Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

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martedì, 23 dicembre 2008

ARRIVEDERCI AL 2009

081219questionemoraleLA REDAZIONE DEL BLOG VI AUGURA BUONE FESTE E VI DA' APPUNTAMENTO PER IL NUOVO ANNO.

AUGURI!!!

postato da: impastatoalatri alle ore 10:22 | link | commenti (11)
categorie: pensieri
giovedì, 11 dicembre 2008

SCIOPERO GENERALE

scioperogenerale

otto ore      venerdì  12 dicembre

contro la crisi

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postato da: impastatoalatri alle ore 14:48 | link | commenti (9)
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martedì, 09 dicembre 2008

15 TESI PER LA SINISTRA (III^ PARTE)

Con le ultime cinque tesi per la rinascita della Sinistra in Italia ed in Europa che pubblichiamo qui di seguito, si conclude il contributo di Fausto Bertinotti al tentativo di far ripartire con progettualità e senso una Sinistra capace di tornare protagonista nella politica nazionale ed europea. Fausto nelle ultime cinque tesi del suo saggio, senza molti giri di parole và dritto al cuore dei problemi che affliggono i partiti di Sinistra, dicendo a tutti i militanti che oggi non ci sono scorciatoie di nessun tipo, né identitarie, né troppo indefinite  per generare una rinascita della Sinistra, afferma che bisogna ricominciare da capo, “…tutti coloro che vogliono costituire una forza politica capace di tornare a declinare, in Europa, nel secolo XXI, di fronte al capitalismo totalizzante del nostro tempo, i temi di libertà e eguaglianza e che sanno che, dopo la sconfitta, si tratta di cominciare da capo…”. Quindi affronta il come farlo, considerato che per Bertinotti oggi non esiste un solo partito capace da solo di ricostruire un’opposizione credibile e forte, ed invita “..nel nuovo ciclo politico e che prende forza dall’esigenza di uscire da questo quadro impotente, è quello della ristrutturazione delle forze oggi di opposizione per dar vita ad una nuova grande sinistra di alternativa, unitaria, plurale, fondata imprescindibilmente sulla democrazia della partecipazione..”.

Affronta il fallimento della stagione dei governi di centro-sinistra della quale si assume come dirigente la propria parte di responsabilità, dichiarando chiusa quella stagione, e dice che una nuova Sinistra non può rinascere senza un progetto autonomo e che guardi al futuro e non al passato “..questa nuova forza di sinistra per esistere deve disporre di un progetto autonomo, capace di delineare, per un intero ciclo, il suo compito nella società italiana ed europea. L’ispirazione della sua azione deve essere proiettata nel futuro (la rinascita della grande sinistra di cui costituisce la prima tappa)..”e ancora che “…il tema del governo va ripensato invece che abbandonato, ma per farlo bisogna ripartire dalla sinistra, dalla sua forza nella società, dalla sua capacità di produrre egemonia, senso comune, da un progetto riformatore della società, dell’economia e della democrazia capace di essere condiviso da grandi masse…”.

La conclusione del saggio attraverso le tesi 14 e 15 vi invitiamo a leggerle con molta attenzione, e per questo non anticipiamo nulla, esse però sono secondo noi le linee guida, l’embrione di una speranza vera, cioè che la Sinistra su basi nuove e su progetti ambiziosi ma calati dentro l’oggi può davvero rinascere e tornare protagonista. Questo almeno è il nostro augurio e questo ci impegneremo a fare. L’invito in chiusura a tutti  è quello  di partecipare a questa sfida con il proprio contributo di idee e storie, si riparte qui ed ora.

 

15 TESI PER LA SINISTRA

di  Fausto Bertinotti

 

 11. In politica è certo importante come chiamarsi. I simboli, i segni di una comunità scelta parlano di un’identità, di un’appartenenza. In questo nostro tempo l’identità, se vuole contrastare, anche in sé, il codice dell’esclusione che è quello oggi prevalente nella società (basti pensare, per la sua presenza nefasta e corruttiva, al riemergere del razzismo), deve essere aperta e formarsi in progresso, fermo solo il punto di avvio. I grandi nomi definitori dei partiti sono indistinguibili dalla loro storia. Parlano il linguaggio della politica solo quando sono riconoscibili ai grandi numeri, alle persone comuni e sanno trasmettere il senso dell’appartenenza ad un’impresa comune, ad un campo significativo di forze. Non è la stessa cosa dichiarare di militare personalmente per una causa o fare di essa il programma di un partito. Comunista è una parola molto impegnativa, da maneggiare con cura e misura. Essa è insieme troppo e troppo poco per definire, oggi e qui, un nuovo soggetto politico. Troppo, perché se il programma del comunismo è, come è, la liberazione del e dal lavoro salariato esso non può trovare posto (seppure possa illuminarne la ricerca) nella dimensione storica concreta a cui deve rispondere il programma fondamentale della sinistra, che non può che essere, realisticamente, ma anche ambiziosamente, quella della ricerca sul socialismo del XXI secolo. Troppo poco, perché quand’anche dichiarata l’ipotesi finalistica comunista, non potrebbe dirci granché delle ragioni, concrete, sempre quelle del qui e ora, per cui deve costituirsi la sinistra oggi, dopo la distruzione. Altro è stato, e sarebbe, il caso dell’intervento sul nome di formazioni già esistenti dove il rispetto della storia, delle storie che l’hanno animato e la loro costituzione materiale, danno conto direttamente e storicamente di un percorso e delle sue aperture, basti pensare a quello del Pci. Altro è dar vita ad un nuovo progetto politico. La sinistra è stata l’origine della politica di libertà e di giustizia nella storia moderna, cosa che consente la rammemorazione sempre necessaria per prendere il nuovo slancio. Ma è contemporaneamente anche la riaffermazione, nel presente, di un clivage, senza il quale non c’è più la politica, non c’è più scelta, il clivage tra destra e sinistra. La sinistra parla di una famiglia politica potenzialmente così ampia da poter comprendere tutti coloro che vogliono costituire una forza politica capace di tornare a declinare, in Europa, nel secolo XXI, di fronte al capitalismo totalizzante del nostro tempo, i temi di libertà e eguaglianza e che sanno che, dopo la sconfitta, si tratta di cominciare da capo. Non sarà casuale che dopo la caduta delle dittature militari in America Latina, nel rinascimento della sinistra latinoamericana, nessuna grande formazione politica che lì ha condotto alla vittoria, nei diversi paesi, la sinistra e i popoli del continente si chiami comunista, nessuna dal Ptt di Lula al Mas di Evo Morales, pur avendo tutte al loro interno socialisti e comunisti.

12. Nessuna forza politica in Italia ha in sé oggi la forza e la cultura politiche sufficienti per questo necessario big - bang da cui possa rinascere la sinistra. Il Pd non è sinistra, e non per la composizione della sua base sociale, ma per la natura intrinseca del partito e del suo progetto politico. I partiti che hanno dato vita all’arcobaleno di sinistra lo sono, ma, separati, non hanno la massa critica necessaria per l’impresa, e, dopo la sconfitta, sono imprigionati anche rispetto alla capacità di innovazione da pesanti derive neo-identitarie. Il tema del tutto inedito, nel nuovo ciclo politico e che prende forza dall’esigenza di uscire da questo quadro impotente, è quello della ristrutturazione delle forze oggi di opposizione per dar vita ad una nuova grande sinistra di alternativa, unitaria, plurale, fondata imprescindibilmente sulla democrazia della partecipazione. La situazione, prima caratterizzata dall’esistenza di due sinistre in competizione, conflitto e possibile alleanza tra loro, è stata sostituita da una nuova situazione senza più sinistra. Sulla base dell’analisi di fatto la priorità delle priorità diventa perciò la rinascita della sinistra. Ma bisogna riconoscere che, ancora sulla base dell’analisi delle soggettività politiche in campo, quest’ipotesi, matura come grande esigenza per le forze di cambiamento e per la democrazia, è immatura soggettivamente. Ciò non toglie che debba essere indicata come meta da perseguire, non già con qualche scorciatoia politicista, per altro impossibile, ma attraverso la messa in campo di una ambiziosa e complessa operazione sociale, culturale e politica, di cui il primo passo possa essere la rottura degli steccati per cimentarsi con realtà dure e difficili come le questioni del lavoro, della scuola e della risposta da dare alla crisi, alla recessione e all’attacco all’occupazione.

13. Per affrontare questa sfida non solo vanno evitate le scorciatoie politiciste, ma ci si deve altresì precludere la via alla ricerca di un assetto delle forze di opposizione che non solo non costituirebbe uno stadio intermedio rispetto alla ristrutturazione e alla rinascita della sinistra, ma ne contraddirebbe l’ispirazione di fondo. E’ l’ipotesi secondo la quale, alla crisi del centro-sinistra degli ultimi 10 anni, si dovrebbe sostituire il rapporto tra l’attuale Pd e una forza alla sua sinistra che assuma il compito di condizionarne le politiche e per riaprire, su questa base, la prospettiva di governo. Questo esito, che rappresenterebbe nient’altro che uno sviluppo moderato dell’attuale situazione di vuoto, è da contrastare nettamente. Esso ha una sola verità interna ed è che, nella attuale immaturità della ristrutturazione, deve essere perseguito l’obiettivo della costruzione da subito, si potrebbe dire da ieri, di una forza di sinistra. Ma questa nuova forza di sinistra per esistere deve disporre di un progetto autonomo, capace di delineare, per un intero ciclo, il suo compito nella società italiana ed europea. L’ispirazione della sua azione deve essere proiettata nel futuro (la rinascita della grande sinistra di cui costituisce la prima tappa) e non risucchiata nel passato del centro-sinistra. Il centro-sinistra è finito, ed è finito insieme alla sua tormentata, speranzosa ma, al fondo, fallimentare stagione. La cultura prevalente che l’ha promossa - governare la globalizzazione attraverso un corpo di regole e una classe dirigente moderna - non solo è all’origine del fallimento dei due governi Prodi, ma è stata sepolta dall’esplodere della crisi del capitalismo finanziario globalizzato. Certo il tema del governo va ripensato invece che abbandonato, ma per farlo bisogna ripartire dalla sinistra, dalla sua forza nella società, dalla sua capacità di produrre egemonia, senso comune, da un progetto riformatore della società, dell’economia e della democrazia capace di essere condiviso da grandi masse.

14. La costruzione di una forza politica unitaria e plurale della sinistra, così com’è oggi possibile, mettendo insieme e portando a unità, in un’impresa da costruire insieme, le forze e le persone che sentono fortemente questa esigenza, è un passaggio difficile quanto necessario. Necessario, prima che il quadro politico del paese si chiuda nel soffocante bipartitismo che avanza. Questo processo costituente di una forza di sinistra sarebbe la prima tappa di un cammino ancor più ambizioso, ma intanto indispensabile per non morire tra moderatismo, da un lato, chiusura identitaria, da un altro, ed esodo dalla politica, da un altro ancora. La realtà sociale del paese è ancora viva, anche se, in parte assai considerevole, drammaticamente depoliticizzata. Nei corpi intermedi della società italiana, sindacati, associazioni, centri sociali, volontariato, vive un patrimonio di esperienze e saperi che parla le lingue della sinistra, quand’anche questa sia, come oggi, muta. Nei movimenti puoi assistere a fenomeni imprevisti, del tutto imprevisti, anche fino a pochissimo tempo dal loro manifestarsi, come quello della scuola. Nell’intellettualità del paese, negli operatori di cultura, arte e spettacolo, in alcuni giornali di sinistra c’è il deposito di resistenze, spesso condannate alla solitudine, eppure non trascurabile. Se si riuscisse a profonderle tutte e ognuna in un’impresa comune, da questa nascerebbe la sinistra di oggi e di domani. Allora questo va fatto, rompendo gli indugi. C’è una sola condizione che tutte e tutti coloro che sentono il bisogno di sinistra hanno il diritto di porre per poter prendere parte paritariamente al processo costituente ed è la certezza della democrazia. La sinistra, per esistere, deve ora essere irriducibilmente democratica. Occorre qui una discontinuità secca col suo passato lontano e anche recente. Non c’è più la legittimazione che nei precedenti gruppi dirigenti, quelli usciti dalla Resistenza, consisteva nella loro storia; ogni cooptazione diventa arbitraria e divide; ogni intesa oligarchica diventa un ulteriore fattore di ulteriore distacco della politica dalla società e dai soggetti in essa attivi. L’impegno deve quindi, su questo terreno, essere irrevocabile: ogni funzione dirigente, ogni funzione di rappresentanza, fin dall’inizio del processo, deve essere attribuita con la partecipazione di tutti i rappresentati con voto segreto, su scheda bianca, tutte e tutti elettori ed eleggibili e tutti revocabili: inesorabilmente e rigorosamente una testa un voto.

15. La sinistra deve avere l’ambizione di essere anche una comunità scelta, un insieme di luoghi e di relazioni che fanno accoglienza e cura della persona. In essa devi poterci stare bene. Devi poter avere voglia di partecipare. La pratica della nonviolenza deve improntare le sue relazioni sia esterne che interne. La creazione di forme di autogoverno e di partecipazione deve costituire, in essa, il suo modo di essere e deve investire i vari aspetti del vivere, del produrre, del consumare, del convivere e del fare politica. C’è, a questo fine, da conquistare una sorta di precondizione, la rottura dell’individualismo competitivo che ha investito tutte le nostre relazioni individuali e collettive per sostituirlo, se non con un comportamento altruistico, almeno con uno improntato all’”egoismo maturo”, cioè alla consapevolezza che o ce la si fa insieme o non ce la si fa. Si potrebbe cominciare, nei rapporti interpersonali, nei luoghi di confronto politico e di formazione delle decisioni, col sostituire il troppo abusato “non sono d’accordo” con il “sono d’accordo, ma…”. Alla riforma della soggettività da investire nell’impresa bisogna, affinché si possa produrre e sia efficace, una altrettanto riforma strutturale del modo di essere della sinistra. Il centralismo romanocentrico, figlio non più dell’esigenza nazionale di una formazione compatta di combattimento, bensì della “governamentalità” e della centralità delle istituzioni nella politica, va spezzato in radice, dalle fondamenta. La sinistra deve saper avvolgere la dimensione nazionale in due altre dimensioni strategiche, in alto, quella europea (dove continua ad essere preziosa l’esperienza del partito della sinistra europea) e in basso, ma fondativo, il territorio. Il territorio, non già nella sua cattiva lettura basista o peggio nella sua pessima lettura populista, ma la contrario come terreno culturale, civile, di storia e di esperienza (l’Italia delle cento città) che può indurre la politica a ricominciare dalla messa in discussione dei concreti e differenziati manifestarsi di un modello di sviluppo la cui contestazione è la ragione prima della rinascita della sinistra. Perciò va fatta, nell’organizzazione della politica della sinistra, la scelta di un modello federativo partecipato, fondato sulla parificazione dei ruoli dirigenti tra autonome strutture regionali (la sinistra sarda, campana, lombarda, toscana, pugliese, etc.) e la direzione nazionale che deve essere da esse compartecipata. La rinascita della sinistra dai territori, in un disegno nazionalmente condiviso, è la via maestra per dare vita al suo primo compito ai fini di sconfiggere l’egemonia nella società conquistata dalla nuova destra. La realizzazione della riforma della società civile mediante la produzione di culture, di pratiche sociali, di luoghi e forme di convivenza, di organizzazioni civili, sociali ed economiche che contengono una critica vissuta al primato dell’impresa e del mercato, è parte decisiva di questo compito storico. E’ anche da qui, dalla rottura culturale e fattuale con ogni centralismo, che rinasce la sinistra.

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 16:32 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, campagne, attivitĂ 
domenica, 07 dicembre 2008

Proclama per riduzione dei compensi spettanti ai politici.

Il circolo ripropone un articolo e proclama comparso giorni fa sull'ente di informazione locale on line "parallelo 41", ponendosi sulla stessa direttiva del mezzo di informazione stesso, e intenti a non strumentalizzarlo. La prposta è una provazione bella e buona ma tesa a scatenare un dibattito costruttivo.

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Come italiani siamo figli della romanità classica. In periodi così bui per la nostra società , dove il cittadino medio è vessato dal rincaro dei prezzi, soprattutto sui generi di prima necessità, ed a stento arriva a fine mese con il suo misero stipendiuccio, stimiamo sia arrivato il momento che l’intera classe dei nostri rappresentanti politici,  dalle amministrazione comunali a quella parlamentare, contempli una forte presa di coscienza dichiarando quale sia il trattamento economico spettante per la carica che ricopre e contribuendo immediatamente a ridurre i propri compensi, qualora essi fossero stimati, eccessivamente alti. Cosi facendo la classe politica dimostrerebbe di essere degna di rappresentare i cittadini, e allo stesso tempo con una riduzione della spesa pubblica, in alcuni casi sperperi, alleggerirebbe  il gravame fiscale sul groppone dei contribuenti.  Basti questo cenno storico per far comprendere ,in un regime di RES PUBLICA, quali siano i doveri dei politici:

Prendiamo come fonte di riferimento, Tito Livio nella sua monumentale AB URBE CONDITA. Siamo nella prima Roma repubblicana, quando la città pur avendo una relativa egemonia sul Lazio, non era la gran  potenza che successivamente divenne. Intorno al 407 a. C. fu stabilito di muovere guerra alla  potente città etrusca di Veio che distava da Roma una decina di Km ( meno di 20). La città di Veio non potendo contare sull’apporto della intera confederazione etrusca dovette combatter con le sue sole forze contro Roma ,i romani avevano ottenuto ampi successi tanto che assediarono i veienti.

I romani fino ad allora avevano sempre combattuto guerricciole  con i bellicosissimi vicini, Equi, Volsci ecc, ma sempre nella bella stagione, infatti potevano poi tranquillamente tornare in città per l’inverno , e attendere la primavera per ricominciare a darsele di santa ragione con i vicini. Eppure assediare una ricca e potente città del calibro di Veio, rendeva necessario procrastinare le operazioni di assedio anche per l’inverno. L a società romana del tempo usciva graffiata dalle dispute tra patrizi e plebei e le angherie dei decemviri, ora stava sperimentando il tribunato militare, che non vincolando auspici, avrebbe permesso anche a qualche eminente plebeo, di rivestire incarichi politico-militari. Ma i tribuni della plebe, rappresentanti del popolo, ancora agitavano il foro con i loro proclami contro i patrizi.  Il senato composto da patrizi, per la guerra con Veio, stimò giusto istituire allora lo stipendio per i soldati, che sembravano avviarsi verso un certo professionismo; ma i tribuni della plebe sobillavano volevano far capire alla plebe che quello stipendio non era altro che una piccola parte delle tasse con cui i patrizi spremevano i plebei, erano soldi della plebe, estorti con le tasse e solo transitanti per l’erario. Per i tribuni i patrizi non avrebbero mai contribuito al pagamento di quella tassa che avrebbe fatto maturare i fondi per i salari dei militari, visto che essendo il censo dei senatori-patrizi  elevato avrebbero dovuto corrispondere più denaro.

Già sobillavano il foro i tribuni arringando una plebe che sembrava assecondare i suoi rappresentanti, quando dalla curia senatoria  i più eminenti tra i senatori –patrizi  diedero l’esempio volendo essere i primi a dare il loro contributo asseconda del loro alto censo, e fecero allora condurre carri stracolmi di monete di bronzo, l’argento ancora non c’era, lasciando l’intera plebe di stucco; e sul’esempio dei patrizi fecero i plebei più ricchi …..  la plebe abbandonata l’ira che fomentavano i suoi tribuni, pagò il tributo che doveva per censo e stringeva le mani dei senatori-patrizi , asserendo fosse giusto chiamarli padri, perché avevano avuto a cuore le sorti del RES PUBLICA.

Che bella storiella!  Spero possa essere uno sprone per chi dice e vuole rappresentarci, quello era un tempo antico ma che riflette, pur nelle sue problematiche, una profondità democratica impressionante. Era la Roma antica dove se un tribuno o un console o qualsiasi altro pubblico magistrato, avesse in animo di proporre una nuova legge, doveva come tale presentarla al popolo, palesando la sua maestria nell’oratoria e eloquenza, e poco dopo il popolo riunito nei comizi diviso per tribù, ovviava ad accettarla o meno. Che bella la RES PUBBLICA! E noi invece, non avremmo il diritto di indignarci contro chi, predica il bene per il suo popolo e poi raggiunta la poltrona fa leggi contro l’interesse della sua gente, che ormai beffata non può far più nulla? O contro chi fa tagli su tutto, sia esso di destra o di sinistra, ma ratifica un aumento del suo onorario?

Ora basta non credete?

 

Giovanni De Santis.

P.S.: la foto riproduce il nobilissimo senatore e censore Appio Claudio il cieco reso cieco per aver pubblicizzato l'avito rito scrale dei Potizi e Pinari e meglio noto per le sue opere da censore come la via Appia, e molto altro. Si tratta di un dipinto esposto nei centri della nostra politica raffigurante il vecchio censore portato in senato per ascoltare le proposte dell'ambasciatore del re dell'Epiro, Pirro , di nome Cinea. I romani sconfitti due volte da Pirro stavano per accettare le sue condizioni, grazie alla eloquenza di Cinea, ma irruppe nella curia il vecchio Appio, e pregò gli dei che lo rendessero ora anche sordo piuttosto che ascoltare tesi secondo cui il popolo romano finisse subordinato a dei grecetti, allora tutto il senato si ricredette. Fu allora che Cinea disse che il senato romano era un mostro a mille teste pur recidendone alcune, altre si sarebbero ripresentate ancor più minacciose, mentre per un regno la morte di un re, uno solo, poteva far precipitare il suo regno nel baratro.

 

postato da: impastatoalatri alle ore 12:23 | link | commenti
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mercoledì, 03 dicembre 2008

PER PASSIONE E PER GIOCO

10delpiero

250 GOAL IN BIANCONERO, UN CAMPIONE ED UN UOMO STRAORDINARIO ( foto- LA STAMPA-)

postato da: impastatoalatri alle ore 12:01 | link | commenti (26)
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