Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

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giovedì, 30 ottobre 2008

IN MARE APERTO...

Lettera a una studentessa

 

Nichi Vendola

 

Non hai un solo nome, sei un soggetto plurimo, sei una moltitudine, sei maschile e femminile. Eppure voglio scriverti pensandoti come un singolo, anzi come una singola.

Si, come una studentessa: e non certo per pelosa galanteria, ma perché la “cosa” che incarni è così poco militarizzata e gerarchizzata che mi offre una declinazione al “femminile” dei pensieri che mi ispiri. E dunque, cara studentessa anti-Gelmini: ti spio, ti annuso, provo a decifrare il tuo lessico, cerco di indovinare i tuoi gusti e le tue passioni.

Hai la faccia anche della mia piccola Ida, che è andata al suo battesimo con la piazza con la serietà

con cui ci si presenta ad un esame scolastico.

Il suo primo corteo. Mi sono imposto, per una questione di igiene politica, di non fare paragoni (il 68, il 77, l’85, la pantera): quei paragoni che dicono molto della nostra vecchiezza e poco della giovinezza di chi compone le forme nuove della ribellione al potere. Ho cercato di non sovrapporre la mia epopea, la mia biografia, la mia ideologia, al corpo sociale che tu rappresenti, al processo culturale che tu costruisci, alla radicale contraddizione che tu fai esplodere con la fantasia e il sarcasmo dei tuoi codici

comunicativi e della tua contro-informazione.

Tu sei, seppure ancora appesa a più fili di adolescenza, una domanda matura e irriducibile di democrazia: e hai capito che per non essere ridotta alla volgarità del tele-voto e della pubblicità, la democrazia non può che vivere e rigenerarsi nel rapporto con le culture, nella socializzazione dei saperi critici, nella ri-tessitura quotidiana delle reti di incivilimento e dei nodi di convivialità.

La scuola è il fondamento di ogni democrazia. Lo è quando insegna ai bimbi delle elementari l’elementare rispetto per ogni essere umano: precetto che forse evaporerebbe in qualche istituto scolastico di rito padano.

Lo è quando riannoda i fazzoletti della memoria storica e tramanda narrazioni, saperi e valori.

Lo è anche quando la scuola fuoriesce da sé, straripa nel conflitto politico-sociale, invade la piazza, trasferisce la cattedra sul marciapiede, proietta le proprie attitudini pedagogiche sui territori, rompe la separatezza dei suoi microcosmi e investe con domande di senso l’intera società.

Dimmi che scuola hai e ti dirò che società sei. C’è chi immagina, anzi c’è chi vuole apparati della formazione che preparino alla precarietà esistenziale e produttiva: e dunque servono scuole e università dequalificate.

Le classi dirigenti (forse è più appropriato dire “classi dominanti”) si riproducono invece per partenogenesi, ben protette in quei laboratori della clonazione sociale che sono scuole e università private.

Cara studentessa, queste cose tu le hai scoperte con semplicità, le hai spiegate alla tua famiglia, le hai narrate con compostezza nelle assemblee, hai rivendicato la tua centralità (la centralità della pubblica istruzione) contro chi “cogliendo l’attimo” dell’egemonia berlusconiana voleva e vuole di colpo annullare un secolo di battaglia delle idee, di esperienze gigantesche di riorganizzazione sociale e scolastica: hai ben compreso che la Gelmini non è folclore, ma è il punto più insidioso dell’offensiva della destra, è una sorta di don Lorenzo Milani rovesciato, è l’apologia di un “piccolo mondo antico” abitato da voti in condotta e grembiulini monocromatici dietro la cui scenografia ottocentesca si muove la modernità barbarica del mercato: che non ha bisogna di individui colti, e liberi perché padroni delle conoscenze, ma ha bisogno di piccole libertà in forma di merce per individui ammaestrati alla competizione e diseducati alla cooperazione.

Carissima studentessa, la lezione più importante che ho appreso studiando le vicende del secolo in cui sono nato è che l’obbedienza non è una virtù assoluta. Se è ossequio ad un potere cieco, ad un codice violento, ad un paradigma di morte, allora bisogna ribellarsi, allora bisogna scegliere le virtù civiche della disobbedienza.

Non si può obbedire alla politica del cinismo affaristico e classista. Al contrario, dobbiamo cercare la politica che ci aiuta ad essere la forza ostetrica che fa nascere il futuro.

Volevo ringraziarti perché, spiandoti e annusandoti, non ho pensato: questa qui è dalla mia parte.

Ho pensato che la mia parte (stavo per dire il mio partito) è nello spazio riempito dai tuoi gesti, dalle tue parole, dalla forza inaudita di tutte le tue libertà.

postato da: impastatoalatri alle ore 12:07 | link | commenti
categorie: pensieri
martedì, 28 ottobre 2008

ALATRI E L’INTEGRAZIONE.

immigrazione

Quello che mi spinge a scrivere è un vero sentimento di disprezzo verso i discriminatori di questi TEMPORA contemporanei e moderni. Ci  s’avvia sempre di più verso  il futuro, il secolo scorso e questa manciata di anni del nuovo millennio,  hanno messo a disposizione dell’uomo, mezzi tecnologici e di progresso anche culturale, minimamente immaginabili nei secoli passati.

Il progresso, in ogni campo , ha subito impennate vertiginose a cui l’uomo a stento riesce a stare al passo. Ma in Italia ed ad Alatri il progresso dell’ uomo e della sua apertura mentale è rimasto ibernato ormai a tempi passati.

Si impone oggi il serissimo problema dell’integrazione tra culture e popoli diversi, in modo imperante: il nostro paesello ormai pullula di stranieri venuti da ogni dove a cercare fortuna qui da noi, ma noi ci ritraiamo su noi stessi , spaventati e disgustati dalla diversità che essi più o meno manifestano. Personalmente credo che quanto l’ultimo Gaber cantava, ritorna vivaddio , di assoluta attualità, avvolte c’è da vergognarsi a dichiararsi italiani.  La paura o ritrosia istintiva, che l’italiano mostra verso lo straniero, è alla base dei disastri da poco passati, quali il ragazzo di colore malmenato fino alla morte per dei biscotti o ragazzi di colore malmenati così, da bande di giustizieri, loro si, veramente clandestini. Ed allora eccoli i nostri politicanti, quelli che vogliono l’Europa, ma che colgono al volo il disprezzo e la paura verso lo straniero e pubblicizzano slogan velatamente razzisti come “ ognuno padrone a casa sua ” , generando consenso e palesando l’arretratezza mentale del nostro popolo. Nessuno invece, ne da destra ne da sinistra, ha incentrato il proprio programma sulla lotta alla mafia o camorra  che continuano a speculare, uccidere e rubare soldi dei cittadini. L’Italia ha nella verità un serio problema , di immigrazione, geograficamente è il nesso tra la nuova Europa e l’Africa,  è il centro dell’antico  Mediterraneo, perciò diventa meta di transito per uomini e donne alla ricerca di un futuro migliore.  L’uomo può ben poco dianzi al destino, mi verrebbe da dire, “ si nasce dove capita..” non lo possiamo di certo scegliere, per questo, istinto primario dell’uomo è quello di migrare, girare, conoscere, apprendere ,benedetto essere qual è, dotato di ragione che è un lume che fa luce nelle stanze buie della specie.

Mi scontro giornalmente con persone cieche, di quelle che dicono …” … io non sono razzista … ma ora basta , sono troppi, se ne stessero a casa loro ” …. Nemmeno  quelli che vengono da noi fossero, zecche o topi intesi come minacce e portatori di mali e pestilenze. Siamo italiani e come tali abbiamo un dovere nei confronti della Storia e del Futuro, rivive nel nostro sangue il dramma dei nostri antenati intesi come migranti per antonomasia che hanno ripopolato i nuovi mondi, in momenti brutti per il nostro paese; siamo italiani e discendenti della Latinità antica quella che ha fatto l’ Europa e l’ha globalizzata, quella che espresse concetti di HUMANITAS e CIVILITAS , dispensati al mondo come faro per gli orizzonti futuri; ed eccoci ora ingrassati ed impigriti  pronti a coniare inenarrabili espressioni, “ puzzi come un albanese” ed a dare ad un termine un valore negativo stereotipizzandolo,  STRANIERO = DELINQUENTE e DIVERSO.

Ad Alatri la vita va molto più lenta dei grandi centri metropolitani, assommerà pure 30 000 anime, ma il centro del paese che si vive giornalmente, si compone di solite facce che si conoscono e sovente si confrontano, ma a disparte stanno loro, i diversi, guardati con occhi biechi e sdegnosi, considerati i nuovi servi  e nuove mignotte che urtano l’armonia del paesello. Quello che mi stupisce è che in zone nelle  quali risiedono stranieri , il fitto o valore delle case cala vertiginosamente,  quello che mi fa vomitare sono governi che vogliono classi differenziate nelle scuole primarie, tanto per iniziare alla “ghettizzazione” bambini coetanei stranieri, tenendo conto che in tale provvedimento viene espresso il concetto di “DISCRIMINAZIONE POSITIVA” reinventando la lingua italiana o capovolgendola;  quello che mi fa vergognare è vedere il musulmano come un nemico, quello che mi fa incazzare è vedere un popolo chiuso dentro le sue mura mentali e considerando se stesso ormai completato. Nessuno pensa alla solidarietà tra uomini, a strutturare centri per assistenza e accoglienza, piuttosto  di chiudersi nella propria cultura e ambire al rimpatrio dei clandestini, cosa che è impossibile. Tutti pronti a dire che molti stranieri sono delinquenti, e le carceri piene di questa marmaglia, ma nessuno pensa  a quei  figli di papà, scarcerati per l’intercessione dell’avvocato di famiglia o che magari in Italia la giustizia e sicurezza sono un optional.

Loro raccoglitori di pomodori, manovali,  uomini e donne senza diritti e parlanti un vociare eterogeneo, sono lavoratori che portano a casa il pane come noi, con il sudore in fronte perché il loro è un travaglio culturale prima che fisico ….. poi veniamo noi, i figli d’Italia e di una generazione che ha  cresciuto nel benessere  figli e nipoti e che ci spinge verso quegli attestati , diplomi o lauree, che diano senso all’ascesa sociale e che mai vorrebbero un figlio a raccogliere ortaggi e mescolare cemento. C’è in  atto uno scontro di esigenze tra noi e loro, c’è mera utilità in gioco, c’è possibilità di accrescere una cultura con influssi di altre, ma preferiamo altro. Allora basti questo breve racconto.

Accompagnavo la mia dolce metà, a fare shopping in un negozietto del centro storico di Alatri, biancheria intima femminile al che non potevo far altro che girare gli occhi tutt’intorno a fissare mura o cartelloni promozionali ammirando le grazie delle modelle.  D’ improvviso entra una signora, distinta dal bel vestire, un po’ attempata che con accento assolutamente nostrano chiede alla proprietaria:   “ Marì ….. ma chi si vende quell’ appartamentino sopra al tuo negozio ….  Fammi sapere ho deciso di cambiare casa, pure in affitto non mi interessa “ . Allora la negoziante :  “ …. Ma chi te lo fa fare hai una casa bellissima in pieno centro? “ .  La signora allora muta espressione, stringe le sopracciglia con fare severo e replica. “ No … no non ne posso più ormai tutt’intorno abitano solo rumeni fastidiosi e cattivi. Mi danno problemi seri perché parlano …. Parlano forte e poi  li vedi dalle finestre che la sera bevono birra , con quei bambini che urlano e le mamme che strillano in rumeno, cucinano cipolla e non posso più aprire le finestre a casa mia …. Eh ma ieri gliene ho dette quattro ….. gli ho detto che prima o poi chiamo la polizia …. così li riporta a casa loro …. al centro di Alatri sono solo loro” .

Io non potevo starmene zitto,  del resto lo stimai un dovere rispondere:  “ Signora mia bella, al centro storico sono tutti rumeni perché i proprietari delle case che gli danno in affitto vanno alla ricerca di quei biondini  visto che possono estorcere più denaro del consentito, non calcolando il fitto sul valore della casa ma sul numero degli inquilini della stessa e chiaramente tutto in nero , cosa pretende che  si sporchino per pagare le tasse del contratto d’affitto per dei miseri migranti? Poi non venga a dire che non servono a nulla, chi raccoglierà quei pomodori con cui condisce la sua squisita insalata, o chi costruirà ricoveri per gli altolocati del domani ….. ora le racconto un fatto ….. nella Roma antica i plebei fecero una secessione, erano stanchi di piegare le schiene per gli altolocati patrizi. I patrizi non si erano comportati bene ma ora non potevano più vivere senza plebe e senza soldati allora inviarono il saggio Menenio Agrippa, costui esaltando l’importanza sociale e civile della plebe la convinse a tornare in città, con una favoletta , dove la bocca era stanca di faticare a mordere e masticare per la pancia che statica e grassa non faceva nulla, allora decise di non faticare più ma così facendo l’organismo  deperiva fino alla morte ….. era evidente che anch’essa, la pancia, aveva una sua funzione e che la cooperazione tra elementi diversi , ma funzionali ad un unico fine , era necessaria. Così la plebe torno in città e Roma divenne quello che divenne …. Noi italiani abbiamo popolato il mondo esportando bellezze e brutture della nostra amata cultura, tipo la mafia e la pizza, ma ora non dobbiamo per la legge del contrappasso sfogare angherie subite sui nuovi migranti”. Non scrivo quanto risposto dalla signora, perché poco carino,avendo rischiato bastonate serie.

Un saggio indiano diceva che terra è terra e si trova, appartiene a chi la calpesta ma allo stesso tempo a nessuno visto che è  il poggiolo instabile di una materia eterogenea, non ci sono confini che tengano al desiderio di conoscere ed ambire ad un futuro migliore perché prima dell’uomo viene l’essere umano che impone fratellanza e solidarietà, non siamo cittadini di Alatri dobbiamo di diritto sentirci cittadini del mondo, ma di un nuovo mondo tutto da scoprire.  

 Non cancelliamo dalle nostre menti parole profonde di Gesù, di Gandhi o di Martin Luther  King visto che abbiamo una vita tutta da vivere davanti.       

Giovanni De Santis.     

 

 

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 18:24 | link | commenti (3)
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giovedì, 23 ottobre 2008

UNA BUONA NOTIZIA DALL'EMILIA ROMAGNA

PROPRIO NEL MEZZO DELLA STAGIONE VENATORIA, IL TAR DELL'EMILIA ROMAGNA SOSPENDE LA DEROGA DELLA REGIONE ALLA CACCIA ALLO STORNO, SPECIE PROTETTA.

UN SUCCESSO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CHE HANNO SFIDATO LE COORPORAZIONI POLITICO-VENATORIE, PRESENTI SIA A DESTRA CHE A SINISTRA DELLO SCHIERAMENTO ISTITUZIONALE, IMPUGNANDO LA DELIBERA REGIONALE PER LA DEROGA DELLA CACCIA ALLO STORNO, APPROVATA DA SETTE REGIONI, TRA CUI NATURALMENTE IL LAZIO, CHE IN QUANTO A FAR FELICI LE LOBBY'S POLITICO-VENATORIE NON VOLEVA ESSERE SECONDA A NESSUNO.

ORA QUESTO PRECEDENTE POTREBBE DARE FORZA ANCHE ALLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE LAZIALI PER PROVARE A FERMARE LA STRAGE DI STORNI ATTUALMENTE IN CORSO,NON NEGHIAMO CHE PROVEREMO UN CERTO PIACERE A VEDERE LE FACCIE DI ALCUNI POLITICI-CACCIATORI NOSTRANI CHE HANNO COSTRUITO LE LORO FORTUNE ELETTORALI A SUON DI FUCILATE, SE LO STESSO PROVVEDIMENTO FOSSE ADODATTO ANCHE DAL TAR DEL LAZIO.

RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO LA NOTIZIA, E SPERIAMO CHE QUALCOSA SI MUOVA ANCHE QUI DA NOI.

LA POLEMICA 

Forlì, 21 ottobre 2008 - Da oggi è sospesa la caccia allo storno. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto la richiesta della Lega per l’abolizione della caccia e da altre associazioni ambientaliste: salta dunque l’attività venatoria nel periodo di punta della stagione. Infuriati i cacciatori, che presenteranno ricorso contro la sentenza del Tar :"E’ un provvedimento assurdo e immotivato, lo storno procura gravi danni all’agricoltura, soprattutto agli alberi da frutto — dice Stefano Pasini, presidente provinciale dell’associazione nazionale Libera Caccia— . Tra l’altro la sentenza arriva proprio nel momento clou per questo tipo di caccia, che interessa circa 6 mila degli 8 mila cacciatori della nostra provincia. E’ ovvio che faremo ricorso, ma ormai la stagione è compromessa".

Lo storno, uccello migratore, non figura nel calendario delle specie cacciabili, ma sette Regioni hanno introdotto delle deroghe per consentire tale attività venatoria, che si svolge nelle zone di pianura.

Il Tar è intervenuto sulla delibera regionale del 29 luglio scorso, soddisfatti gli ecologisti : "Lo storno non si può cacciare perché l’Unione Europea lo considera una specie a rischio — ricorda Claudio Malmesi, del direttivo Wwf di Forlì — . Le norme stesse dicono che se gli uccelli creano danni alle colture si devono impiegare in primo luogo altri sistemi, come quelli sonori. Qualcuno in modo improprio ha citato il caso delle olive: peccato che lo storno si cibi soprattutto di quelle cadute, colpite dal parassita".

 

IL CIRCOLO PEPPINO IMPASTATO

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categorie: pensieri, campagne
martedì, 21 ottobre 2008

4 ORE CONTRO LA PRECARIETA'

4 ORE CONTRO LA PRECARIETÀ - Bruxelles, 25 ottobre 2008 

Sabato 25 ottobre 2008, dalle 15 alle 19, presso la sala "Claridge" (Chaussée de Louvain 24, Place Madou), a Bruxelles

 

Organizzato dal Partito della Sinistra Europea www.european-left.org, con l’appoggio delle organizzazioni locali: Parti Communiste Wallonie-Bruxelles www.particommuniste.be , Kommunistische Partij kp-online.be, Une Autre Gauche www.uneautregauche.be, Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea Belgio www.rifondazione.be , Partito dei Comunisti Italiani, Izquierda Unida, Bloco de Esquerda, Synaspismos.

 

Il Partito della Sinistra Europea (PGE) si accinge a svolgere la prossima grande fase della Campagna Europea contro la Precarietà. La Campagna è stata lanciata nel luglio 2008 con l’obiettivo di informare e mobilitare le persone in Europa riguardo e contro le condizioni di vita e di lavoro precarie presenti dentro e fuori l’Unione Europea. Già l’università estiva del PGE a Parigi, la Fête de l’Humanité e la partecipazione degli attivisti del Partito al Foro Sociale Europeo 2008 a Malmö, hanno fatto parte della Campagna.

 

 

 

Il 25 ottobre, il PGE organizza le "4 ore contro la precarietà", un evento pubblico a Bruxelles, dove si riuniranno attivisti e sindacalisti da ogni parte d’Europa.

Dopo un corteo che comincerà alle 14, gli attivisti del PGE così come di associazioni, movimenti sociali, studenti e personalità significative in Belgio e all’estero, dibatteranno sul tema della precarietà in Europa e sulle posizioni della Sinistra Europea a favore di una vita migliore, lavoro stabile e salari degni.

Le "4 ore contro la precarietà" avranno luogo il 25 ottobre 2008, dalle 15 alle 19, presso la Sala "Claridge" (Chaussée de Louvain 24, Place Madou), a Bruxelles.

 

 

Programma:

 

 

14:00 : raggruppamento per l’inizio del corteo alla Place Saint-Josse.

15:00 : benvenuto e introduzione alla Campagna contro la Precarietà, con testimonianze di associazioni, movimenti e sindacalisti belgi e di altri paesi sul tema della precarietà in Belgio e in Europa.

16:30 : musica.

17:15 : discorsi dei rappresentanti dei partiti della Sinistra Europea, associazioni, studenti e personalità significative sulla dimensione europea della precarietà.

18:30 : conclusioni.

 

 

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 15:13 | link | commenti (1)
categorie: attività
giovedì, 16 ottobre 2008

SCIOPERO GENERALE


 

 

Cub   -  Confederazione Cobas   -  SdL intercategoriale

 

SCIOPERO GENERALE

17 ottobre 2008

 

 

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

 

CORTEO ore 10

da PIAZZA DELLA REPUBBLICA a SAN GIOVANNI

 


CUB, Confederazione Cobas, SdL Intercategoriale hanno proclamato  lo SCIOPERO GENERALE di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 17 ottobre 2008.

Lo sciopero è a sostegno della piattaforma che le tre organizzazioni sindacali di base hanno unitariamente consegnato al governo il 20 giugno scorso e che prevede:

- forti aumenti per salari e pensioni, introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e difesa della pensione pubblica - rilancio del contratto nazionale - difesa e potenziamento dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, del diritto alla casa e all'istruzione;

- abolizione delle leggi Treu e 30 - continuità del reddito e lotta alla precarietà lavorativa e sociale;

- sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali;

- lotta al razzismo che nega diritti uguali e scarica sui migranti il maggior peso sociale;

- restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero.

 

La trattativa in corso tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per svuotare il contratto nazionale di lavoro, l’affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, il tentativo di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l’attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale della scuola e della sanità,  il razzismo diffuso a piene mani, i rinnovati venti di guerra, ci fanno prevedere un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo dovrà essere all’altezza della sfida mobilitando lavoratrici e lavoratori per difendere quanto sin qui acquisito con le lotte e per conquistare salario e nuovi diritti.

 

 

 DOMANI TUTTI A ROMA!

postato da: impastatoalatri alle ore 08:10 | link | commenti (20)
categorie: attivitÃ