Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

Ex sezione "Peppino Impastato" di Alatri

E-Mail

Rassegna Stampa

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from impastatoalatri. Make your own badge here.

Sezioni

Premessa

Pensieri

AttivitĂ 

Campagne

Comunicati stampa

Progetto archeologia

In ricordo

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Add to Technorati Favorites
venerdì, 26 ottobre 2007

Uniti a Sinistra per preparare l'alternativa

Giornata nera ieri per il Governo dell’Unione, battuto in aula per sette volte, forse un record in questa Legislatura.

Voglio dire due cose: la prima riguarda il Governo, la seconda più importante riguarda la Sinistra.

Le difficoltà del  Governo Prodi hanno ulteriormente evidenziato la fine di un percorso, forse mai cominciato per davvero: il percorso di un centro-sinistra capace di rispondere attraverso il governo del Paese alle sfide della società moderna.

Il centro-sinistra ha fallito perché manca di una visione comune ed organica del Paese, di un’idea comune di società, problema fondamentale che non si può certo risolvere attraverso 280 pagine di programma.

Credo che l’unico obiettivo centrato dalle forze moderate e progressiste dell’Unione sia stato l’impedimento o meglio la riedizione di un Berlusconi-ter, avvenimento che a mio avviso ha il merito di aver mantenuto il Paese nello spirito indicato dalla Costituzione Repubblicana, e ciò non è un successo di poco conto.

Poi però dopo l’affermazione elettorale dell’Unione è sceso il buio.

Oggi gli interessi di bottega dei poteri forti hanno decisamente preso il sopravvento nell’azione governativa, sugli interessi generali dei lavoratori e del popolo che aveva permesso con il proprio voto di fermare l’avanzata delle destre.

Come Sinistra, come Rifondazione Comunista dobbiamo evitare di proseguire in un cammino che non porta da nessuna parte e colpisce le aspettative di molti,del grande popolo del 20 Ottobre che con la sua straordinaria partecipazione ha indicato la strada da percorrere, pena a mio avviso l’esistenza stessa della Sinistra e delle sue ragioni.

E proprio la giornata del 20 Ottobre mi fa arrivare al secondo punto della mia riflessione: La Sinistra.

Il 20 ottobre rivendica risposte che la Sinistra deve attrezzarsi  a dare.

La prima richiesta di quel popolo meraviglioso è l’unità della sinistra attraverso la costruzione di un nuovo soggetto unito appunto, e plurale.

La seconda novità è la consapevolezza che i NO non bastano a fermare il famelico modello di società in cui viviamo che relega l’uomo ed il suo ambiente a variabili dipendenti dal suo interesse.

No lì in quella piazza c’è già riconoscibile l’embrione della Sinistra che verrà, se come dirigenti e militanti saremo capaci di avviare un processo politico-culturale per ripensare modi e categorie sviluppo e sostenibilità, fascino e sogno di una nuova idea di società che rimette al centro del suo agire l’uomo, il lavoro, l’ambiente e il sogno di una corpo sociale capace di garantire solidarietà e uguaglianza a tutti i popoli della Terra, attraverso un processo che non escluda nessuna diversità, ma anzi che ne faccia davvero il suo punto costruente, senza mai smettere di farsi attraversare da un processo di partecipazione democratico di decisione, ecco se saremo capaci di tutto questo, allora credo che come Sinistra avremo finalmente costruito la possibilità di riscatto e risposta che in molti, noi compresi ci aspettiamo.

Qualcosa a Sinistra si muove.

                                         

                                                                 Tommaso Santoro

                                                                Segretario del circolo "Peppino Impastato"

postato da: impastatoalatri alle ore 10:11 | link | commenti (7)
categorie: pensieri
venerdì, 19 ottobre 2007

In ricordo del Che

8 OTTOBRE 1967- 8 OTTOBRE 2007

Le Riflessioni di Fidel

  El Che

Sospendo la mia battaglia quotidiana per inclinare la fronte con rispetto e gratitudine di fronte all’eccezionale combattente morto l’8 ottobre di 40 anni fa, per l’esempio che ha lasciato con la sua colonna di invasori, che attraversò i terreni pantanosi a sud delle vecchie province d’Oriente e di Camagüey, inseguito dalle forze nemiche, per aver liberato Santa Clara, per essere creatore del lavoro volontario, realizzatore di difficili missioni politiche all’estero, messaggero dell’internazionalismo militante a est del Congo e in Bolivia, creatore di coscienze in Nuestra América e nel mondo.

Lo ringrazio per quel che ha cercato di fare e non ha potuto, nel paese dove nacque, perchè è stato come un fiore prematuramente strappato dallo stelo.

Ci ha lasciato il suo inconfondibile stile nello scrivere, con eleganza, brevità e sincerità,  in ogni dettaglio che gli passava nella mente. Era un predestinato, ma non lo sapeva. 

Ha combattuto con noi e per noi.

Con molta emozione ho guardato alla televisione la cerimonia commemorativa.

Fidel Castro Ruz - 7 ottobre 2007 - Ore 15:17
(Traduzione Gioia Minuti)

Non posso non provare un sentimento di amore per un uomo che secondo me, ha, pur nella sua durezza amato profondamente l'umanità. Su un murales dell'entroterra cubano ho letto: "Se un giorno mi domandassero come vorrei che fosse mio figlio, io risponderei senza esitazioni: vorrei che fosse come il Che". Credo che questa sia ancora una buona speranza per le generazioni future.

Tommaso Santoro
postato da: impastatoalatri alle ore 11:45 | link | commenti (2)
categorie: pensieri

20 Ottobre 2007 - APPELLO

Questo appello è stato pubblicato contemporaneamente dal Manifesto, da Liberazione e da Carta.

L’attuale governo non ha ancora dato risposte ai problemi fondamentali che abbiamo di fronte, per i quali la maggioranza degli italiani ha condannato Berlusconi votando per il centrosinistra. Serve una svolta, un’iniziativa di sinistra che rilanci la partecipazione popolare e conquisti i punti più avanzati del programma dell’Unione, per evitare che si apra un solco tra la rappresentanza politica, il governo Prodi e chi lo ha eletto.

Occorre fare della lotta alla precarietà e per una cittadinanza piena di tutte e di tutti la nostra bussola.

Noi vediamo sette grandi questioni. Quella del lavoro: cioè della sua dignità e sicurezza, con salari e pensioni più giusti, cancellando davvero lo scalone di Maroni e lo sfruttamento delle forme “atipiche”, e con la salvaguardia del contratto nazionale come primario patto di solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori. Quella sociale: cioè il riequilibrio della ricchezza e la conquista del diritto al reddito e all’abitare. Quella dei diritti civili e della laicità dello Stato: fine delle discriminazioni contro gay, lesbiche e trans, leggi sulle unioni civili, misure che intacchino il potere del patriarcato. Vogliamo anche che siano cancellate leggi contro la libertà, come quella sul carcere per gli spinelli. Quindi, la cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti, rapida approvazione della legge di superamento della Bossi-Fini, chiusura dei Cpt. La pace: taglio delle spese militari, non vogliamo la base a Vicenza, vogliamo vedere una via d’uscita dall’Afghanistan, vogliamo che l’Italia si opponga allo scudo stellare. L’ambiente ha tanti risvolti, dalla pubblicizzazione dell’acqua alla definizione di nuove basi dello sviluppo, fondate sulla tutela e il rispetto per l’habitat, il territorio e le comunità locali. Per questo ipotesi come la Tav in Val di Susa vanno affrontate con questo paradigma. La legalità democratica: lotta alla mafia e alle sue connessioni con la politica e l’economia.
Nessuna di queste richieste è irrealistica o resa impossibile da vincoli esterni alla volontà della maggioranza. Il fallimento delle politiche di guerra dell’amministrazione Bush si sta consumando anche negli Stati uniti, i vincoli di Maastricht e della banca centrale europea sono contestati da importanti paesi europei, l’andamento dei bilanci pubblici permette scelte sociali più coraggiose. Ma siamo consapevoli che per affrontare tutto questo occorre che la politica debba essere politica di donne e di uomini - non solo questione maschile - e torni ad essere partecipazione, protagonismo, iniziativa collettiva.

Per questo proponiamo di ritrovarci a Roma il prossimo 20 ottobre per una grande manifestazione nazionale: forse politiche e sociali, movimenti, associazioni, singoli. Chiunque si riconosca nell’urgenza di partecipare, per ricostruire un protagonismo della sinistra e ridare fiducia alla parte finora più sacrificata del paese.

Gianfranco Bettin, Lisa Clark, Tonio Dell’Olio, Antonio Ferrentino, Luciano Gallino, Pietro Ingrao, Aurelio Mancuso, Lea Melandri, Bianca Pomeranzi, Gabriele Polo, Rossana Praitano, Rossana Rossanda, Marco Revelli, Piero Sansonetti, Pierluigi Sullo, Aldo Tortorella, Nicola Tranfaglia.

Circolo "Peppino Impastato"  Alatri
postato da: impastatoalatri alle ore 11:23 | link | commenti
categorie: attivitĂ 
giovedì, 18 ottobre 2007

No aeroporto

A seguito di una lunga discussione, il circolo di Rifondazione Comunista “Peppino Impastato” ha deciso di aderire ai comitati “No aeroporto”.

Teniamo a precisare che il nostro no alla struttura non è figlio di una cieca avversione al progetto né dell’estromissione del nostro rappresentante dalla Giunta Provinciale. Pur consapevoli che un buono sfruttamento di tale impianto potrebbe portare turismo nel nostro comprensorio, non siamo disposti a barattare per tale obiettivo la nostra salute: l’aeroporto porterebbe senza dubbio un aggravio su una situazione ambientale già preoccupante. Secondo una classifica stilata da Legambiente, infatti, Frosinone (senza aeroporto) è il terzultimo capoluogo di provincia per vivibilità ambientale e dall’inizio dell’anno a settembre 2007 ha superato per ben 68 giorni (più del doppio rispetto ai 35 consentiti dalla legge) il limite giornaliero di polveri sottili presenti nell’aria.

Tralasciando la discutibile conduzione politica della vicenda da parte della Provincia di Frosinone, reputiamo sia necessaria maggiore chiarezza sui probabili disagi che l’intervento porterebbe alla situazione ambientale della Valle del Sacco e che sarebbe auspicabile un vero confronto.

Crediamo, inoltre, che una rinuncia al progetto d’aeroporto possa portare egualmente ad uno sviluppo turistico del territorio: ad esempio investendo i fondi pubblici destinati all’aeroporto nell’adeguamento alle necessità del giorno d’oggi delle strutture congressuali della città di Fiuggi; in un progetto volto alla creazione di un circuito turistico, che sfrutti la posizione strategica tra Napoli e Roma, capace di richiamare l’attenzione sulle città dei Monti Ernici di Alatri, Anagni, Veroli e Ferentino, di indubbio valore artistico e storico; nell’istituzione di parchi e riserve naturali; o ancora nella creazione e nel sostegno di centri di studio e di ricerca nella provincia, attraverso una maggiore collaborazione con i poli universitari di Cassino e Roma o una creazione di un polo universitario autonomo nel nord del territorio. Se i fondi esistono è importante utilizzarli al meglio, nell’interesse di tutti.

postato da: impastatoalatri alle ore 18:14 | link | commenti (3)
categorie: comunicati stampa
lunedì, 15 ottobre 2007

Che fine faranno i vecchi compagni

Ieri volevo andare a votare per il partito democratico, davvero! Ero pronto a dire la mia su questo nuovo grande partito la cui nascita influenzerà il futuro politico del paese. Invece non sono riuscito nemmeno ad entrare nel luovo ove si svolgevano le votazioni.
Non so il perchè ma di sicuro avrei votato Rosy Bindi. Non ha niente in comune con me, lei cattolica io pseudo-cristiano, lei demo-cratica io filo-comunista, poi ha il voto di castità mentre io ho solo finto di smettere di fumare.
Di certo avrei votato per lei.
Mi piace la sua coerenza, di come abbia mediato tra  gli ideali di un partito bigotto ed i suoi, la sua trasparenza senza compromessi apparenti, oggi avremmo davvero bisogno di politici che sappiano parlare alla gente come la vecchia Rosy.
Invece non ci sono riuscito. Si votava alla sede dei popolari del mio paese, una volta lì davanti ho visto tutti i vari politcanti locali già leccarsi i baffi per la mia adesione, si sarebbero cullati di un voto in più ed avrebbero pensato, come missionari in patria, "un comunista in meno un democratico in più". Ah, questo mai e poi scusate, io sono comunista ma anche democratico, mi occorre forse entrare in un nuovo partito di massa per poterlo sostenere? Sento di valere di più di una misera frequenza statistica. Sono una persona ho delle idee, non voglio rappresentare come  un misero numero in più
E poi, cosa ho a che fare io con uno che la pensa come Ratzinger ed ha paura del giudizio universale... niente...e non ho votato, ho bestemmiato ad alta voce ed ho detto all'amico che mi accompagnava: - I pesci come noi presto moriranno, stanno prosciugando tutto il nostro mare... -
Lenin, Sankara, Charlie Chaplin... oggi del loro ricordo son rimaste solo le figurine, bah! .. e costano anche 90 eurocent la bustina, doppiobah!
Io le faccio lo stesso, tanto, ho smesso di fumare...se qualcuno vuole i doppioni, da vecchio compagno, li regalo gratis!

Francesco Colazingari
postato da: impastatoalatri alle ore 08:03 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
venerdì, 12 ottobre 2007

Guardando al futuro

Prendendo spunto dall’ultimo post di Francesco, vorrei esprimere il mio parere (assolutamente personale, tengo a precisarlo) sul futuro del nostro partito e della politica locale e italiana.

Credo che Rifondazione Comunista abbia un ruolo importantissimo nella politica di oggi. Se la politica italiana va configurandosi come una diarchia lobbistica, il nostro partito deve raccogliere la sfida e rappresentare i valori della sinistra. Questo può accadere solamente attraverso un processo di aggregazione attorno a dei valori fondamentali. Troppo spesso dimentichiamo quale fu la vera grandezza del partito di cui raccogliamo l’eredità, un partito comunista che fu considerato eretico da molti compagni nel mondo.

La via italiana al comunismo. Le esperienze di rivoluzione comunista in tutto il mondo hanno fallito, sono state dichiarate sconfitte dalla storia. Hanno tradito quei valori di libertà ed eguaglianza che erano alla base di tutta la speculazione marxista in favore di un’oligarchia burocratizzata. Questo è un fatto che do per assodato. Il Partito Comunista Italiano ha, invece, indicato nella sua storia ed evoluzione una via democratica al comunismo. Una via democratica che si basava sulla convinzione che i nostri valori fossero più grandiosi e giusti di quelli di ogni altro partito. Semplificando in modo forse estremo la differenza tra destra e sinistra, questa sta nel fatto che la sinistra vuole garantire i diritti di tutti coloro che non possono garantirseli da soli, un’eguaglianza totale nelle possibilità, un’equa distribuzione delle ricchezze e delle risorse; la destra, al contrario, vuole garantire i migliori, tutti coloro che sono più: più forti, più ricchi, più furbi, più abili e così via. La grandezza della nostra idea e dei nostri obiettivi dovrebbe convincere da sola la stragrande maggioranza della popolazione ad esprimere nella cabina elettorale una preferenza verso di noi.

I dolori vengono quando si va a guardare all’interno della politica reale. Il nostro partito soffre certamente di un’eccessiva paura indotta dai media, come diceva Francesco. Allo stesso tempo soffre sicuramente di un’incapacità mediatica (o meglio, spero sia solo incapacità) di propagandare e rendere trasparenti le nostre posizioni. Posizioni che non devono essere aprioristiche ma, al contrario, contribuire alla creazione di un dibattito che cerchi una posizione comune e vantaggiosa per tutti.

La delusione degli italiani per un governo paralizzato e inefficace è indubitabile, il nostro partito ha perso con la sua guida, a mio modo di vedere, una linea chiara ed efficace. Il nostro partito – come molti altri, per carità – ha una scarpa nel governo ed un’altra fuori dal governo. Non dovrebbe, a mio parere, appellarsi al rispetto del programma ma avrebbe dovuto antecedentemente non accettare un programma poco chiaro, confuso ed eccessivamente polifunzionale. Dovrebbe fare una scelta che è incapace di fare. E’ una paralisi che blocca ogni possibilità di attuazione dei nostri ideali così come il loro futuro.

Dov’è il nostro futuro? Qual è? Io vedo solamente una strada nel momento in cui le lobby di centrosinistra e di centrodestra vanno consolidandosi. L’aggregazione di tutti quei partiti e movimenti democratici (non di nome ma di fatto), di tutti quei membri della società civile che ancora si riconoscono nei valori di fondo della sinistra in un unico partito, in un partito che sia veramente Sinistra. Un partito che abbia un suo progetto di Italia, un partito che difenda a spada tratta il diritto al lavoro e quello ad uno stato sociale efficiente. Un partito che sia in grado, così, di competere con il denaro dei gruppi d’interesse attraverso le sue idee, che parli al cuore della gente comune, in grado di lottare per questa gente che dobbiamo difendere da un avvenire sempre più buio: tutte quelle generazioni che, allo stato di cose attuale, non avranno mai un posto fisso, quelle generazioni che stanno perdendo il diritto ad un futuro, il diritto alla vita. L’auspicio è che tutti facciano un passo indietro, che si trovi una base sulla quale lavorare. Una base comune su cui costruire un programma che guardi al futuro non dimenticando mai da dove veniamo, per chi e perché esistiamo.

Antonio Coletta

Responsabile per la scuola e gli enti locali

postato da: impastatoalatri alle ore 16:41 | link | commenti (1)
categorie: pensieri
martedì, 09 ottobre 2007

Rifondazione a Frosinone

Vorrei premettere che sto parlando a titolo personale. Lo preciso perchè quando a livello locale si fa polemica  scrivendo da siti "istituzionali" come questo potrebbe sembrare che ciò che si dice sia un pensiero collettivo frutto di un dialogo interno alla sezione. Anzi, a dirla tutta, in termini di coerenza politica non sarebbe nemmeno questa la sede ideale per parlare di riflessioni personali ma vorrei gettare un sasso nello stagno della sinistra di oggi  per vedere come la pensano gli altri iscritti, i cittadini, quei pochi compagni rimasti.
La recente cacciata di Rifondazione Comunista dalla giunta provinciale di Frosinone mi ha lasciato stupefatto.
Non voglio stare a sindacare sull'aeroporto di Frosinone, non ho i dati per dirlo, anzi, a mio parere, non li ha nessuno:  se da un lato sarebbe stato positivo avere uno scalo aeroportuale a venti minuti da casa mia, da un altro questa ipotesi avrebbe incluso molti "contro", dagli eventuali danni ambientali di una zona già vessata da un'industrializzazione senza controllo ai possibili scandali ed  inciuci dei quali già gira voce tra i politici della zona. Come spesso accade sono state menzionate solo le cose che in quel momento sembrava opportuno dire, le notizie sono state strumentalizzate  tralasciando quel lato oggettivo fondamentale di quando si prendono delle decisioni, quella trasparenza che ormai da troppo tempo è assente dal mondo della politica attuale. In poche parole, alla luce di quanto emerso fino ad oggi, non è possibile dire se obiettivamente l'aeroporto di Frosinone sia giusto o meno potenziarlo.
Resta il fatto che tutto il partito si era espresso in maniera contraria alla creazione di questa struttura ed essendo un punto fisso dell'attuale governo provinciale in teoria saremmo dovuti uscire da tempo, non restare nella giunta ma preoccuparci invece di mettere le basi per un nuovo agire con nomi nuovi, freschi, diversi, sani.
Invece la rassegnazione ci ha portato ad attendere che le cose accadono,  ci incontriamo per strada e sui nostri volti aleggia quel punto interrogativo su cosa fare.
Siamo stati cacciati da una giunta che non ha rispettato un punto del proprio programma quando invece dovevamo uscire da tempo, perchè aspettare e perdere di credibilità quando era invece lecito proporre qualcosa di diverso?
E' già difficile essere comunisti oggi con tutti gli attacchi mediatici che subiamo, senza motivo, come se noi fossimo i cattivi, i parassiti, il male da estirpare. Io sono fiero di essere comunista ma lo vorrei essere in santa pace come oggi lo è oggi un democratico, un leghista, un alleanzino, un forzista
Se poi vogliamo un partito di governo allora dobbiamo limitarci ad occupare le poltrone; ma se con ciò si dimenticarno i motivi per i quali si è stati eletti sarebbe meglio allora cambiare il nome al partito è smettere di definirlo Comunista, non chiamare gli iscritti "compagni" ed iniziare una politica differente, clientelare, parassita. La nostra Santa Clara è lontana ma  le persone e le idee ci sono. Io ci credo, è una vita che, come tanti, mi ostino.
                                                                                                
                                                                                             il compagno
                                                                                        Francesco Colazingari
                                                                                Responsabili per l'ambiente
                                                                                        e l'informazione   
   
postato da: impastatoalatri alle ore 18:20 | link | commenti (3)
categorie: pensieri