Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

Ex sezione "Peppino Impastato" di Alatri

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lunedì, 26 novembre 2007

Un invito...

Caro compagno/a,

 

   siamo arrivati al termine di un anno che ha visto il nostro circolo unito in molte battaglie, in primis quelle contro i ripetitori, le villette a Tecchiena e diverse iniziative tra cui la creazione del nostro blog, che riscuote un notevole successo in particolare tra i giovani.

Certamente si poteva e doveva fare molto di più, anche perché questa amministrazione sta rovinando la città e i compagni hanno l’obbligo morale di opporsi a questa politica sciagurata.

 

Alla presente alleghiamo una lettera che elenca una serie di progetti sui quali lavorare, perchè siamo convinti che un’altra Alatri sia possibile, e  crediamo che i progetti riportati  siano d’interesse per tutta la nostra comunità.

 Per portare avanti queste iniziative occorrono le idee di tutti, la presenza, l’appoggio morale, fisico ed anche economico.

 

Compagno/a, questa volta non è possibile delegare. Occorre veramente la presenza di tutti, il gruppo degli attivisti che, benché fortunatamente formato da diversi giovani e giovanissimi,  rimane sempre troppo poco numeroso per consentire al circolo una attività politica costante.

 

Lo scopo di questa lettera aperta è invitare i compagni ad una iniziativa che serva per ritrovarsi , fare gruppo, compattarlo, per rendere il  circolo “Peppino Impastato” tra i circoli più attivi della provincia.

 

Incontriamoci e parliamone, …tra un bicchiere di buon vino (rosso) e stuzzichini vari offerti dal circolo.

 

L’appuntamento è per mercoledì 05 dicembre alle ore 18.00 presso il locale “Re di coppe” in via dell’Acropoli ad Alatri.

Sarà anche una buona occasione per tesserarsi al circolo.

postato da: impastatoalatri alle ore 17:35 | link | commenti (6)
categorie: campagne, attivitĂ 

Un'altra Alatri è possibile

Siamo convinti che un’altra Alatri sia possibile. Ti chiediamo di concederci un attimo di attenzione, di riflettere ed esprimere un’opinione sui seguenti progetti che crediamo possano essere d’interesse per tutta la nostra comunità e per una trasformazione radicale del modo di vivere il nostro territorio:

 

  • ·         Valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico di Alatri (in quest’ambito proponiamo di rendere l’Acropoli patrimonio dell’UNESCO);
  • ·         Promuovere la collaborazione tra i comuni dei Monti Ernici per la creazione di un circuito turistico che sfrutti il nostro patrimonio culturale ed archeologico e la possibilità di un “turismo di passaggio” data dalla posizione “strategica” tra due grandi città come Roma e Napoli;
  • ·         Chiusura al traffico nel centro storico (successiva alla sua necessaria valorizzazione), collegata alla costruzione di nuovi parcheggi e alla creazione di una flotta ecologica di mezzi per il trasporto pubblico che agevolino gli spostamenti;
  • ·         Creazione di percorsi ciclabili nel circuito cittadino;
  • ·         Promuovere la collaborazione con gli atenei della regione e creare eventuali sedi universitarie distaccate;
  • ·         Riorganizzazione completa di tutto il palinsesto delle attività culturali;
  • ·         Sviluppo di un programma per l'autosufficienza energetica di tutti gli edifici pubblici comunali attraverso l'utilizzo delle energie rinnovabili e pulite;
  • ·         Creare finalmente una filiera per la raccolta differenziata, con l'installazione sul territorio comunale di un centro di compostaggio per l'imballo dei rifiuti differenziati, creazione e finanziamento di una cooperativa per la raccolta porta a porta dei rifiuti su tutto il territorio (darebbe la possibilità di procurare subito occupazione stabile), campagne di sensibilizzazione ai temi dell’ecologia;
  • ·         Creazione di un canile comunale nel rispetto delle norme vigenti in materia, con l'assunzione di giovani allo scopo di favorire la sicurezza dei cittadini da un lato, la salvaguardia ed il rispetto degli animali dall’altro;
  • ·         Riduzione di un terzo dei compensi di sindaco, giunta e consiglieri comunali;
  • ·         Favorire forme di sostegno e d’integrazione degli immigrati nel territorio comunale e un vero sostegno alle famiglie in stato di necessità economica, dando visibilità all’erogazione dei contributi;
  • ·         Assegnazione immediata degli alloggi popolari, già pronti da oltre un anno, agli aventi diritto ed avvio delle procedure per la costruzione di nuovi alloggi;
  • ·         Attività di sensibilizzazione sulla sicurezza sul posto di lavoro ed organizzazione di un dibattito a risonanza nazionale sul tema.

 

Queste sono solo alcune delle nostre proposte per tutti coloro che non si riconoscono in etichette preconfezionate da altri, per tutti coloro che hanno a cuore il proprio futuro e quello di Alatri, per tutti coloro che non si sono riconosciuti nel processo di creazione del Partito Democratico. Per un qualsiasi commento vi invitiamo a contattarci attraverso il nostro sito internet, la nostra e-mail o il nostro recapito telefonico.

 

Ci aspettiamo che tu condivida con noi le tue idee perché “o siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza ” (Ernesto “Che” Guevara).

Cliccando qui potete scaricare il nostro "programma" in formato Ms Word

postato da: impastatoalatri alle ore 17:33 | link | commenti (3)
categorie: campagne, attivitĂ 
venerdì, 23 novembre 2007

Camicia candida e comunismo.

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Scriveva il compianto Enzo Biagi, che il vero comunista e socialista nei principi, era quello che avrebbe dovuto riportare coloro che erano rimasti indietro, a passo con il resto della moltitudine. Tale concetto nobile nei propositi, nobilita così il comunismo come una missione e un  gravoso incarico che ci sentiamo un po’ tutti di dover rispettare. Il comunista, tempo fa mangiava i bambini, era quello cattivo, quello da evitare; non nascondo che ancora oggi questi stereotipi sono molto diffusi, soprattutto in una realtà di paese come quella che viviamo giornalmente ad Alatri, basta vedere quell’avito simbolo della falce e martello, per accomunarci, in modo offensivo come zecche o come quelli che devono nascondere gli orrori dei regimi comunisti da poco passati o magari ancora attuali. Non voglio dilungarmi ma il vero messaggio comunista, come espresso da Biagi mi sembra non differire molto dal messaggio originario di Gesù, pensate un po’ proprio noi, anticlericali secondo l’opinione pubblica, saremmo più vicini al messaggio cristiano rispetto ai vecchi e moderni democratici cristiani, veri mangioni e beoni del nuovo tempo. Ma su ciò torneremo a tempo debito. A tale proposito, in una piccola realtà l’etichetta di ZECCA la si può acquisire con una facilità inquietante, basta il capello lungo, l’orecchino, il vestiario trasandato o l’ascoltare musica rock  più o meno intelligente. Quindi chi rientra in un sistema condiviso, non di valori, ma di cose è catalogato in un modo, piuttosto che in un altro; e tra noi si pensa  “questo è normale tra la gente comune ma non tra i compagni che condividono quei nostri valori “. Eppure se l’abito non fa il monaco è sempre vero che da l’impressione di farlo.

Università di Roma “La Sapienza” facoltà di lettere e filosofia, giornata uggiosa di un novembre giusto, dal freddo tagliente, eppure bellissimo, il ragazzo dagli occhiali neri , aspetta impaziente l’inizio di una delle tante lezioni, e inganna il tempo passeggiando nervosamente da un corridoio all’altro. C’è una porta, che sbatte di continuo, con un transito immane di ragazzi che escono a fumare, altro nocivo diversivo per ingannare il tempo maledetto che non passa mai, il traffico si fa frenetico, bicchieri di carta fumanti caffè a bella posta sui davanzali delle finestre ed un vociare eterogeneo prendono il campo. Il ragazzo dagli occhiali neri sfoggiava, da un maglioncino nero schifosamente classico, una camicia candida di quel bianco che rende un po’ dignitoso il suo vestire, ha ormai un’età diversa dagli universitari del suo tempo ma non  vuole certamente  sentirsi diverso in qualcosa o da qualcuno. Esce a fumare anche lui. Accende quella Chesterfield  che tira a tutta birra, contagiato dal ritmo frenetico che lo circonda, davanti a se a due ragazzi di cui uno di spalle che ascolta l’altro divertito. L’altro vestito di nero con capelli lunghi e frangetta come l’ heavy  metal un tempo imponeva, recava una barba rossiccia e un po’ biondastra, con aspetto rigoroso quasi “d’oltralpe dominio” era nervosissimo, un poliziotto lo aveva fermato in sella al suo scooter e dopo tante diatribe raccontava che aveva ricevuto l’offesa di essere stato bollato come COMUNISTA DI MERDA. Al che il ragazzo dalla camicia candida alza lo sguardo e sorride, intendendo” anche a me è successo” e allora quello dalla frangetta fulva, come un pazzo gli si rivolge prepotentemente: “ Cosa cazzo ridi fighetto di merda, dall’alto dei tuoi ricci e pizzetto fascista e quella camicia bianca poi ……  cosa credi di sapere del comunismo? Non ridere tu si vede che sei diverso da noi! “ .  Il ragazzo dalla camicia candida rimase scosso, ma con gesto felino, mette mano alla tasca e presenta quella sua tessera del PRC tutta stropicciata dopo un anno di militanza zittendo il drkettone fulvo. Poi con animo ferito rispose: “ noi dobbiamo combattere qualsiasi forma di discriminazione e poi, senza accorgercene la facciamo tra di noi? Il comunista non deve avere un aspetto che lo differenzia e poi sono stato alternativo molto prima  visto che avrò minimo cinque o sei anni più di te compagno, e magari tu a quel tempo eri un’altra cosa; credi che i lavoratori senza diritti possano fare i dark con i levis o indumenti neri di Prada? Ecco, io, dagli occhiali neri credo in un comunismo diverso”. Corre via infastidito, quello dagli occhiali neri, ad ascoltare la sua lezione. Al termine della sua giornata cinto di sciarpa, va via verso la metro, è l’ora di tornare a casa, c’è tanto cammino e un treno di mezzo prima. Attraversa bancarelle che vendono di tutto, e saluta come è solito fare il suo nuovo amico, il CALLORASTARO del policlinico che senza patire il freddo continua a vende caldarroste. Da lontano c’è un ragazzo atterra nessuno lo soccorre, Il ragazzo dagli occhiali neri corre a vedere , il dark fulvo era ora per terra, il suo motorino piantato in un albero nessuno se ne curava, lo aiuta a rialzarsi e chiama soccorsi. Il dark fulvo gli sorride e gli dice    “GRAZIE COMPAGNO questo mi servirà  da lezione ognuno è quello che vuole e può essere, quello che conta è quello che si ha dentro, non è una maschera a fare il comunista ma il senso del dovere nell’aiutare l’altro.”

  Giovanni De Santis.

 

 

 

postato da: impastatoalatri alle ore 10:43 | link | commenti (11)
categorie: pensieri
domenica, 11 novembre 2007

Comunismo italiano

"Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlavano vendetta, gli accecavano il cuore..."
(Francesco Guccini)

Accompagnati dalla locomotiva, proponiamo qui una bella lettera a "L'espresso" di questa settimana di un vecchio militante del Partito Comunista Italiano. Crediamo possa rappresentare i sentimenti di tutti noi che ci riconosciamo eredi di una grande idea e di una grande tradizione (quella del Pci per l'appunto).

Ho militato nel Pci. Non nascondo l'indignazione per ciò che accade oggi: disquisizioni, analisi storiche, accostamenti con i partiti comunisti di paesi come Russia, Cina e altri. C'è chi ipotizza l'introduzione nell'ordinamento giudiziario del reato a carico di chi menziona il comunismo. Non mi è chiaro: il reato sarebbe addebitabile a chi fa riferimento al partito comunita italiano storico o a livello internazionale? Credo che ci sia molta differenza. Esprimo il mio pensiero, d'uomo semplice, operaio in pensione, e come me milioni d'uomini e donne che hanno scritto una pagina importante di storia di questo paese. La nostra vita, la nostra giovinezza l'abbiamo dedicata a un'idea, alla quale crediamo e credevamo fermamente: la giustizia, l'eguaglianza, la libertà e la solidarietà. Questo è stato il nostro passato sotto la bandiera del "comunismo italiano". La Russia, la Cina erano distanti, le storie le leggevamo come ce le raccontavano. Ad ogni modo la storia di quei paesi non avrebbe cambiato la nostra storia, la lotta al nazifascismo, la compilazione della Costituzione e comunque la nostra cultura, il nostro modo d'essere. Il partito era un mezzo per manifestare ciò che avevamo nel cuore: un mondo nuovo, diverso. Che c'è di sbagliato in questo? Qual è il reato? Abbiamo creduto a un sogno che potesse realizzarsi. Abbiamo portato, con le leggi della "democrazia", i nostri rappresentanti alle più alte cariche dello Stato. Il tempo trascorso ha fatto sì che dimenticassero il loro compito. Oggi questi "nostri rappresentanti" avrebbero il dovere di riportare la verità di un'epoca nella quale tante persone semplici dietro quella bandiera rossa si riconoscevano formulando speranze. Per rispetto di tanti cittadini che vi hanno creduto, la storia italiana non può essere riscritta. Questo sarebbe un reato!
Antonio Giuseppe Vadacca
postato da: impastatoalatri alle ore 01:23 | link | commenti (4)
categorie: pensieri
mercoledì, 07 novembre 2007

Novant'anni fĂ 

Oggi la Rivoluzione D'Ottobre compie il suo novantesimo anniversario.

Non voglio fare qui divagazioni nè positive, nè negative su un processo storico carico di aspettative, conquiste e tragedie per il popolo sovietico e mondiale. Credo che gli eventi storici debbano essere giudicati in un tempo più lungo che 90 anni e meglio se a farlo siano degli studiosi. Voglio quindi porre solo una mia riflessione: la Rivoluzione D'Ottobre ha segnato per la prima volta la fine delle classi subalterne, esse rovesciarono il potere e si facero Stato.L'assalto al cielo riuscì, l'ordine costituito venne abbatutto, appunto fu rivoluzione.

Oggi vorrei almeno poter rivendicare quella carica ideale che fece insorgere i poveri, gli umiliati, gli sfruttati, se ci guardiamo bene attorno il nostro tempo, forse non sarà il tempo della rivoluzione, ma porta in grembo ferite profonde all'umanità ed al suo ambiente, ferite che fanno crescere indignazione e insofferenza verso un modello di sviluppo che affama popoli interi e distrugge l'ambiente. Insistiamo compagni nel rivendicare un mondo migliore, la pace, i diritti per gli ultimi della Terra, non useremo mai più violenza per questo, ma solo la convinzione che cambiare l'ordine del mondo di quest'oggi vuol dire salvare l'umanità dalla catastrofe dall'estinzione, e questo per me può voler dire ancora Comunismo. 

                                                                Tommaso Santoro

                                        segretario del Circolo "Peppino Impastato"
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postato da: impastatoalatri alle ore 11:36 | link | commenti (23)
categorie: pensieri
martedì, 06 novembre 2007

Addio ad Enzo Biagi

Questa mattina alle 8 si è spento uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi.

Il Circolo di Rifondazione Comunista di Alatri ricorda e saluta un uomo straordinario che dalla lotta di Liberazione in poi ha costruito ed illuminato con la sua intelligenza ed opera giornalistica, un'Italia libera e democratica. Grazie Enzo.

Circolo "Peppino Impastato" Alatri.

postato da: impastatoalatri alle ore 14:04 | link | commenti
categorie: pensieri
giovedì, 01 novembre 2007

De Rebus Bellicis.

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Intona  il cantante: << … è stato un tempo il mondo giovane e forte, odorante di sangue fertile ….. >>. Tutti abbiamo impressa nella mente la frase “ HISTORIA MAGISTRA VITAE “ , che ritorna nei nostri  ricordi, quando si  ripensa  ai tempi andati della scuola, magari associandola alle voci dei professori che avrebbero voluto inculcarci nella mente quel concetto di storia ciclica, ma che noi, per “incoscienza giovanile”, ritenevamo fosse la solita tediosa predica di chi ci rubava del tempo prezioso da destinare ad altre cose.

Eppure, dalla mia ormai secolare carriera di studi universitaria, mi daranno l’accompagno prima di laurearmi, ho avuto modo di analizzare una fonte di IV secolo d.C. , inerente questioni sociali di quel tempo, notando una impressionante somiglianza con i nostri tempi e le dinamiche attuali della nostra amata Italia. Tengo  a precisare che la storia non è mai una ripetizione matematica di dati, fatti o eventi  ma tenendo conto che è prodotta dalle azioni dell’uomo, essa risponde, più o meno, ai sistemi di valori condivisi di un determinato tempo entro i quali l’uomo stesso, si muove secondo delle leggi non fisse. Detto questo, nessuno ci impedisce, da non specialisti, di giocarci un po’ con la storia, facendo allusioni e confronti.

La fonte in questione è un succinto libello anonimo di IV sec, della nostra era, impropriamente ribattezzato “DE REBUS BELLICIS” , anonimo delle cose della guerra,visto che con grande eccezionalità reca una sezione illustrata di macchine e apparecchiature militari, ma il vero corpo della piccola opera è una brillante analisi delle dinamiche sociali dei suoi  TEMPORA. Il IV secolo,  segna, nella più che millenaria storia di Roma una cesura importantissima , stimata tale dal passaggio da uno Stato di amministrazione provinciale legata ad un centro governativo, alla DOMINATO COSTANTINIANA, cioè una monarchia altamente accentrata e burocratica. Questo stato di cose rendeva lo stato palesabile ai cittadini, soltanto nei suoi tratti più esteriori e diretti, ovvero l’esercito, il fisco e i tribunali; la società del tempo era intesa come “ materia passiva di riforma” visto che era in totale balia del governante, dei suoi amministratori e delle loro disposizioni che si prendevano il diritto di plasmarla a loro piacimento; viceversa la società poteva ribellarsi , ma ciò non ne risollevava il ruolo politico che aveva. A livello culturale l’uomo antico, che si sentiva appartenente ad una città stato, con una partecipazione attiva alla vita democratica, stava lentamente morendo. L’anonimo scrive, da privato al suo imperatore, denunciando con concretezza le problematiche del suo tempo. L’impero romano si era sempre retto sull’esercito, tenuto  debitamente a freno da stipendi , premi e indennità che per il bilancio statale  rappresentavano una voce esosa, ma quando la moneta romana per antonomasia, ovvero il DENARIUS,la moneta del ceto medio, il motore economico per tanti secoli dell’ impero, cominciò a svalutarsi in maniera preoccupate,( non era che una pellicola di argento che ricopriva una anima di metallo vile ovvero rame e che aveva corso forzoso), lo Stato dovette integrare i militari delle loro perdite con DONATIVA e LARGITAS, pagate in oro, che traeva dalle tasche dei contribuenti con requisizioni forzose.

L’imperatore Costantino , meglio noto per  aver liberalizzato la fede cristiana, fu latore di un compendio di riforme dall’ impatto fortissimo sulla società.  Costantino stimando inutile, continuare a difendere l’ormai svilito denarius, ridisegnò ex novo l’intero sistema monetario, incentrandolo su una nuova unità di misura, non più una moneta divisionale posseduta dal ceto medio, ma sul SOLIDO AUREO ovvero sulla nuova moneta d’oro. Da quel momento, la moneta divisionale, difesa ad oltranza dai suoi predecessori  attraverso una stima di corso forzoso che non ne rispettava il reale valore intrinseco della stessa, doveva essere cambiata  con la moneta in oro in base al suo reale valore. La moneta del ceto medio - basso allora  esalò l’ultimo respiro. I piccoli possessori e i singoli contribuenti, videro di colpo, diminuire il loro potere d’acquisto inversamente proporzionale ad un vertiginoso aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Lo Stato aveva inoltre imposto un nuovo tipo di tassazione procapite detta “CAPITATIO”  che pretendeva venisse pagata in oro e che ammontava a 25 solidi aurei, una somma altissima, basti pensare che un semplice operaio agricolo aveva un reddito annuo di 13 solidi. L’anonimo allora comunica quanto i contribuenti, indebitatisi fino all’inverosimile, si trasformino in una vasta schiera di poveri “AFFLICTA PAUPERTAS” , il nuovo sistema monetario  giova solo ai reali possessori dell’oro , cioè ai ricchi. I poveri vendettero tutte le loro proprietà e si misero sotto la protezione e dipendenze dei grandi signori, divenendo  una vasta schiera di servi – coloni, avviandosi ad una sorta di piccolo feudalesimo.

E intanto, i barbari premevano ai confini, e l’esercito doveva controbattere  le invasioni; era un esercito composto dai normali cittadini, quelli che erano destinati a  diventare “coloni”, reclutati in età giovanile e rappresentanti una miriade di  braccia tolte al lavoro dei campi che per questo divenivano improduttivi. In occasione di guerre, acclamazione e le più diverse ricorrenze ai militi venivano, come già detto, dati premi in oro debitamente tratti con le tasse ai normali contribuenti. I barbari non erano villici ignoranti o stupidi, non avrebbero mai affrontato l’invincibile esercito di Roma in campo aperto, ma con piccole operazioni di razzia e saccheggio, si impossessavano delle sostanze dei cittadini vicino le frontiere dello impero.  L’esercito veniva allora mobilitato, ma le sue campagne militari erano del tutto infruttuose perché si trattava di dare la caccia ad un nemico quasi invisibile; eppure ai militi non interessava, anzi erano ben lieti di andare in guerra, addirittura erano essi stessi che le facevano proliferare, visto che lo Stato così per invogliarli alla vittoria li riempiva d’oro, quell’oro tratto da ciò che rimaneva delle misere sostanze dei poveri contribuenti. L’anonimo denuncia questo stato di cose, ha paura che i contribuenti esasperati dalla loro povertà si rivoltino contro tutti e tutto fratturando in modo netto la coesione sociale. Esattori delle tasse, giudici e cambiavalute ( come le nostre banche) speculavano con i poveri nel cambiare l’oro esasperandoli, ne razziavano gli averi o li condannavano nei tribunali con facilità disarmanti soprattutto se contrapposti ai ricchi. L’anonimo se la prende molto con i cambiavalute, che letteralmente “scannano”  i poveri, quelli che un tempo erano stati il motore sociale e economico e missionari della romanità ; arriva a suggerire di relegarli su un’isola sperduta , da soli , così che, constatata l’assenza di rapporti sociali, non possano vessare i poveri contribuenti. L’anonimo pretende l’abbattimento di certi malanni dello Stato, vuole una nuova politica monetaria e debite misure imperiali che combattano ed abbattano l’ AVIDITAS  degli amministratori pubblici, una nuova politica sociale e militare e per ciò una nuova codificazione di leggi giuste. L’anonimo ha paura della rivolta dei poveri, il mondo antico non maturò mai una idea positiva di rivoluzione, perché i MORES MAIORUM, il sistema di valori condivisi, era ben radicato nella sua cultura e etica.

Chiedo venia, se preso  dal morbo della passione di cose storiche abbia scritto molto, magari troppo, ma ci tengo a  ricordare che quello non era un mondo di menti stupide, sebbene l’impero  sarebbe caduto non molto dopo,  quel tempo fu pieno di grandi menti che lucidamente potevano constatare ciò che avveniva.

Ora proviamo a giocare con la nostra storia, il nostro tempo, lo storico pur trattando temi lontani,  non può allontanarsi, dimenticandola, la propria contemporaneità. Cosa c’è successo con l’avvento dell’euro a noi poveri italiani? Ad un aumento di prezzi  è seguito un aumento dei nostri stipendiucci?  Poi ….. come non menzionare un vero e proprio attentato alla democrazia la riforma elettorale di Berlusconi, che tutt’ora sta bene a tutti, dove il cittadino non è più lui a scegliere chi lo rappresenti? Quella  PROFUSA  LARGITIO  denunciate dall’anonimo, non è poi così lontana dallo sperpero di denaro pubblico che il nostro stato divora a se stesso dalle nostre tasche? Siamo demagoghi?  Il ceto medio non esce con le ossa rotte da questo stato di cose?

La democrazia è un diritto, la storia la scienza che mostra gli eventi, eppure politica e storia si intrecciano. Accendo un’altra sigaretta, brucerò paglia sulle mie ansie per un futuro incerto, un vero e proprio cruccio che mi sta facendo invecchiare anzitempo. Noi siamo la parte politica che ha sempre avuto a cuore il sociale e l’uomo nella sua dignità. ADELANTE COMPANEROS, non molliamo

                               Giovanni De Santis

Responsabile per la cultura, memoria e antifascismo.

 

 

 

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