenti per indagare su quanto è accaduto e sta accadendo nei poligoni militari sardi. L’équipe di scienziati e di tecnici ha cominciato a raccogliere dati e testimonianze che ora verranno interpretate attraverso modelli statistici e protocolli medici e chimici per tentare di spiegare la lunga catena di tumori del sistema emolinfatico e la nascita di bambini con gravi malformazioni. Se non una risposta definitiva, la Commissione parlamentare d’inchiesta sarà comunque in grado di fornire ipotesi supportate da robusti puntelli scientifici. I consulenti hanno illustrato alla Commissione d’inchiesta a che punto è arrivata la loro indagine che, a quanto pare, dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Si è intanto scoperto che gli accertamenti fatti finora nel Sarrabus, intorno al poligono interforze del Salto di Quirra presentano molte lacune. Oppure sono incompleti. Nel caso di Escalaplano non sarebbero neppure stati fatti. Ma ecco cosa ha riferito in Commissione la dottoressa Antonietta Gatti, ricercatrice di Scienza dei materiali al policlinico universitario di Modena, ma soprattutto autorevole studiosa di nanopatologie. Cioé una categoria di patologie che si sospetta siano provocate da particelle inorganiche di dimensione nanometrica. Malattie finora classificate come criptogeniche, ovvero di eziologia ignota.
La testimonianza
Ma ecco cosa dice la Gatti: «C’è una dottoressa, la dottoressa Aru, che ha svolto attività di pediatra nella zona di Escalaplano dal 1981 al 1983. Ci ha detto che nella sua esperienza di medico non le è mai capitato di osservare la tipologia di malformazioni che ha invece riscontrato in quegli anni e in quella determinata area, nonostante successivamente abbia lavorato in un grosso ospedale di Cagliari». Continua la Gatti: «La dottoressa Aru ha ipotizzato quindi che, dal 1981 al 1988 nel territorio di Escalaplano si sia verificato qualcosa di molto particolare che ha causato malformazioni che lei ha avuto modo di osservare solo nei libri. Ha anche ricordato che i colleghi consultati manifestarono analoga sorpresa. Ha quindi ribadito l’ipotesi che nell’area si sia verificato qualcosa di eccezionale, di cui al momento sembra non esserci più traccia nella zona, anche se personalmente ho trovato una malformazione in un bambino già morto, sempre nella zona di Villaputzu». Il “caso Escalaplano” scoppiò cinque anni fa grazie a un’inchiesta del nostro giornale, mentre si diffondevano a macchia d’olio polemiche roventi sulla “sindrome di Quirra”, cioé l’altissima incidenza di tumori del sistema emolinfatico tra la popolazione che vive intorno al poligono interforze. Troppe analogie riportavano alla catena di malati e di morti tra i soldati italiani inviati in missione in teatri di guerra, soprattutto nei Balcani, dove si era fatto largamente uso di proiettili all’uranio impoverito. L’inchiesta della Nuova riuscì a documentare che negli anni Ottanta erano nati a Escalaplano ben undici bambini con gravi deformità o con seri handicap fisici. A questi undici, per la verità, se ne dovrebbero aggiungere altri due sui quali però non fu possibile trovare una documentazione certa. Si tratta comunque di un numero abnorme di casi, che fa saltare qualsiasi fisiologia statistica. I dati di riferimento, per capire meglio l’entità del fenomeno, sono questi: Escalaplano contava circa 2.600 abitanti e il tasso di natalità viaggiava su un trend medio di 19-21 nascite l’anno. Il 1988 è l’anno maledetto: ben sei nascite “anomale”, tra le quali anche un caso di ermafroditismo.
L'anno maledetto
Facile pensare a un’unica causa, a una radice comune del dramma. E la forte concentrazione dei casi in un arco di tempo tanto limitato, non può non far pensare all’intervento nefasto di fattori esterni, che potrebbero aver drammaticamente condizionato la gravidanza di molte donne di Escalaplano. Escluso l’uso di farmaci dannosi durante la gestazione perché lo stesso tipo di malformazioni erano state osservate anche sugli animali. «I maiali - diceva la gente - nascevano senza occhi e senza orecchie». Ma ci si ricorda soprattutto della nascita di un capretto mostruoso, che venne spedito all’università di Sassari per essere esaminato. «Pensavamo che fosse colpa della nube radioattiva di Chernobyl» dicevano a Escalaplano. Cinque anni fa furono in tanti a mettere apertamente in relazione il dramma dei bambini deformi con la vita segreta della base. «Ci fu un periodo, il 1988, - ci dissero - in cui nel poligono si verificavano esplosioni in continuazione. Soprattutto i ragazzi e i bambini correvano sulla collina per vedere quelle enormi nuvole di fumo che si levavano dalla valle dove avvenivano le esercitazioni. Erano esplosioni fortissime,, che facevano addirittura tremare i muri delle case del paese». «E poi - ci dissero ancora - quelle nuvole di polvere venivano trasportate dal vento verso il paese. Era uno spettacolo che, in qualche modo, aveva un suo fascino: il paese diventava bianco, come se fosse caduta la neve». Ma la spedizione degli esperti della Commissione parlamentare d’inchiesta ha consentito di mettere a fuoco una serie di altri dati inquietanti. Sempre la dottoressa Antonietta Gatti: «Il comune di Villaputzu è collocato a sud rispetto al poligono del Salto di Quirra ed è vicinissimo ad altri due paesi, Muravera e San Vito, che hanno più o meno gli stessi abitanti: c’è un fiume che divide il territorio in due zone: al di là del fiume le patologie riscontrate sono in misura otto volte maggiore rispetto a quelle verificate al di qua del fiume. Esiste quindi un dato locale che, a mio avviso, non può essere mediato sulla realtà industriale della Sardegna». Ma i consulenti della Commissione hanno parlato anche di forti discrepanze tra il numero dei malati certificato dalle statistiche ufficiali e le informazioni invece raccolte da comitati spontanei di cittadini. E che dire, poi, della testimonianza di un geologo che ha parlato di tre sorgenti «di tre colori diversi: marrone, verde e giallo» all’interno del poligono? Un rilevamento fatto a seicento metri d’altezza. «Essendo i paesi molto più in basso rispetto al poligono - ha detto la Gatti - è possibile che ci sia stato un inquinamento delle falde acquifere. Considerato inoltre che sull’altipiano sono stati e continuano a essere distrutti armamenti - ho camminato su una discarica a cielo aperto, credo che questo sia il termine che meglio chiarisce la situazione - è possibile che l’inquinamento delle falde sussista tuttora».
Statistiche
E ancora: come interpretare il fatto che «il trenta per cento dei pastori sia stato colpito da leucemia»? Un dato sicuramente unico in Italia. E poi: il 25% degli ammalati «è costituito da lavoratori di una ditta che presta servizio nel poligono interforze; quindi si tratta di civili, ai quali si devono aggiungere anche due militari». Si è parlato anche di Teulada. La presidente Lidia Menapace ha riferito infatti il parere del generale Luigi Ramponi, membro della stessa Commissione, secondo il quale si tratterebbe di una «zona contaminata». Secondo due consulenti, Armando Benedetti e Domenico Leggiero, merita una grande attenzione anche il poligono di Capo Frasca dove si sono esercitati gli aerei americani A-10 Shark face, detti anche le cannoniere volanti. Si tratta di micidiali aerei anticarro capaci di “vomitare” fino a 4.200 proiettili all’uranio impoverito grazie al cannone rotante GAU-8 Avenger.

dal blog Lissandru

postato da: impastatoalatri alle ore 15:09 | link | commenti (5)
categorie: campagne, attivitĂ 
venerdì, 21 novembre 2008

15 TESI PER LA SINISTRA ( Parte 2)

Pubblichiamo la seconda parte del saggio di Fausto Bertinotti, diviso in quindici tesi per la ricostruzione della Sinistra in Italia ed in Europa. Fausto prosegue la sua analisi denunciando l'attacco definitivo delle forze del capitale al mondo del lavoro, dice che la Sinistra deve tornare ad organizzare i processi sociali ( lotte, rivendicazioni, referendum..) con l'obbiettivo di aggregare le diverse anime che la compongono ad un piano di lavoro comune ed efficace. Fausto continua, parla di una Sinistra che deve porsi come una forza politica di cambiamento e trasformazione, una Sinistra capace di porsi come progetto politico su scala mondiale il superamento del capitalismo, progetto in cui possano riconoscersi una molteplicità, pluralità le chiama Bertinotti di culture politiche. Come sempre aspettiamo le vostre critiche, commenti e proposte.

Buona lettura ed a presto.

15 TESI PER LA SINISTRA II parte ( da 6 a 10).

di Fausto Bertinotti

 

6. Il lavoro sarà investito da una nuova fase di ristrutturazione promossa dalla crisi, e sulla base della recessione e dell’attacco all’occupazione. Il padronato si prepara a gestirla facendola precedere da un a-fondo sul sistema contrattuale con lo scopo di ridurre non solo il lavoro, ma anche il sindacato a variabile dipendente della competitività aziendale. Sebbene possa sembrare troppo radicale ed estremista, l’obiettivo confindustriale è proprio quello di cancellare l’autonomia rivendicativa e contrattuale del sindacato per sostituirlo con la sua istituzionalizzazione neocorporativa: un cambio della sua natura per sottomettere “definitivamente” il lavoro all’impresa e al capitalismo. Cambiano, anche assai profondamente, i cicli economici e la composizione del lavoro, ma il lavoro, la contesa sul lavoro e la soggettività delle lavoratrici e dei lavoratori, cioè il concreto manifestarsi delle lotte di classe, torna come uno degli snodi decisivi per l’esistenza della sinistra. Non c’è nessun automatismo né alcuna esclusività da proporre, né alcuna collocazione gerarchica da rivendicare rispetto ad altre contraddizioni, prima tra tutte quella ambientale. Semplicemente senza una sua politica su questo snodo la sinistra non esiste. La stessa questione sindacale acquista un peso del tutto particolare sia rispetto alla questione sociale che a quella politica. Se la Cgil si sottrarrà all’esito voluto dalla Confindustria e dal Governo niente rimarrà come è stato dal 1992 ad oggi, e comincerà una nuova seppur difficile storia del sindacato e del conflitto di lavoro in Italia.

7. Sia che si guardino le già grandi novità intervenute, dopo la storica sconfitta, dal punto di vista strutturale che dal punto di vista dei processi politici, si vede emergere quale tema prioritario, connesso con la questione delle proposte sulla natura del nuovo intervento pubblico nell’economia, quello dell’efficacia dell’opposizione ai fini di impedire che il cerchio si chiuda, con l’irreversibile cancellazione per l’intero medio periodo della sinistra e con la sistematica separazione tra il sociale e il politico, tra la vita delle persone e la politica. La qualità e l’ampiezza dell’opposizione debbono porsi all’altezza di un disegno regressivo di restaurazione che vede progressivamente soppiantare la Carta fondamentale della Repubblica da una costituzione materiale che ne rovescia il senso, facendosi accompagnare da una rivoluzione conservatrice guidata dalla nuova destra. L’esito di un “regime leggero”, a fondamento di un assetto a-democratico della società, può essere impedito solo da un’opposizione di sinistra, popolare, di massa e capace di risalire, per metterle in discussione, alle cause strutturali del disagio sociale e della crisi economica. Ripensare a fondo l’agire collettivo, attivare tutte le forme della democrazia partecipativa, andare a lezione dai movimenti emergenti, rivoluzionare la grammatica dei rapporti tra forze politiche e movimenti, scegliere i tempi e i modi di proprie campagne di mobilitazione e di lotta che facciano venire alla luce potenzialità latenti, far coesistere esperienze diverse solo disposte a riconoscersi reciprocamente, rileggere le esperienze di democrazia diretta a partire dall’uso mirato del referendum, costituire autonomi comitati di scopo, sono solo alcune delle pratiche necessarie di un piano di lavoro politico che associ chiunque ci stia sulla base della selezione politica operata unicamente dalla condivisione dell’obiettivo.

8. Era già evidente dopo la sconfitta che la rinascita della sinistra sarebbe dovuta essere in realtà un cominciare da capo. Tutto ciò che accade avvalora questa tesi. Il rinnovamento nella continuità, che sarebbe stato possibile fino a ieri è oggi impossibile. Lo sarebbe stato, con particolare forza, di fronte ai grandi passaggi storici mancati, come la primavera di Praga, il ‘68-’69, lo stesso ‘89, per lo straordinario accumulo di storia e di esperienze fin lì a disposizione e che avrebbero potuto permettere un’uscita da sinistra dalle crisi del movimento operaio. Allora sarebbe stato possibile quel che oggi non è più possibile. Ancora, in tutt’affatto diverse condizioni, di fronte al costituirsi del movimento altermondista, un’estrema possibilità si era venuta proponendo alla politica. Ma oggi, dopo la sconfitta storica e la scomparsa della sinistra politica come forza attrattiva, questa ipotesi di lavoro non è più possibile. Quel che resta vivo dei tentativi, anche coraggiosamente tentati di fronte ai precedenti passaggi critici, è l’esigenza di fondo, quella di un’uscita da sinistra dalla crisi del movimento operaio. Ma ora è necessario che sia un’uscita da sinistra capace di essere praticata da nuove grandi organizzazioni politiche. La sinistra di cui c’è bisogno è perciò una sinistra di società, cioè capace di essere portatrice di una rinnovata critica del modo di produzione capitalistico e di un’alternativa di società e, contemporaneamente, per forza organizzata, capace di influenzare il corso generale in atto e le scelte della politica: una forza politica di cambiamento e di trasformazione.

9. Ricominciare politicamente da capo per ricostruire la sinistra in Italia e in Europa non vuol dire contrarre la malattia del nuovismo che è un’apologetica dell’innovazione che ora si fa addirittura grottesca di fronte ad una realtà come quella attuale che fa dire come scriveva Gorz “Non è un capitalismo in crisi, ma è la crisi del capitalismo che scuote profondamente la realtà”. Essa genera a sua volta una crisi di civiltà e un rischio per l’umanità tutta. Un’adesione all’attuale modernizzazione è semplicemente insensata. Né vuol dire essere dimentichi del passato. Il movimento operaio del ‘900 è il mondo da cui veniamo. Delle tre grandi direttrici su cui si è sviluppato, la prima è morta nella tragedia, ed è quella che, sulla rottura rivoluzionaria, ha fondato la costruzione dello stato e di ciò che è stato chiamato il comunismo reale; la seconda è molto, molto malata, ed è quella che, in tutta la seconda metà del secolo, specie in Europa, ha continuato a porsi il tema della trasformazione della società capitalista diventando protagonista del compromesso democratico dei 30 anni gloriosi; la terza è ancora vitale (anche per la conferma, seppur anche spiazzante, che le viene dalle grandi mutazioni di cui il capitalismo è capace per riconfermarsi) ed è il nucleo forte della critica al capitalismo proprio dell’impianto marxiano. Proprio in ragione della sua vitalità convince ancora la tesi propagata da grandi intellettuali marxisti già alla fine del secolo scorso di andare oltre Marx, tesi che pretende una duplice opposizione, sia nei confronti di chi ne propone l’abbandono, sia di chi ne propone una acritica nuova adozione. Si può pensare di mettere a frutto la vitalità della teoria, consapevoli anche della sua maturità, proprio cercando la relazione con due contraddizioni altrettanto decisive nella critica al nuovo capitalismo totalizzante, quella tra ambiente e sviluppo e quella di genere. Un forte spirito di ricerca nella teoria critica del capitalismo dovrebbe alimentare una tendenza culturale e politica necessaria, insieme ad altre, alla rinascita politica della sinistra.

10. Il movimento operaio del Novecento vive dal ‘17 agli anni ‘80 su ciò che è stato definita l’alleanza, o la fusione, tra la classe operaia e una teoria, quella marxista-leninista. Per averne conferma basti pensare soltanto al fatto che il partito comunista dalla storia nazionale forse più autonoma di ogni altro, il Pci, modifica, nel suo statuto, il riferimento al marxismo-leninismo solo nel 1979. Il peso dell’alleanza in questo movimento operaio, quello del ‘900, quand’anche in esso siano cresciute esperienze diverse, è forte e innegabile. Ma questa non è la sola storia del movimento operaio possibile. Né è stata la sola. Ce ne sono state di diverse già nel corso della storia, si pensi al ciclo che precedette la Comune di Parigi, e dunque altre ce ne potranno essere, sempreché lo sfruttamento esistente sia considerabile politicamente significativo. Ad un nuovo movimento operaio la sinistra dovrebbe lavorare, nel tempo di una nuova rivoluzione capitalistica, anche modificando i contraenti l’alleanza e la sua stessa base teorica. A richiedere un soggetto capace di proporsi, su scala mondiale e in un processo storico, il superamento del capitalismo è la natura di questo capitalismo totalizzante, sono le forme concrete di sfruttamento e di alienazione che esso genera e la sua attuale proprietà di fare innovazione e contemporaneamente di produrre crisi di civiltà e di umanità. A questa ricerca non può essere estraneo il processo di costruzione della sinistra in Europa e in Italia che, tuttavia, deve disporre di un’autonoma fondazione politica, quella della definizione di un programma fondamentale in cui possano riconoscersi una molteplicità di soggetti e una pluralità di culture politiche, capace di costituire, come insieme, il fatto nuovo nella politica.

postato da: impastatoalatri alle ore 13:09 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, campagne, attivitĂ 
mercoledì, 19 novembre 2008

15 TESI PER LA SINISTRA

Pubblichiamo da oggi e per tre post, il contributo di Fausto Bertinotti per la ricostruzione della Sinistra in Italia ed in Europa. Il saggio come si evence dal titolo si fonda su quindici tesi, Fausto mette in luce l'esigenza di far rinascere una Sinistra ed i rischi della sua scomparsa definitiva se ciò non avvenisse, analizza i mutamenti di ordine sociale, politico ed economico avvenuti da Aprile ad oggi, dalla crisi del capitalismo, all'oppotrunità per la Sinistra di costruire ora una nuova proposta politica, ma ne misura tutti i limiti denunciandone l'inispiegabile silenzio. Infine avverte che le rendite di posizione per la sinistra si sono esaurite e senza un'idea di sè e del mondo "la sinistra non esiste e non rinasce". Pubblicheremo cinque tesi ad ogni post, così da facilitarne la lettura e favorire la discussione con i commenti. Al termine cercheremo di aprire un forum di discussione analizzando tutti i commenti pervenuti e le eventuali proposte. Come Circolo cittadino siamo impegnati nel progetto della Costituente di Sinistra e l'apertura del forum insieme al lancio della Costituente saranno le linee guide della nostra attività politica per il prossimo anno. Ci aspettiamo critiche, contributi ed idee da chi a cuore l'idea di far continuare a vivere nella società un progetto politico per una sinistra nuova, grande e popolare, una sinistra non minoritaria, né conservatrice, capace di lotta culturale, di rappresentare i ceti popolari e il lavoro, capace di conquistare  risultati e trovare le mediazioni necessarie senza smarrirsi.

A presto.

Da dove ripartire? 15 tesi per la sinistra

 

di Fausto Bertinotti 

 

1. Dopo la disastrosa sconfitta elettorale e la cancellazione della sinistra in Italia si è posta l’esigenza inderogabile della sua rinascita. Il rischio, in caso contrario, è la sua scomparsa dal panorama politico del paese per un lungo periodo.

 

2. Da allora, in pochi mesi, sono avvenuti eventi che hanno mutato profondamente la situazione, sia a livello mondiale, che del paese; sia nella sfera dell’economia, che in quella sociale, che in quella politica (seppure in questo caso lontano dall’Europa, come per la vittoria di Barack Obama). Ognuno di questi mutamenti, e tutti insieme reclamano una nuova, radicalmente nuova, presenza della sinistra in Italia e in Europa, rendendo persino più acuta l’esigenza, già emersa drammaticamente dopo il voto, di mettersi al lavoro per riempire un vuoto orribile.

 

3. Il precipitare della crisi, che ha investito il capitalismo finanziario globalizzato e che si estende dagli Usa al mondo intero, sottolinea duramente il vuoto di sinistra in Europa e propone, in tutta la sua portata storica, il tema della costruzione di una sinistra europea. E’ stato detto giustamente che, se non sa mettere in campo, di fronte a questa crisi, una proposta di politica economica alternativa a quella dei governi, la sinistra non esiste.

 

4. La risposta alla crisi del capitalismo finanziario globalizzato è dunque un banco di prova obbligato, tanto più per le spaventose conseguenze sociali e di pesante ristrutturazione del lavoro che, in sua assenza, si produrrebbero. Una traccia di proposta è già presente nel mondo degli economisti critici. La necessità del sistema di ricorrere all’intervento pubblico porta la contesa sulla natura dell’intervento pubblico e del ruolo dello Stato. Una proposta della sinistra dovrebbe cogliere l’occasione davvero straordinaria per rivendicare un intervento pubblico nell’economia finalizzato ad una prima riforma di quel modello di sviluppo che ha generato la crisi attuale, per andare nella direzione di un modello alternativo di economia più equa, più ecologica e meno instabile. L’intervento pubblico dovrebbe perciò essere massiccio, quanto precisamente finalizzato. E’ stato giustamente sottolineato che la sfida che si ripropone è sul cosa, come, dove e per chi produrre. E’ concreta la possibilità di cogliere l’occasione della nazionalizzazione della finanza per rivendicare un piano del lavoro che faccia dello Stato il garante di una programmazione per il pieno impiego e un lavoro di qualità che superi la sua precarizzazione. Alla sua base vanno individuate, e scelte, le grandi questioni irrisolte della società e i bisogni maturi e non soddisfatti. La guida di questa svolta nella politica economica sta nella organizzazione della domanda dove più stretta è la relazione tra le problematiche economiche, quelle della qualità e stabilità del lavoro e quelle ecologiche, per costruire delle risposte che sollecitino uno sviluppo qualificato della ricerca, della ricerca applicata, della tecnologia e di nuove forme di organizzazione del lavoro. La dimensione necessaria per questa riforma della politica economica è certo quella europea, ma già il livello nazionale va investito da una forte iniziativa politica e sociale. L’occasione è quella di una terribile difficoltà, ma anche quella propizia alla rinascita della sinistra, nel cimento su un passaggio così difficile. Si tratta ora di immettere questo schema di proposta con forza nel dibattito e nello scontro politico. Su questa traccia va contemporaneamente messa all’opera una comunità scientifica allargata, all’esperienza sociale in primo luogo, da cui nasca una proposta condivisa che possa entrare in relazione con tutti i fronti di lotta.

 

5. Il movimento di lotta di queste ultime settimane di straordinaria mobilitazione nella scuola ha dimostrato quel che si doveva già sapere, che nessun consenso di opinione mette al riparo i governi dall’insorgere del conflitto sociale, ma, contemporaneamente, ci fa scoprire una nuova dimensione possibile del conflitto, quella della sua indipendenza dalle forze politiche e della sua irrappresentabilità. Si tratta di un movimento del tutto inedito, assai diverso non solo da quelli del ‘68 e del ‘77, ma anche da quello della Pantera, un movimento diverso per composizione, organizzazione e forme di crescita anche dal movimento altermondista. Esso promuove l’azione collettiva della popolazione di un comparto della società, qui la scuola, sulla base della denuncia della lesione di un suo diritto condiviso. Avevamo già visto che senza la sinistra non c’è opposizione politico-sociale, ora impariamo che neppure l’opposizione sociale rimette più in piedi la sinistra. Si sono consumate tutte le rendite di posizione della politica. Senza un’idea di sé, del suo rapporto con i movimenti e con la società la sinistra non esiste e non rinasce.

 

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 14:05 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, campagne, attivitĂ 
giovedì, 23 ottobre 2008

UNA BUONA NOTIZIA DALL'EMILIA ROMAGNA

PROPRIO NEL MEZZO DELLA STAGIONE VENATORIA, IL TAR DELL'EMILIA ROMAGNA SOSPENDE LA DEROGA DELLA REGIONE ALLA CACCIA ALLO STORNO, SPECIE PROTETTA.

UN SUCCESSO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CHE HANNO SFIDATO LE COORPORAZIONI POLITICO-VENATORIE, PRESENTI SIA A DESTRA CHE A SINISTRA DELLO SCHIERAMENTO ISTITUZIONALE, IMPUGNANDO LA DELIBERA REGIONALE PER LA DEROGA DELLA CACCIA ALLO STORNO, APPROVATA DA SETTE REGIONI, TRA CUI NATURALMENTE IL LAZIO, CHE IN QUANTO A FAR FELICI LE LOBBY'S POLITICO-VENATORIE NON VOLEVA ESSERE SECONDA A NESSUNO.

ORA QUESTO PRECEDENTE POTREBBE DARE FORZA ANCHE ALLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE LAZIALI PER PROVARE A FERMARE LA STRAGE DI STORNI ATTUALMENTE IN CORSO,NON NEGHIAMO CHE PROVEREMO UN CERTO PIACERE A VEDERE LE FACCIE DI ALCUNI POLITICI-CACCIATORI NOSTRANI CHE HANNO COSTRUITO LE LORO FORTUNE ELETTORALI A SUON DI FUCILATE, SE LO STESSO PROVVEDIMENTO FOSSE ADODATTO ANCHE DAL TAR DEL LAZIO.

RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO LA NOTIZIA, E SPERIAMO CHE QUALCOSA SI MUOVA ANCHE QUI DA NOI.

LA POLEMICA 

Forlì, 21 ottobre 2008 - Da oggi è sospesa la caccia allo storno. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto la richiesta della Lega per l’abolizione della caccia e da altre associazioni ambientaliste: salta dunque l’attività venatoria nel periodo di punta della stagione. Infuriati i cacciatori, che presenteranno ricorso contro la sentenza del Tar :"E’ un provvedimento assurdo e immotivato, lo storno procura gravi danni all’agricoltura, soprattutto agli alberi da frutto — dice Stefano Pasini, presidente provinciale dell’associazione nazionale Libera Caccia— . Tra l’altro la sentenza arriva proprio nel momento clou per questo tipo di caccia, che interessa circa 6 mila degli 8 mila cacciatori della nostra provincia. E’ ovvio che faremo ricorso, ma ormai la stagione è compromessa".

Lo storno, uccello migratore, non figura nel calendario delle specie cacciabili, ma sette Regioni hanno introdotto delle deroghe per consentire tale attività venatoria, che si svolge nelle zone di pianura.

Il Tar è intervenuto sulla delibera regionale del 29 luglio scorso, soddisfatti gli ecologisti : "Lo storno non si può cacciare perché l’Unione Europea lo considera una specie a rischio — ricorda Claudio Malmesi, del direttivo Wwf di Forlì — . Le norme stesse dicono che se gli uccelli creano danni alle colture si devono impiegare in primo luogo altri sistemi, come quelli sonori. Qualcuno in modo improprio ha citato il caso delle olive: peccato che lo storno si cibi soprattutto di quelle cadute, colpite dal parassita".

 

IL CIRCOLO PEPPINO IMPASTATO

postato da: impastatoalatri alle ore 13:55 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, campagne
venerdì, 26 settembre 2008

...UN FIORE..

"...è questo il fiore

del partigiano

morto per la libertà"

 

 

Un fiore per onorare chi ha dato la vita

per la pace, la libertà, la giustizia, la democrazia.

 

L’ANPI della provincia di Modena ha lanciato una iniziativa semplice ma significativa, che si va rapidamente diffondendo  in tutta Italia.

 

 

“Ogni cittadino, le istituzioni, i sindacati, i partiti politici, i movimenti e le associazioni che si riconoscono nei valori dell’antifascismo, protestino contro chi continua a sovvertire la storia per colpire i principi costituzionali e le base della democrazia, portando un fiore nei luoghi ove si ricordano i partigiani e gli antifascisti caduti per liberare l’Italia dalla occupazione nazista e per sconfiggere il fascismo.”

 

postato da: impastatoalatri alle ore 09:31 | link | commenti (35)
categorie: campagne