Rifondazione Comunista - Alatri (maggio 2007 - marzo 2009)

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domenica, 30 settembre 2007

Un fascismo già in corso

Questa che proponiamo è una breve ma intensa riflessione di Michele Serra nella sua rubrica "L'amaca" su La Repubblica di oggi.

A latere dell'impegnativo dibattito in corso sui "rischi di un nuovo fascismo", faccio presente che un paio di giorni fa un ex partigiano ottantacinquenne è stato aggredito e insultato da una ventina di giovani nazisti, al grido di "sporco partigiano", in pieno centro e in pieno giorno, nell'operosa e ricca città lombarda di Busto Arstizio, senza che nessuno dei valorosi passanti abbia avuto niente da obiettare. E senza che i media, stremati dal pedinamento del Sospettato di Garlasco (il Fidanzato dagli Occhi di Ghiaccio, pensa che stronzata...), abbiano pensato che il pestaggio di un vecchio partigiano da parte di una squadraccia di giovani nazi meritasse un titolo in prima pagina.
Questo per dire che i "rischi di un nuovo fascismo" mi paiono decisamente da ridimensionare alla luce dei rischi del fascismo già in corso. Il fascismo ostentato ma minoritario di qualche scemo nerboruto, o di qualche giovine paranoico e disturbato, ma soprattutto il fascismo impolitico, antropologico, quotidiano, diffuso di milioni di italiani sempre più aggressivi e spicci, sempre più xenofobi e incazzati, con le lenti scure e il "menefrego" stampato in faccia, e l'aria di chi considera la società intera come un ostacolo del quale sbarazzarsi. Sbaglierò, ma il futuro non mi preoccupa più di tanto, sono troppo impegnato ad avere paura del presente.
Michele Serra
postato da: impastatoalatri alle ore 17:11 | link | commenti (9)
categorie: pensieri
martedì, 25 settembre 2007

Chiarimenti

Sul blog di Partecipalatri siamo stati citati in dei commenti riguardo la "querelle" sulle cosiddette "villette di Tecchiena". Così siamo intervenuti per chiarire meglio a tutti la nostra posizione e le nostre motivazioni.

L'articolo numero 51 legge 865/71 dice: Nei comuni che non dispongano dei piani previsti dalla legge 18 aprile 1962, n. 167, i programmi costruttivi sono localizzati su aree indicate con deliberazione del consiglio comunale nell'ambito delle zone residenziali dei piani regolatori e dei programmi di fabbricazione, sempre che questi risultino approvati o adottati e trasmessi per le approvazioni di legge.

Ci sembra che il Comune di Alatri non disponga, al momento, di piani particolareggiati.

Poi ci sono sentenze che qui citiamo, per maggiore chiarezza, per chi non avesse letto i nostri comunicati stampa.

Consiglio di Stato sez.IV sentenza 2643 (8/5/2000): Anche dopo le modifiche introdotte dall'art.51 della legge 22 ottobre 1971 n.865 dalla l.27 giugno 1974 n.247, l'Amministrazione è obbligata al reperimento delle aree da destinare ad edilizia popolare all'interno del piano di zona vigente, in quanto, per ragioni di certezza ed economicità ed imparzialità dell'azione amministrativa, finchè vigono i vincoli di destinazione a carattere espropriativo ivi previsti, questi vincolano anche il Comune ad esercitare i propri poteri pubblicistici nell'ambito del piano, salvo che quest'ultimo abbia esaurito le proprie possibilità edificatorie.

Tar della Puglia sez.II (2/11/1999): Condizione e presupposto essenziale della localizzazione ex art. 51, legge 22 ottobre 1971 n. 865 è la destinazione urbanistica delle aree, di natura residenziale, mentre l'individuazione, nell'ambito delle suddette zone, delle aree concretamente prescelte costituisce espressione di valutazioni tecnico-discrezionali, sottratte di principio di sindacato giurisdizionale di legittimità. L'atto deliberativo di localizzazione ex art. 51, legge 22 ottobre 1971 n. 865 - perché ricollegato alle previsioni dello strumento urbanistico generale o in itinere, quanto alla destinazione urbanistica specifica (zone residenziali) delle aree perimetrali - è sostanzialmente, da parificare ad uno strumento urbanistico di attuazione.

Consiglio di Stato sez.IV (25/9/1998): La localizzazione del programma costruttivo previsto dall'articolo 51 Legge 22 ottobre 1971 n.865 presuppone l'assenza di un piano di edilizia economica e popolare, e quindi l'unico riferimento, sotto il profilo urbanistico, è costituito dalle previsioni del piano regolatore approvato o adottato; in tal caso, è del tutto coerente che la localizzazione operi nell'ambito delle zone residenziali previste dallo strumento urbanistico generale, e la stessa esigenza urbanistica è perseguita dall'articolo 3 D.L. 2 maggio 1974 n.115 (convertito dalla Legge 27 giugno 1974 n.247), che consente la localizzazione dell'intervento anche nell'ambito del piano di zona adottato e non ancora approvato, atteso che ugualmente in tal caso è assicurato il quadro urbanistico per la localizzazione di interventi costruttivi, con riferimento alle prescrizioni del piano di zona adottato, soluzione che si pone in linea con la previsione più generale posta dall'articolo 3 comma 4 Legge 18 aprile 1962 n.167, secondo il quale il piano per l'edilizia economica e popolare può variare le disposizioni del piano regolatore generale.

Consiglio di Stato sez.IV su ricorso in appello 561/1995: L'art. 51, l. 22 ottobre 1971 n. 865, prevede, in alternativa al piano di zona per l'edilizia economica e popolare (P.E.E.P.), la possibilità di localizzare i programmi costruttivi di edilizia residenziale pubblica esclusivamente in zone destinate dallo strumento urbanistico primario (anche solo adottato) all’edilizia residenziale. Presupposti per il ricorso alla speciale procedura, di cui all'art. 51 cit., sono che: a)- manchi un piano di zona (adottato o approvato: cfr. C.d.S., Sez. IV, 24 giugno 1991, n. 504); b)- pertanto, anche dopo le modifiche all'art. 51, l. n. 865/1971, introdotte dalla l. 27 giugno 1974 n. 247, l'amministrazione é obbligata al reperimento delle aree da destinare all'edilizia popolare all'interno del piano di zona vigente, in quanto, per ragioni di certezza, economicità ed imparzialità dell'azione amministrativa, finchè vigano i vincoli di destinazione a carattere espropriativo ivi previsti, questi vincolano anche il Comune ad esercitare i propri poteri pubblicistici nell'ambito del piano, che non può essere semplicemente tralasciato per intraprendere scelte urbanistiche diverse con la procedura acceleratoria di cui all'art. 51 cit. (cfr. C.d.S., Sez. IV, 23 gennaio 1992 n. 80), fatta eccezione per il caso in cui il piano, ancorchè esistente, abbia esaurito le proprie possibilità edificatorie (cfr. Cons. giust. amm. siciliano,  13 ottobre 1998 n. 607); c)- inoltre, vi sia un programma di edilizia residenziale pubblica, debitamente approvato e finanziato dallo Stato o  dalla Regione e quindi in fase operativa, che abbisogni solo della localizzazione delle aree da parte del Comune (cfr. Sez. IV,  19 febbraio 1999 n. 176)

Corte di Cassazione, Sezione Unite Civili n.4706 del 9/11/1989: In tema di interventi per la realizzazione di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica, secondo la disciplina di cui agli artt. 50 e 51 della legge 22 ottobre 1971 n. 865, nonché 3 del d.l. 2 maggio 1974 n. 115 (convertito, con modificazioni, in legge 27 giugno 1974 n. 247), deve riconoscersi al comune, in mancanza di approvazione del piano di zona per gli interventi medesimi, il potere di localizzarli anche in aree diverse da quelle contemplate da tale piano, purché ricomprese nelle zone a destinazione residenziale.

Alla luce di queste sentenze, secondo noi poco discutibili, essendo determinate dal Piano Regolatore Generale  le zone dell’intervento edilizio come zone agricole e non come zone residenziali, l’intervento non è configurabile. Ad ogni modo le quattordici palle (come definite dal vicesindaco) sono centri di servizio da assoggettare, secondo il PRG di Alatri, a Piani Particolareggiati (e lo dice il parere, non noi:” devono essere sottoposti a piano particolareggiato per "stabilire la precisa ubicazione delle estensioni e delle aree residuali ove il Comune .....potrà applicare la legge 167/1962”). Una volta definiti i Piani Particolareggiati delle “quattordici palle” sarà possibile eseguire tale intervento, individuando quei terreni come zona residenziale. Come abbiamo detto nel nostro ultimo intervento, siamo favorevoli alla definizione di Piani Particolareggiati perché con tale strumento “il Comune sarà dotato di un serio e responsabile piano di sviluppo che forse tarperà le ali dei sogni di qualche possidente terriero e di qualche costruttore, ma che certamente potrà delimitare definitivamente le zone edificabili e quelle destinate ad altro scopo, nell’interesse di tutti e della vivibilità del comune”.Ad ogni modo c’è sempre un vizio procedurale da considerare. L’individuazione delle zone residenziali dovrebbe avvenire nel Piano Particolareggiato. Tale intervento edilizio non può essere deciso prima della definizione del Piano Particolareggiato. Una procedura tale comprometterebbe certamente la delineazione del Piano Particolareggiato di zona.

Il Circolo di Rifondazione Comunista “Peppino Impastato”

postato da: impastatoalatri alle ore 23:05 | link | commenti (3)
categorie: pensieri
lunedì, 24 settembre 2007

Il circolo "Peppino Impastato" si unisce al dolore della famiglia Sbaraglia per l'avvenuta scomparsa dell'ex consigliere comunale Fabrizio, uomo onesto ed avversario politico sempre impegnato e leale.
postato da: impastatoalatri alle ore 08:34 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 21 settembre 2007

Le villette di Tecchiena: euforie incomprensibili e buoni propositi

Il circolo di Rifondazione Comunista “Peppino Impastato” si rallegra dell’euforia mostrata dall’attuale amministrazione comunale dopo il parere della Regione Lazio riguardo l’ormai famoso intervento edilizio residenziale a Tecchiena. Pur rallegrandosi non riesce a condividerla. Il parere emesso dalla Regione non ha detto alcunché di diverso da quanto già detto da noi e dalle numerose sentenze da noi citate nei nostri comunicati (1-2) e nella lettera inviata al sindaco Magliocca: l’interpretazione data dell’articolo 51 dagli uffici tecnici e legali del Comune sarebbe corretta se il comune provvedesse alla creazione di piani particolareggiati, definiti “obbligatori” per l’intervento nello stesso parere. A quanto ci risulta il comune di Alatri non è dotato di piani particolareggiati, ma solamente di un Piano regolatore generale. Per quanti non masticassero il linguaggio, il Piano regolatore generale è un vecchio strumento, non direttamente attuativo, di regolamentazione delle edificazioni sul territorio comunale, di cui definisce le diverse zone indicandone il possibile utilizzo. I Piani particolareggiati sono, invece, strumenti di attuazione del Piano regolatore generale: questi rendono concrete le indicazioni date dal Prg, individuando nelle singole zone i lotti edificabili e quelli non edificabili, specificandone le tipologie edilizie e fissando la rete delle infrastrutture viarie e di servizi per la singola zona. In parole povere, i Piani particolareggiati servono a non permettere uno sviluppo edilizio selvaggio sul territorio comunale e un aggravio sulla viabilità e sui servizi della zona.
Ci dispiace smorzare gli entusiasmi, ma noi non ci sentiamo in dovere di fare alcuna marcia indietro. Piuttosto, vogliamo augurarci che, per metter fine a tutte le polemiche, la giunta faccia un passo avanti e doti finalmente il comune di Alatri di piani particolareggiati secondo le norme di legge. La nostra opposizione non vuole distruggere niente e nessuno. La nostra opposizione al progetto viene non solo da diverse priorità (e non potrebbe essere altrimenti) in materia di politiche residenziali, ma soprattutto dalla volontà che siano rispettate le regole e l’interesse comune. Una volta che piani particolareggiati saranno approvati per tutto il territorio comunale, finalmente potrà essere eseguito l’intervento edilizio che tanto sta a cuore al palazzo comunale. Quel giorno brinderemo assieme all’intera Giunta comunale, perché le normative saranno state rispettate e perché, con tale strumento, il Comune sarà dotato di un serio e responsabile piano di sviluppo che forse tarperà le ali dei sogni di qualche possidente terriero e di qualche costruttore, ma che certamente potrà delimitare definitivamente le zone edificabili e quelle destinate ad altro scopo, nell’interesse di tutti e della vivibilità del comune.
postato da: impastatoalatri alle ore 12:24 | link | commenti (4)
categorie: comunicati stampa
sabato, 08 settembre 2007

Sulla centrale ad olio di palma di Guarcino

Il circolo di Rifondazione Comunista di Alatri “Peppino Impastato” esprime il suo disagio nel leggere l’intervista rilasciata a Ciociaria Oggi dall’amministratore delegato della Cartiere di Guarcino spa Massimo Giorgilli. Crediamo sia interesse di tutti e, in particolar modo, dei dipendenti che l’azienda riprenda a lavorare a pieno ritmo. Non possiamo accettare però che questa ripresa passi attraverso la costruzione di un impianto elettrico alimentato da oli vegetali (nel caso specifico olio di palma), intervento che solleva dubbi sia dal punto di vista dell’impatto ambientale sia dal punto di vista etico.

Pur conoscendo la linea del Protocollo di Kyoto e delle politiche energetiche comunitarie e nazionali volta a promuovere interventi simili, tale impianto emette meno anidride carbonica rispetto ad impianti ad olio fossile ma immette nell’atmosfera quantità importanti di NOx (ossidi di azoto) e di polveri, sostanze inquinanti dell’atmosfera e aggravanti della qualità dell’aria. In particolare si ritiene che gli ossidi di azoto aggravino le condizione dei malati d’asma ed alcuni di essi, in reazione con l’umidità atmosferica, possano dar luogo alle cosiddette “piogge acide”.

Un impianto da 20 megawatt richiederebbe presumibilmente circa cinquantacinquemila tonnellate di olio di palma all’anno, una quantità ingente che richiederebbe quasi seimila ettari di coltivazioni di palma da olio. Ci sembra francamente inconfutabile il fatto che le produzioni locali non potranno mai soddisfare una tale richiesta, oltre all’evidenza che la palma da olio non è parte delle coltivazioni del nostro territorio. Un eventuale coltura nel nostro territorio che potesse soddisfare il fabbisogno dell’impianto, richiederebbe indubbiamente un utilizzo massiccio di agenti chimici i quali aggraverebbero ulteriormente la situazione ambientale. Per alimentare tale impianto si dovrebbe perciò ricorrere ad un’importazione dall’estero, presumibilmente dalle foreste pluviali dell’Indonesia e della Malesia (maggiori esportatori mondiali di olio da palma). Incentivare la deforestazione indonesiana è un crimine contro l’umanità. Questa deforestazione causa il rilascio nell’aria di una grande quantità di anidride carbonica che fa dell’Indonesia (assieme agli Stati Uniti e alla Cina) un Paese con gravi responsabilità nel cambiamento climatico mondiale; inoltre essa provoca l’inquinamento delle acque, la perdita di risorse per le popolazioni locali e lo spostamento in massa di queste.

Nell’intervento, inoltre, Giorgilli non affronta il problema dello smaltimento degli oli incombusti e degli altri inquinanti organici derivati dalla non completa combustione dell’olio e ritenuti potenzialmente mutageni e cancerogeni, questione assolutamente non secondaria. Infine ci prendiamo la libertà di citare il Preside di Chimica Industriale dell’Università di Bologna, il quale si chiedeva in un articolo di sei anni fa “quale senso abbia l’utilizzo delle risorse agricole per produrre prodotti chimici, quando ci sono miliardi d’individui sul pianeta ancora da sfamare e la terra è ancora piena di petrolio, carbone, gas naturale e scisti bituminosi”. A questa domanda vorremmo trovare una risposta anche noi.

postato da: impastatoalatri alle ore 18:31 | link | commenti (5)
categorie: comunicati stampa