Certe volte vorresti essere altrove.
Certe volte vorresti poter vivere senza lavorare.
Certe volte non vorresti essere lui.
Certe volte vorresti che qualcuno lo gridasse.
In questo difficile momento, è con immenso orgoglio e sorpresa che accogliamo la scelta di Forza…, mensile diretto da Gigino Minnucci che fa riferimento a Forza Italia, di servirsi di immagini da noi scelte in precedenza per illustrare il nostro blog.
L’ultimo numero ripropone, infatti, a pagina 7 e a pagina 9, due foto già utilizzate dal nostro blog.
Due foto ospitate dai server di Flickr. Dal momento che le due foto (eccole : 1 - 2) si trovano sul web, per la natura del mezzo di comunicazione, queste sono a disposizione di tutti. Tuttavia, è consuetudine su internet, senza chiedere alcun autoriazzione, collegare l’immagine al sito che ne è fonte o comunque citarne l’autore, per permettere a questi di controllare l'utilizzo che dell'immagine si è fatto e rispettare la sua "paternità". Periodici e quotidiani, in base al diritto d’autore, dovrebbero richiedere l'autorizzazione agli "autori" o, quantomeno, citarli, anche a margine della foto.
Sul nostro blog, in “Alatri e l’Unesco, perché no…” e ne “I mediocristiani” le suddette foto non riportano alcun collegamento agli autori. Come può essere possibile? Il circolo “Peppino Impastato” ha forse violato il diritto d’autore? Non hanno forse notato che le foto in questione sono ospitate dal sito Flickr che riporta la dicitura “tutti i diritti riservati”?

Molto più semplicemente i legittimi proprietari, cui sono riservati i diritti sulle foto, sono in un caso il Circolo “Peppino Impastato” (autore materiale il solerte Francesco Colazingari) e nell’altro il nostro iscritto Antonio Coletta (chè poi la sua foto è anche di bassa qualità… scarsi mezzi, scarsa qualità).
Non avendo alcuno scopo di lucro né le nostre attività politiche né quelle fotografiche, ciò che noi pubblichiamo è a disposizione di chiunque voglia riportarlo. Ricordiamo che è però importante citare in modo diretto o indiretto gli autori, per rispetto del nostro lavoro. In particolar modo quando non si è chiesta l'autorizzazione all'utilizzo.
Ci auguriamo perciò che Forza… ci ricordi nel prossimo numero (casomai citando anche il nostro indirizzo internet) e che voglia utilizzare nuovamente foto di nostra proprietà. E chissà che un giorno non faccia suo qualche nostro articolo! Ne saremmo veramente fieri!
"SE CI FOSSE LUCE, SAREBBE BELLISSIMO.."
dI ANTONINO SCACCIA
“…..Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo". Scrisse Aldo Moro nell’ultima lettera dal carcere del popolo delle brigate rosse indirizzata a sua moglie pochi giorni prima della sua esecuzione dopo 55 giorni di prigionia. I 55 giorni più lunghi della nostra storia repubblicana. Non ci fu luce e non fu bellissimo in quei giorni ma solo tante ombre che nonostante trenta anni di processi, di ricostruzioni letterarie (che hanno fatto la fortuna di qualche sciacallo brigatista e non solo) e cinematografiche, non si sono ancora dissolte ma avvolgono ancora le responsabilità dello Stato.
Non ci fu luce e non fu bellissimo lo stesso giorno in provincia di Palermo quando la mafia e l’assoluta assenza dello stesso Stato, ma sarebbe più giusto dire grazie alla presenza dello stesso Stato, trucidava Peppino Impastato, giornalista e attivista politico di sinistra o come si direbbe oggi della sinistra radicale.
Aldo Moro e Peppino Impastato due persone profondamente diverse ma sotto alcuni aspetti molto simili: erano entrambi degli innovatori, dei rivoluzionari rispetto al pensiero del periodo. Il primo credeva fortemente nel dialogo come superamento degli steccati ideologici allora fortemente presenti tra i due partiti di massa:DC e PCI. L’altro credeva altrettanto fortemente che l’emancipazione culturale, politica e sociale della sua terra passasse attraverso la lotta alla mafia ed agli intrecci tra la mafia e la politica. Morirono entrambi per il loro pensiero lo stesso giorno.
Le problematiche che sollevarono anni fa sono ancora attuali.
Oggi il superamento degli steccati ideologi è avvenuto attraverso la fusione elettorale dei partiti storici ma senza la sintesi politica delle esigenze e delle problematiche che gli stessi rappresentavano. Il dialogo politico deve tende alla comprensione reciproca non alle eliminazione di qualsiasi lineamento identitario: questo è l’errore commesso da parte di chi ha sempre creduto nel percorso Moroteo come individuazione di un nuovo soggetto politico come il Partito Democratico. Il risultato che si è ottenuto è di prestare attenzione al contenitore più che ai contenuti. Con la solita abitudine di prestare attenzione alla facciata esteriore e deteriore della politica fatta di candidati patinati, televisivi e servili ad un disegno di potere ma privi di radicamento territoriale e culturale.
Impastato troverebbe le stesse condizioni che hanno determinato la sua morte: la politica sempre più a servizio in alcune aree territoriali di clan mafiosi e camorristici più che della collettività.
Una politica senza alcuna morale.
Troverebbe in parlamento qualche parlamentare in odore di mafia e di camorra, ma non troverebbe più la sua sinistra. Troverebbe i primi perché “nonostante tutto” riescono a dare risposte “concrete”alla parte più disperata della società mentre non troverebbe i secondi in quanto incapaci di comprendere la domanda che proviene proprio dalla parte più bisognosa della società.
Chi come il sottoscritto crede fortemente nel centrosinistra dovrebbe ripartire dall’esempio, dal coraggio e dal pensiero di questi due grandi personaggi del 900 diversi ma accomunati dallo stesso sogno : cambiare il nostro Paese.
Sarebbe bellissimo!
Infine grazie a chi nella mia città ha la forza di resistere e di chiamarsi Sezione Peppino Impastato.
Tonino Scaccia
Partito Democratico
Ultras neo-nazi? Spiegazione riduttiva auto-assolutoria e strumentale.
di Fabio Nardoni
Le dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Verona Guido Papali a commento dell’aggressione subita da Nicola Tommasoli mettono, senza reticenze, il dito nella piaga e illuminano una triste realtà. Il procuratore afferma che “l’aggressione mortale non è direttamente imputabile ai gruppi neofascisti presenti in città”, e continua dicendo che “ si tratta di ragazzi che si trovano nel centro storico e puniscono chi non si veste e non la pensa come loro”. L’elemento interessante della dichiarazione consiste nel rendere evidente che, ormai, la socializzazione alla violenza e l’adesione, più o meno consapevole, alle culture dell’odio e della “tolleranza zero” non avviene, esclusivamente, per diretta affiliazione, a gruppi razzisti, xenofobi, neonazisti, neofascisti ma, può essere il frutto di un “normale” percorso di abbrutimento, perverso e disumano, condotto all’ interno di un meccanismo sociale e culturale basato sulla esasperata competizione individualista, a discapito del “legame solidale”. Se una simile analisi non risulta del tutto peregrina, si può affermare che il fascino della violenza e del comportamento aggressivo offre una “soluzione di vita” alle nuove generazioni, orientandole all’interno di un mondo che si presenta sempre meno comprensibile ed ospitale . Non è necessario frequentare le sedi e i luoghi dove opera e si organizza la destra neonazista per “incontrare” il “discorso xenofobo” e la cultura dell’odio verso le categorie sociali invise a coloro ( i neo-ariani ) che si autonominano “normali”. Oggi è sufficiente, per scoprirsi “ri-nati nel razzismo”, frequentare i classici luoghi della relazione sociale: la curva della squadra del cuore, la palestra, la piazza, il “baretto” del quartiere, la polisportiva, i centri commerciali, le vie dello shopping. E’ ora di finirla con le ipocrisie e di prendere il toro per le corna: oggi, lo stile di vita violento è una potenziale “opzione etica” che deriva, forse, dall’attuale “spirito della nazione”. Facciamo i seri… Non sono forse figli dell’italico sensus comunis quei “normalissimi” ragazzi di Verona, benestanti, ricchi e di buona famiglia, che “ammazzano” la noia ammazzando a calci un ragazzo che “non si veste e non la pensa come loro” ?
E’ un grande esercizio di ipocrisia meravigliarsi e scandalizzarsi degli innumerevoli episodi di brutalità che caratterizzano le giornate delle nostre città. Più logico sarebbe considerare tale trionfo e tale banalizzazione e esaltazione della violenza la logica conseguenza delle campagne di diffidenza e di odio portate avanti dai giornali, dai politici, dalle televisioni, da ministri e segretari di partito, preti, papi e vescovi che hanno accreditato, nell’immaginario dei cittadini, i “portatori delle differenze” quali responsabili del loro disagio sociale: non lavori? La colpa è degli immigrati. La metropolitana puzza? La colpa è dei neri, degli ambulanti e dei pezzenti. La famiglia è in crisi? La colpa è dei froci e delle lesbiche. Aumentano gli stupri? La colpa è di rumeni e albanesi. La città è insicura? La colpa è dei Rom, degli islamici e dei comunisti che li difendono. E’ normale che un rappresentazione della realtà cosi artatamente costruita neghi cittadinanza al valore della solidarietà, releghi negli scantinati la fratellanza e la fraternità, renda impossibile il solo pensiero della possibilità dell’accoglienza. Se vince la rappresentazione di un “organismo sociale” naturale e potenzialmente sano, minacciato da agenti esterni, culturali ed etnici, viene sconfitta l’idea di affermare una “cultura della diversità”. Se le “differenze” sono considerate, e vengono raccontate, come metastasi da combattere è normale che trionfino gli appelli all’identitarismo setterio e iperselettivo. E’ normale che il razzismo, l’odio, l’esclusione e la distinzione siano i nuovi architravi della cultura popolare che legittima (anzi non se ne rende nemmeno conto....) e favorisce lo sdoganamento dei gruppi e gruppuscoli neonazisti e neofascisti, liberi e legittimati culturalmente, in assenza di indignazione popolare, di costruire la loro presenza sociale fatta di azione violenta e proselitismo. Ecco, forse, il luogo dove rintracciare un primo legame diretto: la costruzione di una nuova cultura della violenza legittima il ritorno degli apologeti dell’odio. Ha ragione il procuratore di Verona nel dire che “l’aggressione mortale non è direttamente imputabile ai gruppi neofascisti presenti in città”. E’ giusto e meno ipocrita dire che il ritorno dei gruppi neonazisti è direttamente imputabile alla grande opera di pubblicizzazione della violenza che viene celebrata nella nostra società. (Che poi tale cultura non entri in collisione, come dimostrano i fatti di Verona, con l’Italia “perbene”, che manda i suoi figli nei migliori licei e vive in opulenza in villette unifamiliari, non è una novità). I nuovi profeti dell’odio sono liberi, in questo nuovo brodo culturale, di presentare i recinti di una identità semplice, chiara e distinta, come l’unico luogo capace di riscattare i “vuoti di senso” del quotidiano. Non sorprende che tale appello sia oggetto di un fascino interclassista e parli un linguaggio comprensibile al metalmeccanico, allo studente, al promoter finanziario, al finanziere, all’insegnante, al politico, all’elettore… Se mai sorprende che questa nuova cultura, questa antropologia venga presentata ancora, in modo riduttivo, come “roba da ultras”: per raccontare l’omocidio di Nicola
(articolo pubblicato su LIBERAZIONE – edizione della sera- dell’ 8 maggio 2008).
9 MAGGIO 1978 – 9 MAGGIO 2008
Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.
Peppino Impastato
Trent’anni fa la mafia ti uccideva, credeva così di far tacere una voce libera e un uomo coraggioso.
Sbagliava, tu vivi nel volto di ogni donna ed ogni uomo che si ribella all’oppressione, al potere corrotto, alla libertà.
Tu vivi in chi ha speranza in una società migliore, più giusta, solidale, e caro Peppino, anche se la notte sembra infinita, l’alba verrà ed avrà il tuo sorriso.
Il Circolo “PEPPINO IMPASTATO”

Buon primo maggio a tutti, lavoratori o futuri lavoratori o magari pensionati, lavoratori di tempi passati , che tante sofferenze hanno sopportato ma che in fondo hanno condotto battaglie per diritti di cui ci gioviamo oggi.
Oggi è la festa dell’uomo in genere, il lavoro è quel mezzo attraverso il quale ci si sente vivi e partecipi nel mondo che viviamo che ci rende attivi e che in fondo ci da modo di sostentarci e sostentare la famiglia che si ha o si intende formare e che è di certo più che un diritto, un valore da rivendicare a viva forza. Ma il diritto al lavoro deve necessariamente essere accompagnato dalla dignità dello stesso e questo non sempre avviene …..il bisogno di lavorare diventa mezzo di sfruttamento e cosa più vile possibile, strumento di facile propaganda politica personale di gruppi OLIGARCHICI atto a generare un consenso temporaneo bastevole al periodo delle elezioni e poi niente più, si ritorna alle vecchie distanze sociali. Ogni riferimento all’aeroporto fantomatico, speriamo, di Frosinone non è casuale ma voluto, perché l’uomo che ha bisogno di lavoro non va raggirato, questa non è politica ma un inganno da denunciare.
Un pensiero, in questo primo maggio assolato, va a quei lavoratori morti sul lavoro, morti bianche le chiamano, mi auguro ora possano lavorare nelle fabbriche, nei cantieri o negli uffici di Dio, perché tutti dicono che almeno LUI, tratta tutti da figli.
Un pensiero agli operai della CST- Net di Frosinone, padri di famiglia che hanno lottato e lottano ancora per la dignità del lavoro vilipesa e maltrattata dai POTENTES . Quei potenti che curano i loro personali interessi, e quelli dei loro grandi gruppi e le loro “leggi morali” e fintamente costituenti …… sono sicuro che sullo statuto della vecchia Alcatel veniva ribadito a viva forza che l’azienda ha un fondamento morale che non presuppone il licenziamento; allora che dire? Sentimento nobilissimo! Ma è tutto una gran finzione! In quelle occasione la vecchia azienda vende ad altre nuove vere o finte che siano e su cui grava l’onere del licenziamento, mentre il vecchio gruppo si sente moralmente sollevato ……. questo è condannabile o no?
Un pensiero agli operai della Videocolor accontentati giusto giusto per le elezioni politiche e poi chissà! Un pensiero a tutti i lavoratori dal tabaccaio al poliziotto dal contadino al Presidente della Repubblica. Ed un pensiero a quei lavoratori che si sono sentiti delusi dalla nostra Sinistra perché non li deluderemo più.
Mi viene in mente proprio oggi il ricordo di vittime innocenti di una strage avvenuta il primo maggio del 1947 in una Sicilia genuinamente italiana nel suo mostrarsi e nel suo sociale nell’immediato dopoguerra. La strage avvenuta in una località tristemente nota per quel fattaccio , Portella della Ginestra, esattamente nei pressi di una area nota come Piana degli Albanesi in provincia di Palermo.
La Sicilia del dopoguerra, era la terra del brigante Salvatore Giuliano, secondo alcuni nuovo Robin Hood ma che fu attivista del M.I.S. ovvero movimento separatista siciliano, che rivendicava l’indipendenza isolana appoggiato dall’intelligence degl’ USA e militante nell’esercito volontario dell’indipendenza che seminava il terrore scatenando veri attentati e massacri contro i carabinieri rappresentanti dello Stato Italiano. Il brigante che si era dato alla macchia divenne allora un terrorista. Ma nel 1945 il re d’Italia Umberto II riconobbe lo statuto speciale alla Sicilia, poco prima del referendum che iniziò l’Italia alla Repubblica , ma la costituzione riconobbe il pronunciamento del Re a favore della Sicilia eppure il bandito non accettò. Giuliano mirava alla totale indipendenza della sua terra che gli sarebbe valsa l’impunità dei suoi crimini.
Nel 1947 il presidente e fondatore della democrazia cristiana Alcide De Gasperi effettuò, in qualità di rappresentante della repubblica italiana, un viaggio in America dove ottenne dall’allora presidente un assegno contante molti fondi destinati alla ricostruzione del nostro paese, promettendo di lottare contro i comunisti e socialisti italiani: dopo poco trionfò totalmente con la sua DC contro il fronte POPOLARE composto da socialisti e comunisti allora estromessi dal governo, ma in Sicilia era tutto molto diverso. Il fronte popolare composto da PCI , PSI e partito democratico del lavoro ovvero PDL aveva nettamente vinto le elezioni recentissime per l’ Assemblea regionale e quale occasione migliore per festeggiare tale successo con i propri elettori se non il primo maggio? Festa dei lavoratori che si ritornava a festeggiare da poco vista la sua abolizione da parte del regime fascista?
Quel primo maggio del 1947 circa 2000 lavoratori, nella maggior parte contadini, si erano riuniti a Portella della Ginestra per festeggiare con il fronte popolare e manifestare contro il latifondismo. Era tutto pronto si annunciava grande festa e partecipazione , tavole imbandite e calici ricolmi per i lavoratori in una Italia che aveva fame sia fisica sia di ritornare alla vita. Il rappresentante del fronte del popolo sale sulla tribuna, erano circa le dieci e trenta di una mattinata caldissima, ed apre il comizio tra gli applausi: “ Buon primo maggio lavoratori, lavoratori della mente e delle braccia riuniti in questa vallata per la nostra dignità ……”
Erano le dieci e trenta e dalle alture circostanti raffiche di mitra e spari sulla folla di lavoratori in festa con undici morti tra cui 2 bambini e moltissimi feriti. Solo tempo dopo si seppe che la strage era stata opera del bandito locale Salvatore Giuliano e dei suoi scherani.
Giuliano fu accusato della strage di Portella della Ginestra (1947), presso Piana degli Albanesi (PA), contro una folla di comunisti del Blocco del Popolo e di sindacalisti riunita per i festeggiamenti in occasione del 1° Maggio. In realtà la strage era in programma, da circa un anno prima,nel caso in cui le sinistre avessero avuto la maggioranza.Il temuto sorpasso avvenne con 29 seggi alle sinistre e 24 alla DC.Lo scopo dell'azione era il monito della DC e dell'America che mandò degli agenti della CIA, muniti di lancia granate,a lanciare sulla folla le "SPECIAL WEAPONS" (Atti desecretati dela CIA LA REPUBBLICA ANNO 10 N°6 del 10/02/2003) Mentre sei mitra Beretta calibro 9 furono consegnati a sei mafiosi di San Giuseppe Jato dall'ispettore di Polizia Ettore Messana.Dalle perizie balistiche e necrospiche risulta che le vittime furono colpite con proiettili di calibro 9, mentre Salvatore Giuliano ed i suoi uomini avevano armi di calibro 6,5.
Giuliano venne eliminato in circostanze del tutto poco chiare, fatte di storie di tradimenti e altre brutte cose, non a caso avvenute dopo l’affermazione della Democrazia Cristiana in Sicilia a scapito del fronte popolare. Secondo alcune tesi moderne c’ è chi rivendica la strage dell’1.5.1947 a gruppi neo fascisti, latifondisti siciliani e Cia americana, preoccupatissimi della forza popolare della sinistra nell’isola, ma resta una tesi difficile da accertare. Occorre non dimenticare ed onorare le vittime di quella strage, loro morti per la libertà e dignità del lavoro.
Noi ci impegniamo alla tutela dei lavoratori perché siamo comunisti, e non come dice il nostro “amichetto” Silvietto, fautori di un regime di staliniana memoria, noi siamo comunisti come PEPPINO IMPASTATO a cui va un pensiero oltre il cielo, comunisti che vogliono riportare a passo con la moltitudine chi è rimasto indietro, e allora non è regime. Lavoratori del presente , del passato del futuro buon primo maggio.
Giovanni De Santis, circolo PRC “ Peppino Impastato” di Alatri.