Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

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giovedì, 27 novembre 2008

IL RE DELLA CASTA

brunetta_albertone

DAL MINISTRO ANTI-FANNULLONI 600 EURO MENSILI D'AUMENTO PER LA CASTA DEI SUOI DIRIGENTI E CONSULENZE MILIONARIE PER L'AUTHORITY DEL MERITO ( QUATTRO "SCIENZATI" CHE SARANNO PREMIATI CON 25000 € AL MESE CIASCUNO). PER COMPIACERE IL PROPRIO STAFF HA  APPENA FIRMATO UN ACCORDO SINDACALE CHE AUMENTA STABILMENTE DI BEN 600 EURO AL MESE LO STIPENDIO DEI 3000 DIPENDENTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, TRA I QUALI SONO INCLUSI ANCHE QUELLI DELLA FUNZIONE PUBBLICA. A FRONTE DELLA GENEROSISSIMA ELARGIZIONE COSA CHIEDE L'UOMO SIMBOLO DELLA PRODUTTIVITA'? UN ENORME AUMENTO DI EFFICENZA, BEN DUE ORE IN PIù DI LAVORO A SETTIMANA: ARRIVARE A 38 ORE LAVORATIVE A SETTIMANA ANZICHE' 36. ALTRO SCANDALO DEL DISEGNO DI LEGGE BRUNETTA IN DISCUSSIONE AL SENATO SONO ULTERIORI 500 MILA EURO CHE IL NOSTRO SI E' FATTO RISERVARE PER IL GENERICO CAPITOLO "CONSULENZE". TUTTO QUESTO MENTRE 500 MILA PRECARI PERDERANNO IL LORO POSTO DI LAVORO DA 600 EURO MENSILI ENTRO LA FINE DELL'ANNO.

postato da: impastatoalatri alle ore 12:44 | link | commenti (5)
categorie: pensieri

MEMORIA

LETTERA DI UN PARTIGIANO

 “BIAGI NO, PROTTI SI?”

 

Sono Enrico Fogliazza di Cremona, già parlamentare della II e III ex legislatura (1953 – 1963) e combattente partigiano – commissario politico della 17 Brigata Garibaldi “F,Cima” operante in bassa Valle di Susa in provincia di Torino. Attualmente sono Presidente dell’ANPI di Cremona.
Stamane mi sono sentito profondamente offeso alla notizia del No del Comune di Milano ad un riconoscimento a Enzo Biagi - della mia età e pure lui partigiano, oltre che grande giornalista. Ed anche del No a Roberto Saviano.
Nel 1943 dopo l’8 settembre – a seguito dello sfascio dello Stato Italiano e della occupazione nazista e fascista - oltre mille giovani cremonesi, in barba al potentissimo Ras di Cremona Roberto Farinacci passarono nelle file dei "ribelli". Parte sugli Appennini dell’Emilia, parte sulle montagne lombarde, molti in Piemonte; i fratelli Di Dio nel Novarese, una trentina con Barbato nelle Langhe, altrettanti nel cuneese e in Liguria, circa 130 in Valle di Susa.
Farinacci subì in questo modo uno scorno fortissimo, che mal digerì.
Anche per questo, con ogni probabilità, inviò in valle di Susa – ad Avigliana – un agguerrito reparto della GNR (fascisti repubblichini) da lui scelti tra i più fedeli con il compito di dare una lezione a "quei ragazzi" come esempio per tutti. Era in gioco anche il suo prestigio!
La notte del primo luglio 1944 partì da Cremona per Torino, scortato ed armato, il Sergente Maggiore Aldo Protti, appena tornato dalla scuola di Firenze, per specializzarsi nella lotta antipartigiana e trovarsi in valle di Susa il 2 luglio ad Almese e partecipare a un tremendo rastrellamento.
Quella mattina nazisti e fascisti giunsero al Colle del Lys, bloccarono un gruppo di giovani che lì vennero sorpresi. Erano arrivati da poco in montagna, non avevano trovato i resti della 4 Armata (come avevano sperato) ma avevano trovato solo fame e pidocchi. Erano ancora disarmati come tutti quelli - come noi - che erano arrivati da circa un mese. Non vennero fatti prigionieri, e nemmeno vennero fucilati. Vennero invece massacrati, sventrati, cavati gli occhi, evirati. Erano 26 giovani delle classi 1920-1926 (5 dei quali cremonesi, della stessa città di alcuni di quei GNR) che avevano disertato la chiamata alle armi lanciata con il famoso manifesto firmato da Giorgio Almirante.
In Val di Susa vi furono 718 partigiani morti, tra i quale 14 cremonesi - compresi il Comandante della Brigata Amedeo Tonani (Deo) di 21 anni e il Vice Comandante Sergio Rapuzzi (Pucci) 18 anni; nella valle di Lanzo 704; gli altri in val Sangone e Chisone per un totale di 2.024 morti.
Nel loro libro Sentire, Pensare, Volere - Storia della SS Italiana nata a Cremona, ed Ritter - al capitolo VII - Combatti e Nava, autori del volume, descrivono le operazioni antiguerriglia dell’estate 1944 svolte in valle Susa e al Colle del Lys e parlano del rastrellamento di quel giorno.
Si racconta che il comando generale tedesco aveva emanato una ordinanza con la quale prioritariamente invitava tutte forze tedesche e italiane ad eliminare i partigiani di quella zona, prima di trasferirsi al fronte.
Farinacci era dunque intervenuto - oltre che per il proprio prestigio - anche perché evidentemente doveva dimostrare obbedienza al comando nazista.. La GNR era certamente presente – come dicono i due scrittori – a Favella e al Col del Lys, e quindi anche il Protti e il gruppo dei cremonesi.
Il Sergente Maggiore Aldo Protti era a sua volta “fascista più dei fascisti”, come si autodefiniva lo stesso Farinacci. Divenne poi - scampato dalla guerra - baritono famoso, certamente per la sua bella voce, ma anche per l’aiuto che il gerarca fascista gli aveva fornito all'inizio, presso l’Eiar di Torino.
Mori nel 1995 e Alleanza Nazionale di Cremona ha chiesto, nel decennale della morte, di intitolare una via al "grande baritono e al cittadino benemerito". Noi partigiani e i famigliari dei Caduti siamo insorti e la via non è stata sinora dedicata anche per la fermezza dimostrata dal Sindaco prof. Gian Carlo Corada, dalla Giunta e dalla Commissione toponomastica.
Milano invece - città Medaglia d’oro della Resistenza - ha voluto dedicare, qualche tempo fa, al nome del Protti, un giardino della città.
E oggi rifiuta un doveroso quanto unanimemente condiviso riconoscimento alla memoria di Enzo Biagi.
Una vergogna. Il sacrificio dei caduti per la libertà non può essere così profondamente offeso e tradito!

 

On. Enrico Fogliazza
Presidente Provinciale ANPI Cremona

postato da: impastatoalatri alle ore 12:16 | link | commenti
categorie: pensieri
mercoledì, 26 novembre 2008

ANCORA SULLA SARDEGNA

SORU SI ARRENDE

 

Il governatore della Sardegna Renato Soru ha presentato ieri le sue dimissioni a seguito della bocciatura a votazione palese di una norma transitoria del Piano paesaggistico regionale per le zone interne dell’Isola. Ancora una volta gli interessi dei poteri forti hanno la meglio su un’idea sostenibile di governo del territorio, e la cosa più grave e che è ancora una giunta di centro-sinistra, ed in particolar modo il PD a garantire ai poteri economici di fare il bello ed il cattivo tempo dettando l’agenda al governo di turno, infatti il provvedimento avrebbe dovuto sostituire la vecchia normativa del 1989 per completare il programma di governo del territorio voluto da Soru, cominciato con la legge «salvacoste» del 2004 e proseguito con il Piano paesaggistico. Per il governatore era una «parte fondamentale della legislatura», quella che avrebbe consentito di puntare ad una pianificazione strettamente legata ad uno sviluppo ambientalmente sostenibile per l'Isola. Tra gli aspetti caratterizzanti della legge urbanistica, ora di fatto congelata, ci sono: la conferma del divieto di inedificabilità assoluta nella fascia dei 300 metri dal mare; il principio della compensazione con aree o crediti volumetrici per i proprietari di beni immobili da vincolare per rilevante interesse pubblico; gli incentivi per l'utilizzo di materiali non inquinanti e che favoriscano il risparmio energetico; il sistema del silenzio-assenso nelle concessioni edilizie. Dopo la riduzione a servitù militare di gran parte del proprio territorio, la Sardegna deve subire un altro duro colpo, noi per parte nostra continueremo a sostenere la maggioranza della popolazione sarda che siamo sicuri saprà reagire a questo ennesimo attacco alla propria terra. Intanto invitiamo Soru a continuare perché i passi indietro li devono fare altri e non certamente chi come lui ha cercato sia pure timidamente di rimettere al centro del governo un’idea ed una pratica nuova di amministrare che evidentemente è bastata a disturbare i “devastatori civili e militari” della Sardegna.

postato da: impastatoalatri alle ore 08:37 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, campagne
martedì, 25 novembre 2008

IL POLIGONO INTERFORZE DEL SALTO DI QUIRRA

imagesI misteri del Salto di Quirra - Da oltre vent'anni gli abitanti di Escalaplano vivono nel terrore di bimbi che nascono con gravi malformazioni e di adulti decimati da tumori del sistema emolinfatico. Un recente articolo di Piero Mannironi sul quotidiano La Nuova Sardegna getta nuove ombre e sospetti sul poligono interforze del Salto di Quirra.

 

Riaffiora la tragedia di Quirra. E dopo cinque anni ritorna in superficie anche il dramma di Escalaplano e dei suoi bambini deformi, che sembrava annegato silenziosamente nel tempo e nell’indifferenza. Li ha riportati alla superficie la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, che ha spedito in Sardegna i suoi consulenti per indagare su quanto è accaduto e sta accadendo nei poligoni militari sardi. L’équipe di scienziati e di tecnici ha cominciato a raccogliere dati e testimonianze che ora verranno interpretate attraverso modelli statistici e protocolli medici e chimici per tentare di spiegare la lunga catena di tumori del sistema emolinfatico e la nascita di bambini con gravi malformazioni. Se non una risposta definitiva, la Commissione parlamentare d’inchiesta sarà comunque in grado di fornire ipotesi supportate da robusti puntelli scientifici. I consulenti hanno illustrato alla Commissione d’inchiesta a che punto è arrivata la loro indagine che, a quanto pare, dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Si è intanto scoperto che gli accertamenti fatti finora nel Sarrabus, intorno al poligono interforze del Salto di Quirra presentano molte lacune. Oppure sono incompleti. Nel caso di Escalaplano non sarebbero neppure stati fatti. Ma ecco cosa ha riferito in Commissione la dottoressa Antonietta Gatti, ricercatrice di Scienza dei materiali al policlinico universitario di Modena, ma soprattutto autorevole studiosa di nanopatologie. Cioé una categoria di patologie che si sospetta siano provocate da particelle inorganiche di dimensione nanometrica. Malattie finora classificate come criptogeniche, ovvero di eziologia ignota.
La testimonianza
Ma ecco cosa dice la Gatti: «C’è una dottoressa, la dottoressa Aru, che ha svolto attività di pediatra nella zona di Escalaplano dal 1981 al 1983. Ci ha detto che nella sua esperienza di medico non le è mai capitato di osservare la tipologia di malformazioni che ha invece riscontrato in quegli anni e in quella determinata area, nonostante successivamente abbia lavorato in un grosso ospedale di Cagliari». Continua la Gatti: «La dottoressa Aru ha ipotizzato quindi che, dal 1981 al 1988 nel territorio di Escalaplano si sia verificato qualcosa di molto particolare che ha causato malformazioni che lei ha avuto modo di osservare solo nei libri. Ha anche ricordato che i colleghi consultati manifestarono analoga sorpresa. Ha quindi ribadito l’ipotesi che nell’area si sia verificato qualcosa di eccezionale, di cui al momento sembra non esserci più traccia nella zona, anche se personalmente ho trovato una malformazione in un bambino già morto, sempre nella zona di Villaputzu». Il “caso Escalaplano” scoppiò cinque anni fa grazie a un’inchiesta del nostro giornale, mentre si diffondevano a macchia d’olio polemiche roventi sulla “sindrome di Quirra”, cioé l’altissima incidenza di tumori del sistema emolinfatico tra la popolazione che vive intorno al poligono interforze. Troppe analogie riportavano alla catena di malati e di morti tra i soldati italiani inviati in missione in teatri di guerra, soprattutto nei Balcani, dove si era fatto largamente uso di proiettili all’uranio impoverito. L’inchiesta della Nuova riuscì a documentare che negli anni Ottanta erano nati a Escalaplano ben undici bambini con gravi deformità o con seri handicap fisici. A questi undici, per la verità, se ne dovrebbero aggiungere altri due sui quali però non fu possibile trovare una documentazione certa. Si tratta comunque di un numero abnorme di casi, che fa saltare qualsiasi fisiologia statistica. I dati di riferimento, per capire meglio l’entità del fenomeno, sono questi: Escalaplano contava circa 2.600 abitanti e il tasso di natalità viaggiava su un trend medio di 19-21 nascite l’anno. Il 1988 è l’anno maledetto: ben sei nascite “anomale”, tra le quali anche un caso di ermafroditismo.
L'anno maledetto
Facile pensare a un’unica causa, a una radice comune del dramma. E la forte concentrazione dei casi in un arco di tempo tanto limitato, non può non far pensare all’intervento nefasto di fattori esterni, che potrebbero aver drammaticamente condizionato la gravidanza di molte donne di Escalaplano. Escluso l’uso di farmaci dannosi durante la gestazione perché lo stesso tipo di malformazioni erano state osservate anche sugli animali. «I maiali - diceva la gente - nascevano senza occhi e senza orecchie». Ma ci si ricorda soprattutto della nascita di un capretto mostruoso, che venne spedito all’università di Sassari per essere esaminato. «Pensavamo che fosse colpa della nube radioattiva di Chernobyl» dicevano a Escalaplano. Cinque anni fa furono in tanti a mettere apertamente in relazione il dramma dei bambini deformi con la vita segreta della base. «Ci fu un periodo, il 1988, - ci dissero - in cui nel poligono si verificavano esplosioni in continuazione. Soprattutto i ragazzi e i bambini correvano sulla collina per vedere quelle enormi nuvole di fumo che si levavano dalla valle dove avvenivano le esercitazioni. Erano esplosioni fortissime,, che facevano addirittura tremare i muri delle case del paese». «E poi - ci dissero ancora - quelle nuvole di polvere venivano trasportate dal vento verso il paese. Era uno spettacolo che, in qualche modo, aveva un suo fascino: il paese diventava bianco, come se fosse caduta la neve». Ma la spedizione degli esperti della Commissione parlamentare d’inchiesta ha consentito di mettere a fuoco una serie di altri dati inquietanti. Sempre la dottoressa Antonietta Gatti: «Il comune di Villaputzu è collocato a sud rispetto al poligono del Salto di Quirra ed è vicinissimo ad altri due paesi, Muravera e San Vito, che hanno più o meno gli stessi abitanti: c’è un fiume che divide il territorio in due zone: al di là del fiume le patologie riscontrate sono in misura otto volte maggiore rispetto a quelle verificate al di qua del fiume. Esiste quindi un dato locale che, a mio avviso, non può essere mediato sulla realtà industriale della Sardegna». Ma i consulenti della Commissione hanno parlato anche di forti discrepanze tra il numero dei malati certificato dalle statistiche ufficiali e le informazioni invece raccolte da comitati spontanei di cittadini. E che dire, poi, della testimonianza di un geologo che ha parlato di tre sorgenti «di tre colori diversi: marrone, verde e giallo» all’interno del poligono? Un rilevamento fatto a seicento metri d’altezza. «Essendo i paesi molto più in basso rispetto al poligono - ha detto la Gatti - è possibile che ci sia stato un inquinamento delle falde acquifere. Considerato inoltre che sull’altipiano sono stati e continuano a essere distrutti armamenti - ho camminato su una discarica a cielo aperto, credo che questo sia il termine che meglio chiarisce la situazione - è possibile che l’inquinamento delle falde sussista tuttora».
Statistiche
E ancora: come interpretare il fatto che «il trenta per cento dei pastori sia stato colpito da leucemia»? Un dato sicuramente unico in Italia. E poi: il 25% degli ammalati «è costituito da lavoratori di una ditta che presta servizio nel poligono interforze; quindi si tratta di civili, ai quali si devono aggiungere anche due militari». Si è parlato anche di Teulada. La presidente Lidia Menapace ha riferito infatti il parere del generale Luigi Ramponi, membro della stessa Commissione, secondo il quale si tratterebbe di una «zona contaminata». Secondo due consulenti, Armando Benedetti e Domenico Leggiero, merita una grande attenzione anche il poligono di Capo Frasca dove si sono esercitati gli aerei americani A-10 Shark face, detti anche le cannoniere volanti. Si tratta di micidiali aerei anticarro capaci di “vomitare” fino a 4.200 proiettili all’uranio impoverito grazie al cannone rotante GAU-8 Avenger.

dal blog Lissandru

postato da: impastatoalatri alle ore 15:09 | link | commenti (5)
categorie: campagne, attivitĂ 
venerdì, 21 novembre 2008

15 TESI PER LA SINISTRA ( Parte 2)

Pubblichiamo la seconda parte del saggio di Fausto Bertinotti, diviso in quindici tesi per la ricostruzione della Sinistra in Italia ed in Europa. Fausto prosegue la sua analisi denunciando l'attacco definitivo delle forze del capitale al mondo del lavoro, dice che la Sinistra deve tornare ad organizzare i processi sociali ( lotte, rivendicazioni, referendum..) con l'obbiettivo di aggregare le diverse anime che la compongono ad un piano di lavoro comune ed efficace. Fausto continua, parla di una Sinistra che deve porsi come una forza politica di cambiamento e trasformazione, una Sinistra capace di porsi come progetto politico su scala mondiale il superamento del capitalismo, progetto in cui possano riconoscersi una molteplicità, pluralità le chiama Bertinotti di culture politiche. Come sempre aspettiamo le vostre critiche, commenti e proposte.

Buona lettura ed a presto.

15 TESI PER LA SINISTRA II parte ( da 6 a 10).

di Fausto Bertinotti

 

6. Il lavoro sarà investito da una nuova fase di ristrutturazione promossa dalla crisi, e sulla base della recessione e dell’attacco all’occupazione. Il padronato si prepara a gestirla facendola precedere da un a-fondo sul sistema contrattuale con lo scopo di ridurre non solo il lavoro, ma anche il sindacato a variabile dipendente della competitività aziendale. Sebbene possa sembrare troppo radicale ed estremista, l’obiettivo confindustriale è proprio quello di cancellare l’autonomia rivendicativa e contrattuale del sindacato per sostituirlo con la sua istituzionalizzazione neocorporativa: un cambio della sua natura per sottomettere “definitivamente” il lavoro all’impresa e al capitalismo. Cambiano, anche assai profondamente, i cicli economici e la composizione del lavoro, ma il lavoro, la contesa sul lavoro e la soggettività delle lavoratrici e dei lavoratori, cioè il concreto manifestarsi delle lotte di classe, torna come uno degli snodi decisivi per l’esistenza della sinistra. Non c’è nessun automatismo né alcuna esclusività da proporre, né alcuna collocazione gerarchica da rivendicare rispetto ad altre contraddizioni, prima tra tutte quella ambientale. Semplicemente senza una sua politica su questo snodo la sinistra non esiste. La stessa questione sindacale acquista un peso del tutto particolare sia rispetto alla questione sociale che a quella politica. Se la Cgil si sottrarrà all’esito voluto dalla Confindustria e dal Governo niente rimarrà come è stato dal 1992 ad oggi, e comincerà una nuova seppur difficile storia del sindacato e del conflitto di lavoro in Italia.

7. Sia che si guardino le già grandi novità intervenute, dopo la storica sconfitta, dal punto di vista strutturale che dal punto di vista dei processi politici, si vede emergere quale tema prioritario, connesso con la questione delle proposte sulla natura del nuovo intervento pubblico nell’economia, quello dell’efficacia dell’opposizione ai fini di impedire che il cerchio si chiuda, con l’irreversibile cancellazione per l’intero medio periodo della sinistra e con la sistematica separazione tra il sociale e il politico, tra la vita delle persone e la politica. La qualità e l’ampiezza dell’opposizione debbono porsi all’altezza di un disegno regressivo di restaurazione che vede progressivamente soppiantare la Carta fondamentale della Repubblica da una costituzione materiale che ne rovescia il senso, facendosi accompagnare da una rivoluzione conservatrice guidata dalla nuova destra. L’esito di un “regime leggero”, a fondamento di un assetto a-democratico della società, può essere impedito solo da un’opposizione di sinistra, popolare, di massa e capace di risalire, per metterle in discussione, alle cause strutturali del disagio sociale e della crisi economica. Ripensare a fondo l’agire collettivo, attivare tutte le forme della democrazia partecipativa, andare a lezione dai movimenti emergenti, rivoluzionare la grammatica dei rapporti tra forze politiche e movimenti, scegliere i tempi e i modi di proprie campagne di mobilitazione e di lotta che facciano venire alla luce potenzialità latenti, far coesistere esperienze diverse solo disposte a riconoscersi reciprocamente, rileggere le esperienze di democrazia diretta a partire dall’uso mirato del referendum, costituire autonomi comitati di scopo, sono solo alcune delle pratiche necessarie di un piano di lavoro politico che associ chiunque ci stia sulla base della selezione politica operata unicamente dalla condivisione dell’obiettivo.

8. Era già evidente dopo la sconfitta che la rinascita della sinistra sarebbe dovuta essere in realtà un cominciare da capo. Tutto ciò che accade avvalora questa tesi. Il rinnovamento nella continuità, che sarebbe stato possibile fino a ieri è oggi impossibile. Lo sarebbe stato, con particolare forza, di fronte ai grandi passaggi storici mancati, come la primavera di Praga, il ‘68-’69, lo stesso ‘89, per lo straordinario accumulo di storia e di esperienze fin lì a disposizione e che avrebbero potuto permettere un’uscita da sinistra dalle crisi del movimento operaio. Allora sarebbe stato possibile quel che oggi non è più possibile. Ancora, in tutt’affatto diverse condizioni, di fronte al costituirsi del movimento altermondista, un’estrema possibilità si era venuta proponendo alla politica. Ma oggi, dopo la sconfitta storica e la scomparsa della sinistra politica come forza attrattiva, questa ipotesi di lavoro non è più possibile. Quel che resta vivo dei tentativi, anche coraggiosamente tentati di fronte ai precedenti passaggi critici, è l’esigenza di fondo, quella di un’uscita da sinistra dalla crisi del movimento operaio. Ma ora è necessario che sia un’uscita da sinistra capace di essere praticata da nuove grandi organizzazioni politiche. La sinistra di cui c’è bisogno è perciò una sinistra di società, cioè capace di essere portatrice di una rinnovata critica del modo di produzione capitalistico e di un’alternativa di società e, contemporaneamente, per forza organizzata, capace di influenzare il corso generale in atto e le scelte della politica: una forza politica di cambiamento e di trasformazione.

9. Ricominciare politicamente da capo per ricostruire la sinistra in Italia e in Europa non vuol dire contrarre la malattia del nuovismo che è un’apologetica dell’innovazione che ora si fa addirittura grottesca di fronte ad una realtà come quella attuale che fa dire come scriveva Gorz “Non è un capitalismo in crisi, ma è la crisi del capitalismo che scuote profondamente la realtà”. Essa genera a sua volta una crisi di civiltà e un rischio per l’umanità tutta. Un’adesione all’attuale modernizzazione è semplicemente insensata. Né vuol dire essere dimentichi del passato. Il movimento operaio del ‘900 è il mondo da cui veniamo. Delle tre grandi direttrici su cui si è sviluppato, la prima è morta nella tragedia, ed è quella che, sulla rottura rivoluzionaria, ha fondato la costruzione dello stato e di ciò che è stato chiamato il comunismo reale; la seconda è molto, molto malata, ed è quella che, in tutta la seconda metà del secolo, specie in Europa, ha continuato a porsi il tema della trasformazione della società capitalista diventando protagonista del compromesso democratico dei 30 anni gloriosi; la terza è ancora vitale (anche per la conferma, seppur anche spiazzante, che le viene dalle grandi mutazioni di cui il capitalismo è capace per riconfermarsi) ed è il nucleo forte della critica al capitalismo proprio dell’impianto marxiano. Proprio in ragione della sua vitalità convince ancora la tesi propagata da grandi intellettuali marxisti già alla fine del secolo scorso di andare oltre Marx, tesi che pretende una duplice opposizione, sia nei confronti di chi ne propone l’abbandono, sia di chi ne propone una acritica nuova adozione. Si può pensare di mettere a frutto la vitalità della teoria, consapevoli anche della sua maturità, proprio cercando la relazione con due contraddizioni altrettanto decisive nella critica al nuovo capitalismo totalizzante, quella tra ambiente e sviluppo e quella di genere. Un forte spirito di ricerca nella teoria critica del capitalismo dovrebbe alimentare una tendenza culturale e politica necessaria, insieme ad altre, alla rinascita politica della sinistra.

10. Il movimento operaio del Novecento vive dal ‘17 agli anni ‘80 su ciò che è stato definita l’alleanza, o la fusione, tra la classe operaia e una teoria, quella marxista-leninista. Per averne conferma basti pensare soltanto al fatto che il partito comunista dalla storia nazionale forse più autonoma di ogni altro, il Pci, modifica, nel suo statuto, il riferimento al marxismo-leninismo solo nel 1979. Il peso dell’alleanza in questo movimento operaio, quello del ‘900, quand’anche in esso siano cresciute esperienze diverse, è forte e innegabile. Ma questa non è la sola storia del movimento operaio possibile. Né è stata la sola. Ce ne sono state di diverse già nel corso della storia, si pensi al ciclo che precedette la Comune di Parigi, e dunque altre ce ne potranno essere, sempreché lo sfruttamento esistente sia considerabile politicamente significativo. Ad un nuovo movimento operaio la sinistra dovrebbe lavorare, nel tempo di una nuova rivoluzione capitalistica, anche modificando i contraenti l’alleanza e la sua stessa base teorica. A richiedere un soggetto capace di proporsi, su scala mondiale e in un processo storico, il superamento del capitalismo è la natura di questo capitalismo totalizzante, sono le forme concrete di sfruttamento e di alienazione che esso genera e la sua attuale proprietà di fare innovazione e contemporaneamente di produrre crisi di civiltà e di umanità. A questa ricerca non può essere estraneo il processo di costruzione della sinistra in Europa e in Italia che, tuttavia, deve disporre di un’autonoma fondazione politica, quella della definizione di un programma fondamentale in cui possano riconoscersi una molteplicità di soggetti e una pluralità di culture politiche, capace di costituire, come insieme, il fatto nuovo nella politica.

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categorie: pensieri, campagne, attivitĂ 
mercoledì, 19 novembre 2008

15 TESI PER LA SINISTRA

Pubblichiamo da oggi e per tre post, il contributo di Fausto Bertinotti per la ricostruzione della Sinistra in Italia ed in Europa. Il saggio come si evence dal titolo si fonda su quindici tesi, Fausto mette in luce l'esigenza di far rinascere una Sinistra ed i rischi della sua scomparsa definitiva se ciò non avvenisse, analizza i mutamenti di ordine sociale, politico ed economico avvenuti da Aprile ad oggi, dalla crisi del capitalismo, all'oppotrunità per la Sinistra di costruire ora una nuova proposta politica, ma ne misura tutti i limiti denunciandone l'inispiegabile silenzio. Infine avverte che le rendite di posizione per la sinistra si sono esaurite e senza un'idea di sè e del mondo "la sinistra non esiste e non rinasce". Pubblicheremo cinque tesi ad ogni post, così da facilitarne la lettura e favorire la discussione con i commenti. Al termine cercheremo di aprire un forum di discussione analizzando tutti i commenti pervenuti e le eventuali proposte. Come Circolo cittadino siamo impegnati nel progetto della Costituente di Sinistra e l'apertura del forum insieme al lancio della Costituente saranno le linee guide della nostra attività politica per il prossimo anno. Ci aspettiamo critiche, contributi ed idee da chi a cuore l'idea di far continuare a vivere nella società un progetto politico per una sinistra nuova, grande e popolare, una sinistra non minoritaria, né conservatrice, capace di lotta culturale, di rappresentare i ceti popolari e il lavoro, capace di conquistare  risultati e trovare le mediazioni necessarie senza smarrirsi.

A presto.

Da dove ripartire? 15 tesi per la sinistra

 

di Fausto Bertinotti 

 

1. Dopo la disastrosa sconfitta elettorale e la cancellazione della sinistra in Italia si è posta l’esigenza inderogabile della sua rinascita. Il rischio, in caso contrario, è la sua scomparsa dal panorama politico del paese per un lungo periodo.

 

2. Da allora, in pochi mesi, sono avvenuti eventi che hanno mutato profondamente la situazione, sia a livello mondiale, che del paese; sia nella sfera dell’economia, che in quella sociale, che in quella politica (seppure in questo caso lontano dall’Europa, come per la vittoria di Barack Obama). Ognuno di questi mutamenti, e tutti insieme reclamano una nuova, radicalmente nuova, presenza della sinistra in Italia e in Europa, rendendo persino più acuta l’esigenza, già emersa drammaticamente dopo il voto, di mettersi al lavoro per riempire un vuoto orribile.

 

3. Il precipitare della crisi, che ha investito il capitalismo finanziario globalizzato e che si estende dagli Usa al mondo intero, sottolinea duramente il vuoto di sinistra in Europa e propone, in tutta la sua portata storica, il tema della costruzione di una sinistra europea. E’ stato detto giustamente che, se non sa mettere in campo, di fronte a questa crisi, una proposta di politica economica alternativa a quella dei governi, la sinistra non esiste.

 

4. La risposta alla crisi del capitalismo finanziario globalizzato è dunque un banco di prova obbligato, tanto più per le spaventose conseguenze sociali e di pesante ristrutturazione del lavoro che, in sua assenza, si produrrebbero. Una traccia di proposta è già presente nel mondo degli economisti critici. La necessità del sistema di ricorrere all’intervento pubblico porta la contesa sulla natura dell’intervento pubblico e del ruolo dello Stato. Una proposta della sinistra dovrebbe cogliere l’occasione davvero straordinaria per rivendicare un intervento pubblico nell’economia finalizzato ad una prima riforma di quel modello di sviluppo che ha generato la crisi attuale, per andare nella direzione di un modello alternativo di economia più equa, più ecologica e meno instabile. L’intervento pubblico dovrebbe perciò essere massiccio, quanto precisamente finalizzato. E’ stato giustamente sottolineato che la sfida che si ripropone è sul cosa, come, dove e per chi produrre. E’ concreta la possibilità di cogliere l’occasione della nazionalizzazione della finanza per rivendicare un piano del lavoro che faccia dello Stato il garante di una programmazione per il pieno impiego e un lavoro di qualità che superi la sua precarizzazione. Alla sua base vanno individuate, e scelte, le grandi questioni irrisolte della società e i bisogni maturi e non soddisfatti. La guida di questa svolta nella politica economica sta nella organizzazione della domanda dove più stretta è la relazione tra le problematiche economiche, quelle della qualità e stabilità del lavoro e quelle ecologiche, per costruire delle risposte che sollecitino uno sviluppo qualificato della ricerca, della ricerca applicata, della tecnologia e di nuove forme di organizzazione del lavoro. La dimensione necessaria per questa riforma della politica economica è certo quella europea, ma già il livello nazionale va investito da una forte iniziativa politica e sociale. L’occasione è quella di una terribile difficoltà, ma anche quella propizia alla rinascita della sinistra, nel cimento su un passaggio così difficile. Si tratta ora di immettere questo schema di proposta con forza nel dibattito e nello scontro politico. Su questa traccia va contemporaneamente messa all’opera una comunità scientifica allargata, all’esperienza sociale in primo luogo, da cui nasca una proposta condivisa che possa entrare in relazione con tutti i fronti di lotta.

 

5. Il movimento di lotta di queste ultime settimane di straordinaria mobilitazione nella scuola ha dimostrato quel che si doveva già sapere, che nessun consenso di opinione mette al riparo i governi dall’insorgere del conflitto sociale, ma, contemporaneamente, ci fa scoprire una nuova dimensione possibile del conflitto, quella della sua indipendenza dalle forze politiche e della sua irrappresentabilità. Si tratta di un movimento del tutto inedito, assai diverso non solo da quelli del ‘68 e del ‘77, ma anche da quello della Pantera, un movimento diverso per composizione, organizzazione e forme di crescita anche dal movimento altermondista. Esso promuove l’azione collettiva della popolazione di un comparto della società, qui la scuola, sulla base della denuncia della lesione di un suo diritto condiviso. Avevamo già visto che senza la sinistra non c’è opposizione politico-sociale, ora impariamo che neppure l’opposizione sociale rimette più in piedi la sinistra. Si sono consumate tutte le rendite di posizione della politica. Senza un’idea di sé, del suo rapporto con i movimenti e con la società la sinistra non esiste e non rinasce.

 

 

 

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categorie: pensieri, campagne, attivitĂ 
mercoledì, 05 novembre 2008

BARAK OBAMA ELETTO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

obama

 "ORA COSTRUIAMO INSIEME, TUTTI INSIEME UN MONDO DI PACE" Barak Obama, Chicago 4-11-2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categorie: pensieri
martedì, 04 novembre 2008

tribmi_mussolini

 

Nel tribunale di Milano, all'alba dell'ottobre 2008, si amministra la Giustizia sotto il faccione di Benito Mussolini, con tanto di elmetto d'ordinanza. Al terzo piano del palazzo di giustizia di Milano, nell’aula della Quinta sezione penale, un affresco del pittore futurista Primo Conti, che del fascismo fu fervente seguace, è stato accuratamente restaurato, con i soldi degli italiani, per riportare alla luce l'immagine che dall'aprile 1945 era coperta da una mano di colore arancione: quella di Benito Mussolini, raffigurato di profilo, accanto a Virgilio, Dante, Napoleone, sotto il trono del Cristo.
Il restauro, si è appreso, è opera dei "restauratori del ministero dei Beni culturali, che da oltre un anno stanno lavorando a recuperare i tanti capolavori degli anni Trenta che abbelliscono (sic!) il tribunale milanese".
Per giorni e giorni avvocati, magistrati, giornalisti che hanno frequentato quella sala hanno trovato del tutto naturale operare sotto lo sguardo ottuso del duce, di cui del resto è nota - si ricordi il Tribunale Speciale - l'alta considerazione per la Giustizia.
L'ANPI della Lombardia, per bocca del suo presidente Antonio Pizzinato, ha chiesto alle autorità della Repubblica di rimuovere senz'altro quell'opera di propaganda del regime fascista da un'aula del tribunale della Repubblica.
Il presidente nazionale dell'ANED, Gianfranco Maris, ex deportato a Mauthausen e notissimo avvocato milanese, ha ricordato che "tutti coloro che in questi decenni hanno frequentato il Palazzo di Giustizia Milanese sapevano che dietro a quella macchia di colore c'era il ritratto di Mussolini. Non è una scoperta dei restauratori. I quali, al contrario, intervenendo in quel modo hanno illegittimamente disatteso per via amministrativa una precisa disposizione del CLNAI, il quale, quando decise la copertura di quella parte del dipinto, aveva forza di autorità di governo nell'Italia del Nord, conferitagli dal legittimo governo italiano con sede nell'Italia del Sud già liberata dall'occupazione nazifascista. Un atto di superficialità intollerabile, ha concluso Maris, intrinsecamente vergognoso".

 

 

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