Torniamo ad interessarci al nostro "progetto archeologia" sulla nostra beneamata Alatri. Cercheremo in questo piccolo spazio di questo blog, di dimostrare l'importanza dei nostri momumenti e di infondere in qualche lettore, l' interesse a dibattere su un antico ma spinoso tema : CHI ERANO I NOSTRI PADRI FONDATORI.
E' interessante la pagina del Gregorovius che descrive la civita: “un meraviglioso monumento ...di cui non trovasi l’eguale in tutto il Lazio ... Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica, conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli, ma soltanto anni, provai un’ammirazione per la forza umana... . Qui vediamo dinanzi a noi mura colossali di cui ogni pietra non è un grosso pezzo quadrato, ma un vero macigno di forma irregolare, e se ci domandiamo meravigliati con quali mezzi si siano potuti collocare tali massi gli uni sugli altri, si arriva ancor meno a comprendere come sia stato possibile incastrarli gli uni negli altri, in modo da non lasciare il minimo interstizio, producendo l’effetto di un gigantesco mosaico lavorato con la massiccia precisione. La tradizione attribuisce questo genere di costruzione degli antichissimi templi latini, ai templi di Saturno, e li sbalza addirittura fuori dal periodo della civiltà storica. . . .La loro vista sola basta a convincerci che una razza che poté costruire tali mura, doveva già possedere un’importante cultura"
In questo testo vi è un diretto rimando a Saturno. Una suggestiva ipotesi vorrebbe Alatri, con Atina, Arpino, Anagni e Ferentino essere fondata dal Dio Saturno, ma nuove indagini archeologiche dimostrano che le cosidette mura ciclopiche sono una costante dell'entroterra ciociaro e forse non a caso dette "Pelasgiche". I Pelasgi sembrano essere stati un arcaico popolo stanziato nell'Asia minore, Omero nell'Iliade li nomina alleati dei troiani nella loro decennale guerra con i Greci. Purtroppo, l'assoluta assenza di documentazione scritta, il carattere spinoso di tale tema ed i millenni intercorsi fino ad ora, hanno spinto molti studiosi a definire i poveri pelasgi un popolo solo mitico, forse non reale. La guerra di Troia datata orientativamente 1100 a.c. ,comportò dall'asia minore, una grande emigrazione di popoli, antecedente e contemporanea a quella delle popolazioni indoeuropee, ed è allora possibile che qualche nostro antenato venisse dalla attuale Turchia o comunque da oriente. Gli Ernici, definiti da alcuni, popolazione italica che scese dalle sedi montane, potrebbero essere il frutto di una sintesi tra un elemento etnico locale con un elemento etnico venuto da lontano. Questa è ad oggi la tesi più accreditata per spiegare le discusse origini degli etruschi, che per il Pallottino sarebbero un risultato di sintesi culturale con i Villanoviani.
Torneremo presto a dibattere sul nome di Alatri e delle stupefacenti tavolette rinvenute sull'eufrate che menzionano fortificazioni possenti di un Alatri ,una vecchia Alatri nella Siria più interna , e della origine e significato della parola Alatri.
Pochi giorni fà si è celebrato il natale di Alatri ed al solstizio d'estate il primo raggio di sole traccia sull'acropoli una linea nord-sud su cui è orietata l'intera rocca,ma ad oggi, questo fascio di luce, lambisce il vecchio leone.
A noi provetti archeologi, pare una copia del colossale leone di Cnido, nella attuale Turchia,di cui la foto nel post, che coronava una tomba collettiva visibile dai naviganti, dedicata forse agli ateniesi morti nel 394 a.C. quando Conone al comando della flotta persiana aveva sconfitto gli spartani, ma non mancherebbero altre interessanti somiglianze tra il Leone di Alatri, ed altre sue rappresentazioni nell’arte ellenistica, tanto da scomodare anche lo scultore di Alessandro Magno , Lisippo. Il nostro leone potrebbe essere una copia romana a cavallo dell'era cristiana, visto che era invalso l'uso ,presso i romani, di ovviare a copie di originali greci per abbellire le loro ville o i loro complessi, ed avvolte con piccole modificazioni dall'originale, come nel nostro caso fauci aperte dell'animale o crine più o meno folte.
Come si nota, nonostante l'avanzato stato di erosione del nostro leone, le similitudini del leone di Cnido con il leone di civita sono molteplici. Presto cominceremo una garnde campagna atta e rivolta alla difesa del nostro piccolo paradiso archeologico. PER IL POPOLO E PER IL SUO PASSATO.
Giovanni De Santis.

Al sig. Sindaco del Comune di Alatri.
Le rimettiamo sintetico parere legale perché, in sede di autotutela, Lei possa provvedere ad annullare la delibera per la localizzazione dell’intervento edilizio nella zona di Tecchiena - “
NON è consentita la localizzazione ex art.51 L.865/1971 un intervento residenziale in una zona che il PRG individua come “zona agricola”.
Senza grandi sforzi di interpretazione di qualche azzeccagarbugli la conclusione emerge, oltre che da una lettura senza secondi fini dello stesso articolo 51, da sentenze del massimo Organo di giustizia amministrativa (il Consiglio di Stato) e delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione:
1) Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione IV, Sent. 10 aprile 2001 , sul ricorso in appello n. 561/1995
“…..L'art. 51, l. 22 ottobre 1971 n. 865, prevede, in alternativa al piano di zona per l'edilizia economica e popolare (P.E.E.P.), la possibilità di localizzare i programmi costruttivi di edilizia residenziale pubblica esclusivamente in zone destinate dallo strumento urbanistico primario (anche solo adottato) all’edilizia residenziale.
Presupposti per il ricorso alla speciale procedura, di cui all'art. 51 cit., sono che: a)- manchi un piano di zona (adottato o approvato: cfr. C.d.S., Sez. IV, 24 giugno 1991, n. 504); b)- pertanto, anche dopo le modifiche all'art. 51, l. n. 865/1971, introdotte dalla l. 27 giugno 1974 n. 247, l'amministrazione é obbligata al reperimento delle aree da destinare all'edilizia popolare all'interno del piano di zona vigente, in quanto, per ragioni di certezza, economicità ed imparzialità dell'azione amministrativa, finchè vigano i vincoli di destinazione a carattere espropriativo ivi previsti, questi vincolano anche il Comune ad esercitare i propri poteri pubblicistici nell'ambito del piano, che non può essere semplicemente tralasciato per intraprendere scelte urbanistiche diverse con la procedura acceleratoria di cui all'art. 51 cit. (cfr. C.d.S., Sez. IV, 23 gennaio 1992 n. 80), fatta eccezione per il caso in cui il piano, ancorchè esistente, abbia esaurito le proprie possibilità edificatorie (cfr. Cons. giust. amm. siciliano, 13 ottobre 1998 n. 607); c)- inoltre, vi sia un programma di edilizia residenziale pubblica, debitamente approvato e finanziato dallo Stato o dalla Regione e quindi in fase operativa, che abbisogni solo della localizzazione delle aree da parte del Comune (cfr. Sez. IV, 19 febbraio 1999 n. 176)…”.
2) Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili n.4706 del 09/11/1989
“In tema di interventi per la realizzazione di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica, secondo la disciplina di cui agli artt. 50 e 51 della legge 22 ottobre 1971 n. 865, nonché 3 del d.l. 2 maggio 1974 n. 115 (convertito, con modificazioni, in legge 27 giugno 1974 n. 247), deve riconoscersi al comune, in mancanza di approvazione del piano di zona per gli interventi medesimi, il potere di localizzarli anche in aree diverse da quelle contemplate da tale piano, purché ricomprese nelle zone a destinazione residenziale.”
Se ciò non bastasse a convincerla, La invitiamo a prendere visione di altre sentenze già citate nei nostri interventi sulla stampa locale. Le suggeriamo inoltre di promuovere una seria politica per la casa, che nel caso del nostro comune passa attraverso il risanamento edilizio e urbanistico delle zone più degradate (Civette e Piagge), e la creazione di Piani Particolareggiati che permettano di costituire nuove zone per l'edilizia economica e popolare.
Tanto per mero spirito di collaborazione, anche se, ci consenta, ci aspetteremmo una maggiore professionalità da parte degli organi tecnici del Comune che, senza pareri esterni, potrebbero, veramente con poco impegno, aiutare Lei e
Nella speranza che Lei voglia veramente e finalmente promuovere seri Piani urbanistici per interventi residenziali pubblici, saremo lieti di farLe avere, senza nulla pretendere, altre indicazioni sui corretti iter di approvazione.